Il processo di Londra sul caso Crashgate del 2008 si arricchisce di un nuovo capitolo con la testimonianza di Felipe Massa.

Crashgate, parla Massa: “Todt capì tutto subito. La Ferrari mi impose di tacere”

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Il processo di Londra sul caso Crashgate del 2008 si arricchisce di un nuovo capitolo con la testimonianza di Felipe Massa.

L’ex pilota brasiliano, oggi impegnato in una lunga battaglia legale contro FIA e Bernie Ecclestone, ha deciso di raccontare la propria verità su uno degli episodi più controversi della storia recente della Formula 1. Secondo la sua versione, l’incidente di Nelson Piquet Jr. al Gran Premio di Singapore non solo fu deliberato, ma venne percepito come tale già all’interno della Ferrari, che però preferì non sollevare il caso.

“Todt era sicuro che fosse stato un incidente volontario”

Nel corso della sua deposizione, Massa ha rievocato i momenti successivi alla gara incriminata, spiegando che Jean Todt – all’epoca direttore generale della Ferrari – gli avrebbe confidato i propri sospetti. “Todt mi disse che era certo che Nelsinho Piquet si fosse schiantato di proposito”, ha raccontato il brasiliano. “Non gli credetti subito, pensavo fosse solo una sua antipatia personale verso Flavio Briatore, con cui aveva una rivalità storica”.

Un dettaglio interessante, secondo Massa, è che a quella riunione avrebbe preso parte anche Stefano Domenicali, allora team principal della Scuderia e oggi amministratore delegato della Formula 1. La domanda che emerge spontanea è inevitabile: se la Ferrari aveva intuito la verità già nel 2008, perché non denunciò pubblicamente quanto accaduto?

Il processo di Londra sul caso Crashgate del 2008 si arricchisce di un nuovo capitolo con la testimonianza di Felipe Massa.
Nelson Piquet Jr. (BRA) Renault R28 crashes into the wall. Formula One World Championship, Rd 15, Singapore Grand Prix, Race, Singapore, Sunday 28 September 2008. BEST IMAGE

L’incontro con Briatore e i sospetti confermati

Massa ha poi ricordato un episodio del 2009, quando incontrò casualmente Flavio Briatore in Bahrain, durante un pranzo insieme all’ex pilota Jean Alesi. “Gli chiesi direttamente se avesse ordinato a Piquet di provocare l’incidente”, ha rivelato. “Lui lo negò, ma dal modo in cui mi rispose capii che stava mentendo”.

Pochi mesi più tardi, la verità sarebbe emersa: Nelson Piquet Jr. ammise di aver ricevuto l’ordine di andare a muro per favorire la vittoria del compagno di squadra Fernando Alonso. Quella confessione portò alla radiazione di Briatore e Pat Symonds (poi riabilitati), ma non restituì nulla a Massa, che nel frattempo aveva perso un titolo mondiale per un solo punto a vantaggio di Lewis Hamilton.

“La Ferrari mi zittì per proteggere Alonso”

Forse l’accusa più pesante mossa da Massa riguarda però la stessa Ferrari. Il pilota ha infatti dichiarato di essere stato “rimproverato” dal team nel 2009, quando, dopo l’esplosione del caso, si lasciò andare a commenti pubblici sull’accaduto. “Dissi che credevo che Alonso sapesse tutto, e mi dissero di non parlarne più”, ha spiegato. “La squadra non voleva che creassi tensioni, visto che Alonso aveva già firmato per correre con noi dal 2010”.

Il processo di Londra sul caso Crashgate del 2008 si arricchisce di un nuovo capitolo con la testimonianza di Felipe Massa.

Al tempo, lo spagnolo negò con forza ogni coinvolgimento e venne completamente scagionato dall’indagine della FIA. Tuttavia, la versione di Massa getta oggi una nuova ombra su quei mesi turbolenti e alimenta ulteriori dubbi sul comportamento della Scuderia, che forse preferì proteggere il proprio futuro pilota piuttosto che difendere la verità sportiva.

Il nodo legale e l’intervista a Ecclestone

Dal punto di vista giuridico, la difesa di FIA ed Ecclestone sostiene che Massa avesse già a disposizione, tra il 2008 e il 2009, elementi sufficienti per intentare una causa, motivo per cui la sua azione legale dovrebbe essere considerata tardiva. Gli avvocati del brasiliano, invece, ribattono che solo dopo le dichiarazioni rilasciate da Bernie Ecclestone nel 2023 è stato possibile avviare un procedimento fondato.

Il processo di Londra sul caso Crashgate del 2008 si arricchisce di un nuovo capitolo con la testimonianza di Felipe Massa.

In quell’intervista, infatti, l’ex patron della Formula 1 ammise pubblicamente di essere stato a conoscenza del carattere volontario dell’incidente di Piquet già all’epoca, ma di non aver voluto agire per “proteggere l’immagine dello sport”. Quelle parole riaprirono una ferita mai guarita, spingendo Massa a cercare giustizia per un titolo mondiale che, a suo dire, gli fu sottratto in modo illecito.

Un processo che riscrive la storia

Il procedimento in corso a Londra non è solo una battaglia personale, ma un tentativo di riscrivere uno dei capitoli più oscuri della Formula 1 moderna. Se le accuse di Massa dovessero trovare conferma, verrebbero messi in discussione non solo i vertici sportivi di allora, ma anche l’integrità di un’intera stagione.

Felipe Massa, a distanza di diciassette anni, continua dunque la sua corsa più importante: quella per la verità. “Non voglio un risarcimento economico – ha ribadito in aula – voglio che la storia riconosca che il Mondiale 2008 mi è stato tolto ingiustamente”.


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