Mario Isola svela le incognite delle gomme e le sfide tecniche della F1 2026 tra ali mobili, mescole e gestione dell’energia ibrida.
Con il 2026 alle porte, la Formula 1 si prepara a una rivoluzione tecnica che interesserà l’intera architettura delle monoposto. Mario Isola, direttore di Pirelli Motorsport, ha offerto a Motorsport.com una panoramica dettagliata delle sfide che attendono il fornitore unico di pneumatici, tra novità regolamentari e incognite da risolvere.

Le nuove monoposto saranno più compatte e agili, con un’aerodinamica ottimizzata per sfruttare al meglio l’energia prodotta al 50% dalle power unit ibride. Gli pneumatici manterranno il diametro di 18 pollici, ma con un’impronta a terra ridotta di 25 mm all’anteriore e 30 mm al posteriore, riducendo così resistenza all’avanzamento e peso complessivo. Per Pirelli, si tratta di un banco di prova tecnologico di altissimo livello: “Le norme lasciano ancora diversi punti da scoprire”, spiega Isola.
Secondo il manager milanese, l’elemento cruciale per le gomme non sarà tanto la potenza dei motori quanto l’aerodinamica: “Per quanto ci riguarda, avere un’aerodinamica attiva può avere più influenza sulle gomme rispetto al motore. Abbiamo dovuto studiare le velocità massime in rettilineo e le variazioni di carico con le ali aperte o chiuse per capire gli stress cui saranno sottoposti gli pneumatici, considerando la riduzione di downforce”.
Sulla possibilità di raggiungere i 400 km/h citata da Toto Wolff, Isola chiarisce: “Non ci si arriva con i vincoli normativi, ma il potenziale c’è. Il regolamento è complesso, ma potrà aprire strade anche per lo sviluppo di tecnologie stradali”.

Incognite e simulazioni: il carico aerodinamico resta un mistero
Le squadre hanno fornito a Pirelli simulazioni preliminari, che mostrano valori di carico aerodinamico e velocità molto diversi tra loro, con differenze fino al 20%. “È un valore molto grande. Per questo lavoriamo su una gamma di mescole più ampia”, sottolinea Isola. Le prime stime più precise arriveranno a dicembre, permettendo di affinare la scelta delle mescole per le prime gare.
Il principio guida dello sviluppo delle gomme sarà la “straight line mode”, ossia la gestione della monoposto in rettilineo con ali aperte o chiuse. Questo approccio influenzerà non solo la scelta delle mescole, ma anche il comportamento delle gomme anteriori e posteriori: con meno downforce e velocità più elevate, il rischio è che gli pneumatici anteriori faticano a raggiungere la temperatura ideale, mentre quelli posteriori possono surriscaldarsi.

Il ruolo delle ali mobili e i dati dai test Ferrari
I test condotti dalla Ferrari con l’ala anteriore mobile hanno fornito dati fondamentali: “Ci ha permesso di misurare i valori con l’ala aperta o chiusa e di rivalidare i test precedenti. È stato un test molto importante”, conferma Isola. Altri team potrebbero replicare l’esperimento, come in passato ha fatto Mercedes.
Gomme da bagnato: verso una soluzione più semplice
Sul fronte delle gomme da bagnato, Pirelli valuta l’introduzione di una sola specifica “rain”, simile a quanto avviene in Formula 3 e GT, per semplificare le strategie e ridurre lo spray: “Con il nuovo fondo delle monoposto a effetto suolo, lo spray dovrebbe ridursi di circa la metà. Servono collaborazioni con gli autodromi e nuovi asfalti per evitare pozze d’acqua”. L’obiettivo resta favorire due soste in gara, aumentando l’azione in pista.
Strategie e pressioni di gonfiaggio
Le nuove gomme strette porteranno a possibili variazioni delle pressioni di gonfiaggio: “Dipenderà dai carichi reali e dalle simulazioni. Mi aspetto un leggero aumento della pressione per compensare il carico”, spiega Isola. Anche la scelta delle mescole sarà più flessibile, con un range più ampio tra C1 e C6 per garantire differenti strategie di pit stop.
In sintesi, la stagione 2026 si preannuncia come una sfida tecnica senza precedenti: pneumatici più stretti, nuove dinamiche aerodinamiche e gestione dell’energia ibrida metteranno alla prova team e fornitori. Come sottolinea Isola, “le simulazioni ci danno un’idea, ma il vero banco di prova sarà la pista: dovremo essere pronti a reagire e adattarci alle incognite di un regolamento rivoluzionario”.
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