“Frustrazione al massimo”. Bearman chiude il GP d’Australia al settimo posto ma solleva nuovi dubbi sull’efficacia del nuovo sistema di sorpasso. Rimpianto DRS?
Il primo Gran Premio della nuova stagione di F1 ha subito acceso il dibattito attorno al regolamento tecnico, attirando critiche sia da parte degli addetti ai lavori che dai piloti stessi. Alle dure opinioni di piloti come Max Verstappen, si è aggiunta anche quella di Oliver Bearman, protagonista di un solido fine settimana.
In un weekend dominato dalle Mercedes e dai numerosi dubbi relativi al cambio di regolamento, il team Haas ha conseguito buoni risultati, inserendosi stabilmente a centro gruppo con il settimo posto di Bearman e l’undicesimo di Ocon e dimostrando una buona competitività rispetto agli avversari.
Situazioni complesse:
Nonostante la buona rimonta, dal dodicesimo piazzamento al settimo finale, ed i sei punti conquistati, il pilota classe 2005 ha spiegato di non essere pienamente soddisfatto della sua gara.
I sorpassi, che la FIA ha cercato di incentivare con il nuovo sistema di energia e di aerdoinamica, si sono invece rivelati più complicati e meno entusiasmanti del previsto.

“Non posso certo definire entusiasmante la battaglia che ho vissuto in pista, visto che sono rimasto bloccato in quella posizione per almeno venti o trenta passaggi“, ha spiegato Bearman nel post gara.
“La situazione è complessa: il vantaggio che riesci a ottenere attivando la modalità boost, o meglio quella di sorpasso, si riduce ad appena un decimo di secondo, mentre il disturbo che subisci restando in scia ti fa perdere molto più tempo. In quella fase della corsa la frustrazione era davvero ai massimi livelli”.
Le differenze con il DRS:
Bearman sembra quasi rimpiangere il vecchio sistema di DRS, che è stato ora sostituito dal complesso sistema boost energetico e di aerodinamica attiva. Durante la gara australiana numerosi piloti si sono infatti trovati a gestire il vantaggio dei piloti davanti, incapaci di sfruttare avvicinarsi sufficientemente per completare il sorpasso.
Il britannico ha raccontato queste difficoltà analizzando la sua gara, trascorsa per circa venti giri alle spalle di un abile Arvid Lindblad, alla sua prima gara in Formula 1.
“Avevo un ottimo ritmo e sentivo di poterne avere di più, ma Arvid [Lindblad] si difendeva con estrema abilità sfruttando ogni briciolo di prestazione della sua vettura, e per questo gli rendo merito. È stato snervante restare piantato a un secondo di distacco, penalizzato anche dalla loro power unit che è decisamente vigorosa sui rettilinei”.

L’alfiere di casa Haas ha quindi fatto un paragone con le monoposto della passata stagione.
“Se guardiamo alla passata stagione, con il sistema DRS potevi realmente guadagnare terreno; su questo tracciato il vantaggio era di sei decimi, a fronte di un delta necessario per completare la manovra di circa nove decimi. Ora il guadagno è di un solo decimo, mantenendo però lo stesso distacco necessario per passare. Mi è servita un’eternità per superarlo, quando con le vecchie regole avrei sbrigato la pratica in tre giri”.
La “trappola” del Boost:
L’inedito sistema di Boost rappresenta una delle novità più chiacchierate del paddock. Con questa novità, i piloti possono utilizzare il Boost liberamente, sia in fase offensiva che in difensiva e quando viene attivato si raggiunge un picco di prestazione temporanea; ma questo non convince.
Secondo Bearman questo sistema mostra però una doppia faccia; se può risultare spettacolare in alcune fasi della gara, tende però a stabilizzare le posizioni, rendendo più complesso creare reali opportunità di sorpasso.

“È stato tutto molto frustrante, anche se devo ammettere che nei primi due giri, quando usavo il pulsante del boost senza troppa strategia, volavo letteralmente sui rettilinei superando chiunque. In quel momento è stato piuttosto divertente, ma è una dinamica che svanisce appena la gara si stabilizza”.
Il primo appuntamento dell’anno non ha quindi solo assegnato i primi punti, ma ha anche sollevato più dubbi e criticità che certezze. Un tema destinato a far discutere ancora per parecchie gare.
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