Oliver Bearman ha mostrato velocità e potenziale nella sua prima stagione da titolare in Formula 1, ora la Ferrari può essere un obiettivo concreto.
Il nome di Oliver Bearman è sulla bocca di molti da qualche anno a questa parte, ma il 2025 è stata di fatto la sua prima stagione da pilota titolare in Formula 1. Il pilota inglese ha concluso l’annata al tredicesimo posto con 41 punti, trascinando la Haas all’ottavo posto nella classifica Costruttori.
Visto il suo stretto legame con la Ferrari, Bearman è sotto attenta osservazione da parte di tutto il paddock, e lo sarà anche nel 2026: all’età di 20 anni, può essere considerato il nuovo predestinato? Analizziamo la sua stagione in Haas per tentare di rispondere a questa domanda.
Il confronto con Ocon
Essere compagno di squadra di Esteban Ocon è tutt’altro che una passeggiata (chiedere ad Alonso, Gasly e Perez per informazioni). Ad ogni modo, Bearman ha mostrato grande maturità nella gestione del rapporto con il francese, ripartendo positivamente dal contatto di Silverstone per dare vita ad una collaborazione fruttuosa per la Haas. Lo stesso Ocon ha dichiarato di avere con il giovane inglese “il miglior rapporto con un compagno di squadra” della sua carriera.
In questo modo, Bearman è riuscito ad imparare quanto possibile da Ocon, tanto da risultare vincitore nel confronto interno di fine stagione a livello di punti conquistati (41-38), di risultati in gara (11-9 esclusi ritiri) e anche in qualifica (14-10). Si tratta soltanto di numeri, ma tutto sommato interessanti considerando la differenza di esperienza tra i due piloti.

Costanza e penalità, gli aspetti da migliorare
Se da un lato Bearman ha mostrato velocità in qualifica, abilità nei sorpassi e capacità di gestione delle gare, dall’altro ha mostrato dei limiti in termini di costanza di rendimento e di gestione delle battaglie corpo a corpo.
Basti pensare alla prima metà di stagione, quando ha concluso ben 9 gare consecutive al di fuori della zona punti (dal GP dell’Arabia Saudita al GP d’Ungheria), momento in cui è incappato anche in incidenti e contatti con altri piloti. In questo senso, sono emblematici i punti sulla superlicenza (10), che lo hanno portato addirittura vicino alla squalifica nell’ultima parte della stagione.
Alternare prestazioni importanti (come quelle del Bahrain, del Messico o del Brasile) ad altre decisamente meno brillanti (è accaduto ad esempio a Jeddah o a Silversone) fa parte del processo di crescita di ogni pilota. Il primo obiettivo del suo 2026 è senza dubbio quello di evitare (per quanto possibile) questi alti e bassi. E se dovesse riuscirci…

Futuro in Ferrari?
La strada di Bearman sembra già tracciata. La Ferrari Driver Academy punta soprattutto su di lui da qualche anno, e la vettura di Maranello potrebbe essere più vicina di quanto sembri. Tra un Hamilton non brillante e sempre più in là con l’età e un Leclerc fiducioso ma deciso nel concedere l’ultima possibilità al Cavallino, Ferrari potrebbe guardarsi intorno già quest’anno in vista del 2027.
L’inglese, che può già vantare una presenza vestita di Rosso (GP d’Arabia Saudita 2024, concluso tra l’altro al settimo posto), potrebbe rappresentare un punto di (ri)partenza per la Ferrari se il progetto 2026 non dovesse decollare, ma anche un giovane su cui puntare per un eventuale post-Hamilton (che potrebbe essere rimandato al 2028-29 se la SF26 dovesse rivelarsi vincente).
Bearman, quindi, ha ancora tutto il tempo di crescere e acquisire esperienza per preparasi al salto in un top team: ora starà a lui (e in parte anche alla Haas) mostrare segnali di crescita nel 2026.

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