Nella conferenza stampa del giovedì ungherese, Pierre Gasly ha difeso la prudenza con la quale la FIA ha deciso di agire in Belgio.
Dopo un attesa di quasi un’ora e mezza e la partenza lanciata sotto Safety Car che hanno caratterizzato il Gran Premio del Belgio a Spa-Francorchamps, le critiche non sono mancate. Max Verstappen e Lewis Hamilton, tra gli altri, hanno espresso perplessità sulla decisione della direzione gara di non optare per una partenza tradizionale e di ritardare così tanto l’inizio della corsa. Tuttavia, una parte consistente del gruppo piloti ha difeso la prudenza mostrata dalla FIA, sottolineando come la sicurezza debba rimanere al centro delle scelte, specie in condizioni di visibilità estremamente ridotta.

Pierre Gasly, tra i più espliciti nel sostenere l’operato della Federazione, ha ricordato come l’episodio che ha visto coinvolti Isack Hadjar e Andrea Kimi Antonelli nella gara precedente di Silverstone sia stato determinante nell’approccio conservativo adottato a Spa. “A Silverstone abbiamo visto un pilota colpire un’altra vettura semplicemente perché non riusciva a vedere nulla davanti a sé. Non è corsa, non è spettacolo, è pericolo puro”, ha dichiarato il francese. Secondo Gasly, la direzione gara aveva già preannunciato un approccio più cauto in Belgio, proprio in considerazione dell’incidente di Silverstone e del tragico passato del tracciato delle Ardenne, dove due anni fa perse la vita Dilano Van’t Hoff in condizioni simili.

La chiave, per Gasly, è trovare un equilibrio: “Sì, siamo stati leggermente conservativi. Ma possiamo davvero lamentarcene? Non credo. È sempre meglio spiegare una scelta troppo prudente piuttosto che dover giustificare un’altra tragedia. Lavoreremo con la FIA per affinare i criteri e migliorare la qualità dello spettacolo in futuro, ma senza mettere a rischio la nostra incolumità”.
Sulla stessa linea anche Oscar Piastri, vincitore della gara, che ha sottolineato come i piloti stessi abbiano chiesto alla FIA di adottare un approccio prudente in caso di pioggia: “Negli ultimi anni abbiamo condiviso con la FIA i nostri feedback su cosa riteniamo accettabile o meno. Dall’esterno può sembrare tutto più semplice, ma dentro l’abitacolo la visibilità può essere nulla. Meglio una precauzione in più che una tragedia”.
A ricordare quanto il rischio sia reale è stato anche Esteban Ocon, che ha riportato un episodio vissuto nel 2012, quando correva in Formula Renault Eurocup. “Ero sul fondo della griglia in una gara bagnata a Spa. Non vedevo nulla. Mi sono spostato a destra per cercare una zona senza spray e mi sono trovato davanti una vettura ferma di traverso. L’ho vista solo quando le ero già accanto. Se fossi rimasto a sinistra, probabilmente l’avrei centrata in pieno. A quelle velocità, sarebbe stato devastante”.

Secondo il pilota francese della Haas, episodi del genere dimostrano che certe condizioni di gara non sono compatibili con una competizione sicura. “Abbiamo già perso abbastanza colleghi per simili situazioni. La FIA ha fatto la scelta giusta a Spa. Non vogliamo più correre quando non si riescono a vedere nemmeno due metri davanti. Sarebbe solo questione di tempo prima di un altro incidente grave”.
Il dibattito sulla gestione delle gare bagnate, quindi, è tutt’altro che chiuso. Ma quello che emerge con forza è un messaggio condiviso da molti: la spettacolarità non può e non deve mai prevalere sulla sicurezza. Anche a costo di deludere parte del pubblico o di limitare le dinamiche in pista, proteggere l’incolumità dei piloti deve restare la priorità assoluta. Come ha detto Gasly, “è una linea sottile, ma possiamo lavorare insieme per migliorarla”.
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