Il ritorno della Formula 1 a Sepang rischia di restare un sogno proibito. A dirlo è Azhan Shafriman Hanif, amministratore delegato del circuito, che ha definito “un errore” la decisione di interrompere l’organizzazione del Gran Premio nel 2017. Oggi, rimettere la gara in calendario richiederebbe una cifra superiore ai 70 milioni di dollari l’anno.
Sepang fu il primo autodromo asiatico di nuova generazione a ospitare la Formula 1, con il debutto nel 1999 alle porte di Kuala Lumpur. La pista, firmata dall’architetto Hermann Tilke, divenne un simbolo della globalizzazione della categoria, attirando pubblico da tutta la regione.

Dopo quasi due decenni, però, l’avventura si interruppe: i costi crescenti e il calo di spettatori portarono nel 2017 alla cancellazione del GP, proprio nell’anno del passaggio di proprietà della F1 da Bernie Ecclestone a Liberty Media. Una scelta che oggi appare ancora più pesante, visto il boom di popolarità che la categoria ha conosciuto negli ultimi anni, con circuiti sold-out e una lunga lista d’attesa per i nuovi ingressi.
Il conto salatissimo per rientrare
Secondo Shafriman, riportare la Formula 1 a Sepang richiederebbe un investimento enorme:
- 70 milioni di dollari di fee da corrispondere annualmente a Liberty Media;
- 10-20 milioni di ringgit (circa 2-4 milioni di dollari) per i soli costi organizzativi;
- un totale che supererebbe i 300 milioni di ringgit all’anno, equivalenti a 71 milioni di dollari.
“Non vogliamo ripetere gli errori del passato. Abbiamo lasciato andare la Formula 1 ed è molto difficile riaverla indietro” ha dichiarato il CEO al New Strait Times. “C’è una lista d’attesa per rientrare e i costi sono altissimi. Ma se davvero ci fosse la volontà, potremmo iniziare una conversazione.”

MotoGP come punto di forza
Oggi, l’evento di punta per Sepang è la MotoGP, che si correrà il 26 ottobre 2025. La tappa malese è tra le più amate del calendario e rappresenta un asset fondamentale per il circuito, che ha un contratto in scadenza nel 2026 ma punta a rinnovare fino alla fine del decennio.
Shafriman ha sottolineato che anche per la MotoGP ci sono voluti anni prima di generare un ritorno economico significativo, e che lo stesso percorso sarebbe inevitabile per la Formula 1.
Lo spettro di Singapore e l’importanza dei partner
Uno dei punti di riferimento citati dal manager è il Gran Premio di Singapore, che negli anni è diventato un’icona mondiale e un motore economico per l’intera città-Stato.
“Non è solo il Sepang International Circuit a volere la Formula 1. Anche governo, aziende e stakeholder locali sono interessati. Ma serve unità: bisogna fare come Singapore, dove tutti contribuiscono – dai ministeri alle società, fino al settore alberghiero.”

Secondo Shafriman, senza un approccio condiviso il ritorno della F1 resterebbe insostenibile. Per trasformare il Gran Premio in un evento realmente redditizio, occorrerebbe un progetto nazionale a lungo termine.
Un futuro ancora incerto
Il dibattito resta aperto: da una parte, la consapevolezza di aver perso un’occasione storica; dall’altra, l’ostacolo di un investimento colossale.
Quello che sembra certo è che il Sepang International Circuit continuerà a rappresentare un pilastro del motorsport asiatico, almeno attraverso la MotoGP. Ma la suggestione di rivedere le monoposto di Formula 1 sfrecciare sotto il caldo sole malese rimane, per ora, un progetto ancora lontano.
Seguici sui nostri social
🔥 Sei un vero fan della Formula 1? Allora non perderti neanche una news! 🚀 Seguici su Instagram, Telegram e Youtube per rimanere sempre aggiornato, senza perderti analisi, curiosità e retroscena dal paddock! 🏎️💨
📲 Tutto gratis, zero costi, solo passione per la F1!
Se i nostri articoli ti piacciono, condividili con i tuoi amici e aiutaci a far crescere la community! 🙌
Buona lettura su Fuori Pista! 🏁🔎

