Il GP del Belgio 2025 si è trasformato in un pomeriggio caotico e, per molti, deludente.
A causa di una lunga serie di circostanze legate al meteo e alla sicurezza, la partenza della gara è slittata di ben un’ora e venti minuti. Non solo: il via non è stato dato con il consueto start da fermo, ma dopo quattro giri dietro la Safety Car con una partenza lanciata. Ma cosa ha causato realmente questo lungo rinvio?

La pioggia e lo spettro del 2021
Il maltempo che ha colpito Spa-Francorchamps nella mattinata ha immediatamente riportato alla mente il famigerato GP del 2021, quando la corsa fu praticamente annullata dopo due sole tornate dietro la Safety Car. Quattro anni dopo, il timore di una replica ha spinto la direzione gara ad un approccio estremamente cauto.
Nonostante la pista bagnata e una griglia di partenza molto interessante – che lasciava presagire una corsa imprevedibile – il ritardo ha finito per smorzare l’entusiasmo. Alla fine, la gara si è svolta in condizioni progressivamente più asciutte, perdendo gran parte del fascino tipico di una sfida sotto l’acqua.

Opinioni contrastanti: tra cautela e frustrazione
Come spesso accade in queste situazioni, il paddock si è diviso. Carlos Sainz ha difeso apertamente la scelta della FIA, sottolineando che a Spa la sicurezza deve sempre avere la priorità, specie in virtù della storia recente del tracciato. Anche Frederic Vasseur, team principal Ferrari, ha espresso comprensione: “È facile giudicare col senno di poi. Se ci fossero state conseguenze negative per un via anticipato, tutti avrebbero criticato la direzione gara”.
Di tutt’altro parere Red Bull. Helmut Marko ha fatto intendere che con un altro direttore di gara il team avrebbe potuto beneficiare di condizioni più favorevoli per il proprio assetto. Max Verstappen, che partiva quarto, ha mostrato apertamente la sua frustrazione: “Se si vede poco, basta rallentare. Non serve bloccare tutto”, ha commentato via radio.
I motivi della sospensione e la lunga attesa
Inizialmente, la FIA aveva programmato una partenza alle 15:00 con un giro di formazione dietro la Safety Car, come previsto dal protocollo in caso di pioggia. Durante quel giro, la direzione gara ha chiesto feedback ai piloti: quasi tutti hanno giudicato la visibilità insufficiente per procedere con una partenza regolare. Solo Verstappen e Alexander Albon avrebbero preferito proseguire.
A quel punto è stata esposta la bandiera rossa. L’idea era riprendere dopo 5-10 minuti, ma le condizioni meteorologiche sono peggiorate. Inoltre, le normative impongono una notifica di almeno 10 minuti prima di riprendere la corsa.

Si è generata anche confusione sul conteggio delle tre ore massime disponibili per lo svolgimento del Gran Premio. Secondo il regolamento (articolo 5.4d), il tempo inizia a scorrere quando la Safety Car lascia la griglia con il semaforo verde. Questo è avvenuto alle 15:00, ma la FIA ha poi chiarito che quella procedura non rappresentava un avvio ufficiale del GP, dunque il timer non era partito e le condizioni di parc fermé erano ancora in vigore.
Nessuna modifica consentita alle monoposto
Durante la lunga pausa, i team non hanno potuto modificare gli assetti per adattarsi al progressivo miglioramento del meteo. Una condizione che ha penalizzato squadre come Red Bull, partite con configurazioni da bagnato estremo. Laurent Mekies ha spiegato che, in ogni caso, il suo team non avrebbe cambiato nulla: “Ci aspettavamo altra pioggia imminente, quindi non sarebbe stato utile rischiare modifiche”.
Perché il via non è stato da fermo
Dopo circa mezz’ora dalla sospensione, la Medical Car ha effettuato un giro di ricognizione e ha segnalato ancora ampie zone con ristagni d’acqua. Solo verso le 16:10 è stato dato il segnale dei 10 minuti, e alle 16:20 le vetture sono tornate in pista.
Le prime due tornate dietro la Safety Car sono servite per valutare le condizioni. Alcuni piloti, tra cui Lewis Hamilton, hanno ritenuto la pista sufficientemente sicura per un via regolare. Tuttavia, la FIA ha giudicato troppo rischioso il tratto dopo il Raidillon, soprattutto per via dell’acqua sollevata dalle monoposto in quel punto, notoriamente critico.

La quarta tornata dietro la Safety Car è stata necessaria per decidere se procedere con partenza da fermo o lanciata. Alla fine si è optato per quest’ultima, anche a causa delle condizioni disomogenee sulla griglia di partenza: il lato sporco presentava ancora pozzanghere, creando un potenziale vantaggio per chi partiva dal lato pulito e un rischio per gli altri.
Un altro esempio dei limiti della F1 sul bagnato
Ancora una volta, Spa ha messo in luce le difficoltà della Formula 1 moderna nell’affrontare gare sotto la pioggia. I piloti continuano a criticare i pneumatici full wet forniti da Pirelli, e la visibilità resta il problema maggiore, ben più delle condizioni di grip. Anche se cambiamenti sono previsti per il 2026, oggi la situazione rimane complicata.
Max Verstappen ha riassunto la delusione di molti: “Questo non è un vero GP bagnato. È un peccato per i fan. Gare come quelle di una volta sotto la pioggia non si vedranno più”.
La direzione gara ha preferito la massima cautela, e la FIA ha ribadito che la sicurezza rimane il valore guida nelle decisioni. Ma la Formula 1 continua a camminare su un filo sottile: bilanciare spettacolo e tutela dell’incolumità è, oggi più che mai, una delle sfide più complesse della categoria regina del motorsport.
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