Dopo Singapore, la Formula 1 si prepara ad affrontare un altro weekend rovente ad Austin.
In vista del Gran Premio degli Stati Uniti ad Austin, la FIA è infatti pronta a emettere un nuovo avviso per “condizioni di calore estremo”, come già accaduto due settimane fa sul circuito di Marina Bay.
Le previsioni per il Circuit of the Americas parlano chiaro: il sole del Texas porterà temperature fino a 33°C sabato, con picchi di 32°C nelle giornate di venerdì e domenica. Valori che superano la soglia dei 31°C stabilita dalla Federazione come limite per far scattare l’allerta.

Un problema sempre più serio
L’introduzione di un sistema di allerta per il caldo è una misura recente, nata dopo le difficoltà affrontate dai piloti nel 2023 in Qatar, quando molti di loro arrivarono al traguardo stremati e diversi necessitarono di cure mediche. Da allora, la FIA ha lavorato per sviluppare strumenti di supporto come il giubbotto refrigerante, pensato per aiutare i piloti a resistere alle alte temperature.
Il dispositivo, dotato di piccoli tubi in cui scorre acqua ghiacciata, è stato testato per la prima volta in gara lo scorso anno e utilizzato da diversi piloti anche in questo 2024. Tuttavia, il suo impiego resta facoltativo. Almeno per ora. Dal 2026, infatti, la FIA ha intenzione di renderlo obbligatorio: una decisione che non trova tutti d’accordo nel paddock.
Verstappen: “Ridicolo obbligare i piloti a usarlo”
Tra i più critici c’è Max Verstappen. Il campione del mondo in carica non ha usato mezzi termini nel commentare l’idea di rendere il giubbotto refrigerante obbligatorio: “Sono totalmente in disaccordo con questa decisione. È un po’ ridicolo. Dobbiamo parlarne. Alla fine si tratta della sicurezza personale e di come ciascuno si sente. Non penso che debbano imporcelo”.

Verstappen ha inoltre espresso dubbi sull’efficacia del sistema, dopo averlo provato in passato: “A me non dà troppo fastidio il caldo, e tanto si suda comunque. Un po’ di sudore va bene, e quel giubbotto smette di essere efficace dopo 15 o 20 minuti, quindi non serve a molto”.
Il pilota olandese, dunque, non ritiene che l’obbligo di indossare il giubbotto possa migliorare la sicurezza, anzi, crede che debba restare una scelta individuale.
Hamilton d’accordo: “Deve restare una scelta personale”
Anche Lewis Hamilton ha espresso una posizione simile, sottolineando come l’uso del dispositivo non debba essere imposto: “Non penso che debba mai essere imposto ai piloti. Continuano a dire che è una questione di sicurezza, ma non c’è mai stato un pilota morto per surriscaldamento in gara, a meno che non si parli di incendi, quindi sta diventando una cosa un po’ assurda”.

Il sette volte campione del mondo riconosce che il giubbotto possa essere utile in condizioni particolarmente estreme, ma ribadisce l’importanza della libertà di scelta: “Dovrebbe essere una nostra scelta se usarlo o meno. Apprezzo il fatto che ce lo abbiano messo a disposizione e continueremo a lavorare per migliorarlo. Può essere utile in posti estremamente caldi, ma deve restare una questione di comfort personale”.
Una questione anche di peso
L’utilizzo del giubbotto refrigerante comporta un’altra complicazione: le squadre devono aggiungere mezzo chilo di zavorra all’interno dell’abitacolo. Una differenza apparentemente minima, ma che in F1 può influire sull’equilibrio della monoposto e sulle strategie di assetto.
George Russell, che aveva sperimentato il sistema già al Gran Premio del Bahrain di quest’anno, aveva elogiato i benefici del dispositivo, pur ammettendo che la vestibilità nel cockpit è ancora un aspetto da migliorare.
Verso un weekend bollente
Con il Gran Premio degli Stati Uniti alle porte, i team dovranno quindi trovare un compromesso tra comfort e performance. L’ondata di caldo texano promette di mettere a dura prova i piloti, che si troveranno ad affrontare un weekend fisicamente impegnativo in uno dei circuiti più tecnici e stressanti del mondiale.
La FIA, dal canto suo, intende proseguire sulla linea della sicurezza, monitorando costantemente le condizioni ambientali e i livelli di stress termico dei piloti. Ma la discussione sull’obbligatorietà dei sistemi di raffreddamento è tutt’altro che chiusa, e potrebbe diventare uno dei temi caldi della prossima stagione, in tutti i sensi.
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