Dall’Olanda rimbalza un’indiscrezione pronta a far discutere e capace di riscrivere il finale della stagione 2026: la F1 valuta nuove soluzioni per salvare il calendario? In arrivo quattro gare consecutive senza soste?
La Formula 1 rimarrà ferma fino al primo weekend di maggio a causa della complessa situazione geopolitica. I Gran Premi del Bahrain e dell’Arabia Saudita sono infatti stati cancellati, essendo scenario del confitto in corso.
Nonostante lo stop forzato, il Circus della Formula 1 non si è certo fermato. I team stanno approfittando di queste settimane di pausa per apportare i primi aggiornamenti tecnici della stagione, mentre la FIA è alle prese con un regolamento particolarmente problematico e che continua a generare numerose critiche tra addetti ai lavori e team.
Parallelamente, la Federazione è impegnata nella ricerca di possibili alternative per evitare la cancellazione definitiva dei due appuntamenti.
Un’indiscrezione che potrebbe cambiare gli scenari
A riaccendere il dibattito è stata un’indiscrezione riportata nelle scorse ore da Robert Doornbos, ex pilota ed oggi coinvolto nell’organizzazione del GP di Jeddah. Intervenuto ai microfoni di Ziggo Sport, il canale sportivo tra i più gettonati dei Paesi Bassi, Doornbos ha dichiarato che si starebbe valutando la possibilità di reinserire l’appuntamento in Arabia Saudita nel calendario di quest’anno.

Stando all’indiscrezione, l’ipotesi sarebbe di rinviare il GP di Abu Dhabi, tradizionalmente atto finale del campionato, nel fine settimana dal 6 al 13 dicembre (ora in programma il 6 dicembre). In questo modo si creerebbe uno spazio per collocare la gara saudita il 6 dicembre.
Se questo scenario dovesse concretizzarsi, si potrebbe assistere ad una finale estremamente intenso: quattro gare consecutive senza un weekend i pausa. Il calendario vedrebbe nello specifico: Las Vegas, Qatar, Arabia Saudita (che andrebbe inserita il 6 dicembre) e Abu Dhabi (13 dicembre), con trasferimenti logistici particolarmente complessi, soprattutto nel passaggio dal circuito del Nevada a Losail in pochissimi giorni.
Il peso dei fattori economici
Dietro queste valutazioni non ci sono solo motivazioni sportive. Una parte significativa degli introiti della Formula 1 proviene proprio dal Medio Oriente, in modo particolare dall’Arabia Saudita, sede di Aramco, la compagnia petrolifera statale saudita e uno dei Global Partner più ricchi della Formula 1.

Infatti, secondo diverse stime, il contributo complessivo di Arabia Saudita e Bahrain si aggira attorno ai 115 milioni di dollari per le licenze di hosting. A questa somma si aggiungono poi altre importanti cifre derivanti da sponsorizzazioni locali, come pacchetti di hospitality premium, vendite di biglietti, diritti televisivi e altre entrate correlate all’impatto del paddock. Complessivamente, Liberty Media quantifica il mancato incasso tra 190 e 200 milioni di dollari.
Una sfida su più fronti
Al momento si tratta solo di un’indiscrezione e non ci sono ancora riscontri ufficiali. Di certo il reinserimento del weekend in Arabia Saudita rappresenterebbe una sfida significativa sotto diversi punti di vista: sportivo, politico e, soprattutto, logistico mettendo a dura prova team e piloti in una fase cruciale del campionato.

Non bisogna però sottovalutare il peso di uno scenario geopolitico in continuo mutamento. Nulla esclude, infatti, che altri appuntamenti del mondiale possano slittare o essere cancellati; osservati speciali rimangono Baku, Qatar e Abu Dhabi, eventi particolarmente sensibili nello scacchiere internazionale.
Il calendario del 2026 rischia di trasformarsi in un puzzle in continua evoluzione.
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