Aston Martin Honda AMR26 2026

Honda ammette un “doppio svantaggio”: la partnership con Aston Martin parte in salita

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Il ritorno di Honda in Formula 1 come motorista ufficiale è segnato da difficoltà: test complicati, pochi chilometri percorsi e vincoli di budget frenano il progetto con Aston Martin.
 

A pochi giorni dai nastri di partenza del Mondiale 2026 di Formula 1, e alla luce delle indicazioni emerse dai test prestagionali di Barcellona e del Bahrain, appare evidente che il ritorno di Honda come fornitore ufficiale di Power Unit sia iniziato sotto il segno delle difficoltà. Dopo la prima esperienza nell’era turbo-ibrida, iniziata in modo travagliato con McLaren e poi culminata nei titoli mondiali conquistati da Max Verstappen in Red Bull, il costruttore giapponese ha scelto di rimettersi in gioco con un nuovo programma di fornitura Power Unit, avviato però senza poter contare direttamente sull’intero patrimonio tecnico accumulato negli anni precedenti – ora confluito nel progetto Red Bull Powertrains.

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Aston Martin Honda AMR26 2026
(Photo by Alessio Morgese/NurPhoto via Getty Images).

Una scelta ambiziosa, ma estremamente complessa, condizionata da una serie di fattori che stanno limitando in modo significativo il rientro in pista del marchio giapponese e, di riflesso, il lavoro della scuderia di Silverstone. I primi segnali di difficoltà sono emersi già durante lo shakedown a porte chiuse, quando Aston Martin è riuscita a completare appena un’ora di attività nella seconda giornata. A Barcellona, sede della prima delle tre sessioni di test prestagionali previste per il 2026, il team si è presentato soltanto nella quarta delle cinque giornate in programma, mentre in Bahrain, il piano di prove è stato pesantemente condizionato da problemi alla batteria e dalla carenza di componenti fondamentali della Power Unit.

Il bilancio è impietoso in termini di chilometraggio: nell’ultima tre giorni in Bahrain, a fronte dei 432 giri completati da Mercedes, la squadra più attiva in pista, Aston Martin si è fermata a quota 128. Un dato che assume contorni ancora più preoccupanti se esteso all’intero arco dei test pre-stagionali, dove le vetture motorizzate Honda hanno percorso complessivamente appena 400 tornate, facendo registrare il peggior riscontro assoluto tra tutti i costruttori, persino alle spalle di Audi, anch’esso al debutto come motorista, capace invece di totalizzare 954 giri.

 

Un doppio handicap: ritardo e cost cap

Numeri che trovano una spiegazione precisa nelle parole di Tetsushi Tsunoda, responsabile dello sviluppo delle Power Unit Honda, secondo il quale alla base di queste difficoltà vi sono due fattori determinanti: l’ingresso tardivo nel nuovo ciclo regolamentare e l’introduzione del tetto di spesa per i motoristi. Il costruttore giapponese ha infatti ufficializzato il proprio ritorno in Formula 1 soltanto alla fine del 2022, con un anno di ritardo rispetto ai principali concorrenti, perdendo una fase cruciale di sviluppo. A questo si è aggiunta, nel 2023, l’entrata in vigore del cost cap, che ha ulteriormente limato i margini di manovra, limitando la possibilità di recuperare terreno attraverso investimenti massicci in ricerca e sperimentazione.

È chiaro che partire in ritardo, senza poter avviare subito uno sviluppo su larga scala, rappresenta uno svantaggio. Questa volta c’è un cost cap, ed è una situazione diversa dal passato. In precedenza l’azienda poteva concentrare risorse ingenti, ma ora non è più possibile procedere in quel modo. Non si possono più esplorare liberamente tutte le soluzioni tecniche. Prima del 2023, gli altri produttori potevano sperimentare liberamente, gettando numerose basi di sviluppo. Ora questo non è più consentito“.

 

La lezione del passato

Nonostante il contesto complesso, in casa Honda prevale la fiducia. L’esperienza maturata durante il travagliato rientro in Formula 1 con McLaren, segnato dalle celebri critiche di Fernando Alonso nel 2015 e culminato nel titolo mondiale 2021 con Red Bull, rappresenta una base solida su cui costruire il futuro.

Nel 2017 individuammo un concetto di combustione ad alta velocità, ma inizialmente causava una perdita di potenza nel tempo. Solo dopo continui tentativi e miglioramenti riuscimmo a perfezionarlo nel 2018. È la dimostrazione che, con perseveranza e metodo, possiamo superare anche le sfide più complesse“.


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