Gli ultimi anni di una carriera vincente: tra l’arrivo di un compagno di squadra scomodo, la pandemia, la famiglia. Sebastian Vettel racconta il suo periodo in Ferrari.
Sebastian Vettel è uno di quei piloti che quando torna in pista rallegra il pubblico, fa nascere un sorriso sincero. Con i suoi quattro titoli mondiali e, soprattutto, con il suo impegno nel sociale il campione tedesco è rimasto nel cuore di tifosi ed appassionati.

Proprio per la sua fame agonistica, il talento immenso ed una forte personalità, Vettel sembrava l’uomo giusto per riportare in alto la Ferrari. Arrivato a Maranello nel 2015, l’auspicio di tutti era quello di ripetere l’impresa del suo idolo, Michael Schumacher che proprio con la Rossa era diventato grande.
Gli anni d’oro:
Ricordando la sua carriera, segnata da momenti molto felici, come i quattro titoli iridati conquistati, ma anche da momenti di sconforto, Vettel ha ripercorso le tappe più significative ai microfoni del podcast Beyond the Grid.

“Sono arrivato in Formula 1 nel 2006, già nel 2010 avevo vinto il campionato, ero al mio apice. Ma poi nel 2011 ero molto più pronto a vincere il campionato di quanto non lo fossi nel 2010, per esempio, e poi non so quali siano stati gli anni migliori, ovviamente quelli della vittoria del campionato. Il 2015 è stato un anno molto forte, il 2017, il 2018, e poi il 2019 e, in tutta onestà, il 2020: ero già in declino. E sono felice di dirlo ora, non avevo più quella spinta finale”.
Una fame agonistica insaziabile:
Il classe 1987 si è poi soffermato proprio su quelle ultime stagioni in Ferrari. Dopo un 2018 caratterizzato da un’intensa sfida con Hamilton, poi vincitore del titolo mondiale, gli ultimi due anni sono stati particolarmente impegnativi.

“Nel 2019 ho iniziato a sentire che non ce la stavamo facendo, che non eravamo abbastanza bravi. Ero viziato. Voglio dire: ho vinto quattro campionati, ho vinto così tante gare, ho avuto così tante pole. Tutto ciò che mi interessava era vincere, ed è il tipo di atleta che ero: volevo vincere, volevo il trofeo più grande, volevo quel momento sul podio in cui sapevo di aver vinto la gara, volevo la sensazione del lunedì mattina del tipo: “Ho vinto l’ultima gara, sto bene”. Questa sensazione non dura mai abbastanza a lungo e costringe a vincere ancora”.
Un approccio che certifica la sua mentalità da campione ma anche ben lontano dalle possibilità di vittoria che avrebbe voluto. Sono solo 14 i successi conquistati in rosso.
L’arrivo di Leclerc e l’anno che cambiò tutto:
Infine, il quattro volte iridato si è soffermato sugli effetti provocati dalla promozione di Charles Leclerc, nemmeno ventiduenne, e del suo arrivo in Ferrari.

“E poi è arrivato Charles, quando finivamo quinto e sesto era al settimo cielo, perché viveva una fase diversa della sua carriera e la prima volta in una macchina competitiva. Charles aveva davvero tanta energia. In quel momento ho iniziato ad avvertire qualche difficoltà in più”.
L’anno successivo l’approdo del monegasco, la stagione e la vita dei piloti è stata segnata dalla pandemia da Covid che ha ridisegnato il campionato e le varie tappe. Un anno che ha rappresentato una vera e propria svolta alla carriera di Vettel.

“Penso che sia stato allora che ho iniziato ad avere qualche difficoltà. Poi arriva il 2020, un anno davvero strano con il COVID, non gareggiamo. Ho questa fantastica pausa che non ho mai avuto e me la sono goduta così tanto con la famiglia. Allo stesso tempo, con i bambini che crescevano, ero diventato consapevole dei problemi nel mondo e di come avevano iniziato a influenzarmi e a farmi riflettere. Direi che a quel tempo probabilmente non ero più al top”.
Dopo un 2020 deludente, con un solo podio conquistato (in Turchia), il campione tedesco ha poi lasciato la Ferrari per passare all’Aston Martin, con la quale nel 2022 ha chiuso la sua intensa carriera. Ad oggi, Sebastian Vettel rimane non solo uno dei piloti più vincenti, ma anche una delle personalità più autentiche e rispettate del Circus.
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