I Gran Premi di Formula 1 sono diventati mega-eventi globali: tra crescita del pubblico, ritorni economici record e strategie di stabilità, Liberty Media punta su accordi pluridecennali con promotori e città.

Perché la Formula 1 punta su contratti sempre più lunghi per i circuiti?

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I Gran Premi di Formula 1 sono diventati mega-eventi globali: tra crescita del pubblico, ritorni economici record e strategie di stabilità, Liberty Media punta su accordi pluridecennali con promotori e città.

Negli ultimi anni la Formula 1 ha cambiato profondamente pelle. Da campionato mondiale di vertice del motorsport si è trasformata in una piattaforma globale di intrattenimento, capace di generare impatti economici miliardari e di attrarre un pubblico sempre più ampio e diversificato. In questo scenario, una tendenza è diventata evidente: i contratti tra la F1 e i promotori dei Gran Premi sono sempre più lunghi. Accordi che non si limitano a pochi anni, ma che guardano al 2035, al 2040 e oltre. Una scelta tutt’altro che casuale, che risponde a precise logiche economiche, strategiche e organizzative.

Una popolarità in crescita e slot sempre più rari

La base di partenza è la crescita esponenziale della Formula 1 a livello globale. Oggi il campionato può contare su oltre 827 milioni di tifosi nel mondo, con un incremento del 63% rispetto al 2018. Un’espansione che ha reso il calendario iridato una risorsa scarsa e ambita: le gare in programma sono 24, e i posti disponibili sono estremamente limitati.

I Gran Premi di Formula 1 sono diventati mega-eventi globali: tra crescita del pubblico, ritorni economici record e strategie di stabilità, Liberty Media punta su accordi pluridecennali con promotori e città.

In questo contesto, ospitare un Gran Premio non è più una semplice opportunità sportiva, ma un asset strategico per città, governi e organizzatori. Da qui la scelta, sempre più diffusa, di blindare le gare con contratti di lunga durata, capaci di garantire continuità e protezione degli investimenti nel tempo.

I Gran Premi come motori economici e culturali

La Formula 1 di oggi va ben oltre la pista. Ogni evento si sviluppa su quattro giorni e integra sport, intrattenimento, gastronomia e cultura, trasformandosi in un’esperienza completa. I numeri parlano chiaro. Il Gran Premio di Las Vegas ha generato nel 2024 un impatto economico pari a 934 milioni di dollari, attirando oltre 300.000 spettatori e diventando, in appena tre anni, il più grande evento annuale della città. In Brasile, la gara di San Paolo ha portato un ritorno economico di 2,3 miliardi di real, circa 425 milioni di dollari.

A sottolineare la portata di questi eventi è Louise Young, direttrice della promozione gare della Formula 1: “Questi sono mega-progetti. Richiedono investimenti importanti ma, dall’altro lato, stanno generando ritorni economici fenomenali”. Young evidenzia come i Gran Premi sostengano “catene di fornitura, comunità ed economie locali”, diventando spesso “gli eventi più grandi che si svolgono in queste città o Paesi e legandosi fortemente al periodo dell’anno in cui vengono programmati”.

La strategia della stabilità: meno gare, più valore

Nonostante la crescente domanda, la Formula 1 non intende aumentare ulteriormente il numero di Gran Premi. Il calendario resta fissato a 24 appuntamenti, distribuiti in 21 Paesi: sei nelle Americhe, quattro in Medio Oriente, diverse tappe in Asia-Pacifico e una forte presenza europea.

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Secondo Louise Young, “per ora 24 è il numero giusto di eventi per noi, per i team e per la qualità del nostro prodotto”. La crescita, dunque, non passa dall’aggiunta di nuove gare, ma dall’ottimizzazione del calendario e da possibili rotazioni future. “Si è parlato di una rotazione in futuro, forse di una razionalizzazione della nostra presenza in Europa”, aggiunge Young, spiegando che la Formula 1 guarda con interesse a “forse una nuova destinazione in Asia” e a “diverse prospettive in Africa, dove speriamo di trovare un partner stabile di lungo periodo”. Al contrario, pur restando una priorità strategica, il mercato statunitense non prevede al momento ulteriori aggiunte al calendario.

Il caso Miami: pianificare a vent’anni, non a cinque

Per i promotori, i contratti di lunga durata rappresentano uno strumento fondamentale di pianificazione. Un esempio emblematico è quello del Gran Premio di Miami, che ha recentemente rinnovato il proprio accordo fino al 2041.

“Questo ci permette di continuare a investire nella Formula 1 e alla Formula 1 di continuare a investire nella sua strategia negli Stati Uniti. Miami è un elemento chiave di quella strategia”, spiega Kathy Nowak, presidente del Gran Premio di Miami. La prospettiva temporale cambia radicalmente: “Quando pianifichiamo e immaginiamo nuove idee, pensiamo ai prossimi 16 anni, non ai prossimi cinque”.

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La complessità organizzativa è elevata, perché il circuito sorge attorno a una struttura utilizzata praticamente tutto l’anno. “La nostra sfida più grande, ed è una sfida unica, è che non gestiamo solo un circuito. Gestiamo una venue attiva quasi 365 giorni l’anno con eventi diversi”, sottolinea Nowak. “Se dovessimo rendere permanente qualsiasi struttura, dobbiamo considerare il suo utilizzo per tutto l’anno, visto che ospitiamo anche i Dolphins, il calcio, i concerti e il tennis”.

A questo si aggiungono incastri logistici delicatissimi. “Iniziamo a costruire il Gran Premio a gennaio e tutte le strutture temporanee devono essere rimosse entro il primo giugno, perché la Fifa inizia le proprie attività”, spiega Nowak, in vista dei futuri eventi legati alla Coppa del Mondo.

Promotori diversi, identità uniche

Uno degli elementi che la Formula 1 considera un valore è l’estrema varietà dei suoi promotori. Si va da grandi organizzazioni sportive, come nel caso di Miami, agli automobile club storici di Monaco e Italia, fino alle agenzie governative che gestiscono eventi come quello di Melbourne. Questa diversità contribuisce a rendere ogni Gran Premio unico e riconoscibile, rafforzando l’identità del campionato nel suo complesso.

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Dalla stagione 2017, quando la Formula 1 è passata sotto il controllo di Liberty Media, la solidità finanziaria dei promotori è diventata una priorità strategica. “Credevamo che far crescere i promotori e permettere loro di beneficiare dell’ecosistema avrebbe portato dividendi anche a noi”, spiega Young. “Vogliamo promotori ambiziosi, che investano, che guardino al futuro e che vogliano far crescere la fanbase a livello nazionale e internazionale. Il nostro successo è il successo dei promotori e viceversa”.

Un nuovo rapporto con i circuiti storici

Il cambio di approccio è evidente anche nei rapporti con i circuiti tradizionali. Stuart Pringle, amministratore delegato di Silverstone, ricorda un passato molto più instabile: “Liberty valorizza le relazioni con i promotori, investendo più tempo nel lavorare insieme e nel far crescere il prodotto in modo collaborativo, a beneficio dei tifosi”. Un clima diverso rispetto agli anni precedenti, quando “i promotori andavano e venivano, e talvolta fallivano”.

Secondo Pringle, “una durata contrattuale più lunga offre ai promotori certezza e fiducia per investire nelle strutture e sviluppare relazioni con i partner locali”. Nel caso di Silverstone, questo significa rafforzare progetti come Destination Silverstone e investire nel futuro del motorsport, dai programmi di karting per giovani piloti fino ai percorsi educativi per ingegneri.

Un pubblico che cambia e chiede nuove esperienze

A spingere verso contratti sempre più lunghi c’è anche l’evoluzione del pubblico. Oggi il 43% dei tifosi di Formula 1 ha meno di 35 anni e il 42% è composto da donne. Un cambiamento che influisce direttamente sul modo di progettare gli eventi.

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“Il nostro pubblico tende a essere più giovane e stiamo vedendo una maggiore presenza femminile”, racconta Nowak. “Abbiamo nuovi fan che vengono per vivere l’atmosfera, la dimensione da festival dell’evento”. L’esperienza non si limita alla gara: “C’è un’azione di livello mondiale in pista, ma puoi anche lasciare il tuo posto e vivere Miami attraverso il cibo, le bevande e l’intrattenimento. Ci rivolgiamo a quel tifoso giovane che cerca un’esperienza che duri tutta la giornata”.

Una scelta che guarda al futuro

In definitiva, i contratti sempre più lunghi tra la Formula 1 e i circuiti non sono una semplice formalità amministrativa, ma il riflesso di una trasformazione profonda. Stabilità, pianificazione, ritorni economici e crescita del pubblico sono i pilastri di una strategia che punta a consolidare il Mondiale come uno dei prodotti sportivi e di intrattenimento più rilevanti al mondo. In un calendario saturo e altamente competitivo, il futuro della Formula 1 passa anche – e soprattutto – dalla solidità delle sue partnership di lungo periodo.


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