Le due giornate di test privati sul circuito del Sebring hanno dato un primo assaggio della nuova IndyCar 2026. Il solito Palou e Armstrong si sono rivelati i più in forma del lotto.
Sebring: primi veri indizi sulla IndyCar 2026
Sono finalmente tornati a ruggire i motori della massima serie americana, nella giornate di martedì 10 febbraio e mercoledì 11 sono andati i scena i primi test privati per i team. Come sappiamo infatti si sono svolti lontani dai riflettori dei media; ma con ben 24 vetture in pista tutto il paddock ha iniziato a farsi un idea sulle possibili gerarchie in vista della prima gara a St. Petersburg.
Un dato importante che emerge dalle due giornate è che in tutte le sessioni in prima posizione troviamo una vettura motorizzata Honda, con Palou, Armstrong e Kirkwood a firmare i migliori tempi nelle varie fasi dei test.
Nella prima giornata sono stati appunto lo spagnolo e il neozelandese a dividersi la prima posizione con il primo che ha fatto registrare un 52″626 in mattinata, mentre nel pomeriggio Armstrong ha girato in 52″847. Nella seconda giornata invece troviamo sempre Armstrong con il miglior tempo in 52″373, migliorato di quasi cinque decimi il suo best, con Krikwood a primeggiare la sessione pomeridiana in 52″479.
Armstrong: Sorpresa o abbaglio ?
Se c’è un nome che esce ingigantito da Sebring è sicuramente quello di Marcus Armstrong. Il pilota neozelandese di MSR, reduce da una stagione 2025 conclusa all’ottavo posto, ha guidato in maniera impeccabile sapendo di avere tra le mani meteriale e struttura per poter fare una stagione di gran livello.

Infatti il tempo fatto registrare nella mattina del secondo giorno è il riferimento assoluto dei test con un margine di 3 decimi sul campione del mondo Alex Palou. Il neozelandese è sembrato di gran lunga il più pimpante anche nella prima giornata con il miglior tempo del pomeriggio che gli è valso il quinto tempo assoluto nella prima giornata di test.
Palou resta il metro di paragone
Per quanto Armstrong abbia rubato i titoli, il riferimento di tutta la categoria resta Alex Palou. Il quattro volte campione in carica ha subito dettato legge nella prima giornata, ricordando a tutti perché l’anno precedente ha portato a casa otto vittorie in diciassette gare.
Nel prosieguo del programma il nome di Palou è scivolato un po’ giù nella tabella dei tempi, con solo il quinto tempo fatto registrare nella seconda giornata a quasi cinque decimi dal miglior tempo. Questo però rende al meglio la fotografia che i test lasciano ogni volta e di quanto in realtà questi vengano influenzati dai programmi interni dei team.
Tra volti noti e cambi di team
Sul fronte mercato, Sebring ha offerto più di un indizio. L’ultimo sedile ufficialmente scoperto per il 2026, quello di Dale Coyne Racing accanto al rookie Dennis Hauger, sembra avere un favorito chiaro: Romain Grosjean. Il francese è tornato a lavorare con Coyne sulla Honda #18, lo stesso team che lo aveva lanciato in IndyCar nel 2021, e ha svolto una due-giorni che assomiglia molto a un test di valutazione.

Grosjean ha chiuso 11° in 53″798, a oltre un secondo da Palou, ma nel pomeriggio ha ridotto sensibilmente il gap, scendendo a 53″220 e limando il distacco sotto il secondo da Kirkwood. Numeri che, uniti alla sua esperienza e ai podi ottenuti proprio con Coyne nel 2021, rendono il suo ritorno un’ipotesi sempre più concreta.
Da seguire anche il doppio filo tra Will Power e David Malukas. Malukas ha preso il volante della storica #12 Verizon del Team Penske, mentre Power ha iniziato la sua nuova vita in Andretti Global sulla Honda #26 dopo sedici stagioni con Penske.

A Sebring Malukas è rimasto più nell’ombra, con tempi costantemente dietro a Newgarden, mentre Power ha mostrato un chiaro passo avanti tra la prima e la seconda giornata, arrivando fino al terzo tempo di sessione e mettendosi davanti all’ex compagno McLaughlin.
Rookie all’attacco e prossima tappa Phoenix
Il capitolo rookie merita un paragrafo a parte. Il più convincente è stato Caio Collet con AJ Foyt Racing: il brasiliano ha firmato un 52″891 che lo ha portato al sesto posto di sessione, davanti a pezzi da novanta come Newgarden e Pato O’Ward. Dietro di lui, Dennis Hauger ha consolidato il passaggio da campione INDY NXT a debuttante IndyCar con un 53″226 sulla Honda Coyne #19.
Grande attenzione anche su Mick Schumacher, impegnato nel suo adattamento alla categoria con Rahal Letterman Lanigan. Il tedesco ha chiuso in 53″430, due decimi abbondanti più lento del compagno Louis Foster ma in netto miglioramento rispetto al 54″269 del primo giorno.
Il paradosso però porta il nome di Hunter McElrea, il più rapido tra i rookie con il 52″730 realizzato sulla Chevrolet #20 ECR, ma senza ancora un sedile assicurato per il 2026.
Chiusa la parentesi Sebring, il prossimo passaggio obbligato sarà l’Open Test di Phoenix, martedì 17 e mercoledì 18 febbraio, sul corto ovale che rientra nel calendario per la prima volta dal 2018. Il test sarà aperto al pubblico nella giornata di mercoledì, mentre tempi e aggiornamenti saranno disponibili sulle piattaforme ufficiali della serie. Sarà il primo vero banco di prova in condizioni simil-gara, prima che la IndyCar 2026 si presenti davvero al via.
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