“Non sono io il problema”: Hamilton e Ferrari, a metà stagione emergono dubbi sul progetto e sul ruolo del campione britannico nel team di Maranello; dichiarazioni ed accuse velate durante il Gran Premio del Belgio.
Siamo ormai giunti a metà della stagione e la posizione di Lewis Hamilton rispetto alla Ferrari è sempre più al centro dell’attenzione. Le prestazioni finora viste sono poco soddisfacenti rispetto al grande entusiasmo che si era creato già dallo scorso anno, con l’annuncio che sconvolse il Circus della Formula 1.

La SF-25 è ancora in fase di sviluppo e l’adattamento del sette volte campione del mondo procede a rilento, complice il passaggio da un ambiente strutturato come quello Mercedes a una realtà, quella di Maranello, decisamente diversa per cultura tecnica e approccio organizzativo.
Ma a destare attenzione non sono solo i risultati in pista – tra cui pesa l’assenza di podi, fatta eccezione per l’ormai lontano weekend Sprint in Cina – bensì il ruolo stesso di Hamilton all’interno del team.
La critica alla Ferrari:
In un tanto complicato quanto altalenante Gran Premio del Belgio, il sette volte iridato ha espresso qualche perplessità e le sue dichiarazioni fatte durante la conferenza stampa di giovedì sulla Ferrari e, in modo velato, anche su Vasseur non sono passate inosservate. Vasseur che peraltro ha fortemente voluto l’approdo del campione britannico a Maranello e fin da subito ha creduto in questa combinazione.
Giorgio Terruzzi, nel corso dell’ultima puntata del podcast Terruzzi Racconta, si è soffermato proprio su questo aspetto e sul peso delle parole del pilota del Cavallino.

“Io credo che sia un modo, alla vigilia di una corsa che era criticissima, per dire: “Guardate che sposto l’attenzione da me, non sono io che ho dei problemi, non io che ho perso qualche grano di smalto, i problemi sono fuori di me, sono dentro questa macchina, dentro questa squadra. Questa squadra ha una tale quantità di problemi. Non semplicemente riguardanti questa macchina, ma nell’organizzazione del lavoro. Per cui io mi pongo nella posizione di uno che dà delle indicazioni, non solo sull’assetto, ma sulla gestione tecnica del lavoro“, questa l’analisi di Terruzzi.
Chi è il team principal?:
Secondo il giornalista italiano, le parole di “The Hammer” dovrebbero far riflettere all’interno del box della Rossa, in quanto le sue dichiarazioni potrebbero avere un peso rilevante.
“Questo è un discorso da team principal e un’implicita critica a Vasseur, che per altro difende”, ha sottolineato Terruzzi.

Anche secondo Pino Allievi, presente durante l’episodio del podcast, l’atteggiamento di Hamilton nei confronti, non solo della Ferrari ma anche di Vasseur, è un qualcosa di molto grave: “Ha criticato pesantemente la squadra, lo avesse fatto Lauda con Ferrari, Ferrari lo cacciava via. É una cosa gravissima perché si tratta di capire chi è il capo del team. É lui?”
Il vero problema:
Terruzzi conclude con una riflessione, interpretando il gesto del classe 1985 come un tentativo strategico di catalizzare l’attenzione su ciò che davvero non funziona:
“Credo che sia un modo per dire ‘Guardate sposto l’attenzione. Non sono io che ho problemi, non sono io che ho perso qualche grano di smalto. I problemi sono fuori di me, sono dentro questa macchina e dentro questa squadra.”

Inoltre l’italiano ha commentato la prestazione vista in Belgio, spiegando l’esagerazione nel parlare di “rimonta” per un campione come Sir Lewis.
“Per me è offensivo trattare la rimonta di Hamilton con la Ferrari che parte diciottesimo e arriva settimo, non posso trattarlo come un fenomeno per una cosa del genere. E’ offensivo perfino nei suoi confronti,” ha dichiarato.
In conclusione, l’esperienza di Lewis Hamilton in Ferrari, finora priva di acuti in pista, si sta rivelando più complessa del previsto. Le sue parole indicano una crescente insofferenza verso le criticità interne del team, suggerendo che il vero problema non sia il pilota, ma il sistema che lo circonda. Il tempo stringe: a Maranello serve una svolta, tecnica e gestionale, prima che questo clima di insoddisfazione possa trasformarsi in rottura.

