Kimi Antonelli lascia Las Vegas con un altro podio in tasca, e lo fa al termine di una gara che definire rocambolesca sarebbe riduttivo.
Partito 17°, penalizzato per una presunta partenza anticipata e costretto a gestire un’unica sosta non prevista, Kimi Antonelli ha trasformato una domenica complicata in una prestazione da veterano.
La scelta improvvisa del “Piano B”
La gara di Antonelli è cambiata dopo pochi giri. Scattato su gomma soft, ha colto l’occasione offerta dalla Virtual Safety Car iniziale per montare un set di hard. Un azzardo? Sì, perché quel treno di gomme avrebbe poi dovuto accompagnarlo fino alla bandiera a scacchi.
Mercedes ha infatti deciso in corsa di passare al cosiddetto plan B, un’unica sosta che obbligava Antonelli a percorrere ben 48 giri con la stessa mescola dura. Un compito che lo esponeva non solo al rischio di degrado ma anche al temuto graining che si sarebbe manifestato per buona parte del suo stint.

“Parlavo alle gomme”: il segreto del mega stint
Eppure, il pilota italiano ha trovato un modo insolito per fronteggiare la situazione. “Negli ultimi 20 giri parlavo alle gomme. Sul rettilineo ripetevo: ‘Vi prego, tenete duro fino alla fine’”, ha raccontato ai media nel dopo gara.
Una strategia psicologica più che tecnica, ma secondo Antonelli ha funzionato. Con l’aria libera davanti, il graining ha iniziato lentamente a ridursi, permettendogli di ritrovare ritmo proprio nelle fasi decisive.
La pressione di Piastri e Leclerc
Nelle battute finali Antonelli ha dovuto pensare anche alla penalità di cinque secondi per presunta partenza anticipata. Con McLaren e Ferrari alle sue spalle, il margine da costruire diventava fondamentale.
Piastri lo ha incalzato a lungo, ma Antonelli è riuscito non solo a resistere, bensì a migliorare i propri tempi giro dopo giro. Leclerc ha provato a sfruttare la penalità per sottrargli la posizione, ma l’italiano ha incrementato il ritmo nella parte conclusiva, creando lo spazio necessario per chiudere la gara davanti alla Ferrari.
“A tre giri dalla fine pensavo che con la penalità sarei finito sesto. Poi ho visto che riuscivo a migliorare e ho spinto per ottenere un margine sufficiente per il quinto posto”, ha spiegato.
Un podio inatteso… ma meritato
Quando tutto sembrava già scritto, ecco il colpo di scena finale: le squalifiche di Norris (secondo al traguardo) e Piastri (quarto) per eccessiva usura del plank hanno promosso Antonelli al terzo posto.

Così è arrivato il suo terzo podio in carriera, forse il più sorprendente, certamente il più sofferto.
Una lezione di maturità
Antonelli ha ammesso che la partenza dal fondo è stata una parte del processo di apprendimento che ancora sta vivendo in Formula 1. Ma la gestione mentale della gara, la capacità di adattarsi a una strategia inattesa e il sangue freddo con cui ha affrontato pressione e degrado sono segnali da pilota cresciuto.
“Peccato essere partiti così indietro, ma fa parte dell’esperienza. Adesso pensiamo ai prossimi due GP”, ha concluso.
Las Vegas gli regala quindi molto più di un podio: una dimostrazione di personalità, resistenza e intelligenza di gara. E la sensazione che, per Mercedes, questo giovane talento sia ormai pronto a reggere il peso delle grandi responsabilità.
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