Nel 1992 la Williams di Nigel Mansell sembrava imbattibile e la McLaren-Honda di Ayrton Senna ormai fuori dai giochi. Ma tra le strade del Principato, il brasiliano trasformo una gara già decisa in una delle vittorie più emozionanti della storia della Formula 1
Il Gran Premio di Monaco del 1992 è entrato nella storia della Formula 1 come una delle più straordinarie vittorie di Ayrton Senna. Una vittoria nata dall’orgoglio, dalla tenacia e dalla capacità del brasiliano di trasformare una gara apparentemente persa in un capolavoro.
La stagione 1992 sembrava aver sancito la fine del dominio McLaren-Honda: dopo quattro anni da protagonista assoluta, la scuderia di Woking si ritrovava con una MP4-6 ormai superata e una nuova MP4/7 che non riusciva minimamente a competere con le rivoluzionarie Williams-Renault. Anche il motore Honda, all’ultimo anno in Formula 1, non era più il riferimento tecnico del campionato.
Nelle prime cinque gare Ayrton Senna aveva raccolto appena due podi e nessuna pole position, impensabile per il tre volte campione del mondo. Dall’altra parte Nigel Mansell dominava la scena: cinque pole consecutive nelle prime cinque gare e una Williams FW14B che sembrava imbattibile.
Già dal giovedì di Monte Carlo, però, si intuì che qualcosa poteva essere diverso. Nella prima sessione di qualifiche Mansell risultò sì il più veloce, ma il vantaggio su Senna era di appena sette decimi, un margine sorprendentemente ridotto rispetto ai distacchi visti fino a quel momento.

Nella sessione del sabato, invece, Mansell conquistò la sua sesta pole position consecutiva con uno straordinario 1’19″495, nuovo record della pista e quasi nove decimi più veloce della pole ottenuta da Senna l’anno precedente. Dietro di lui si qualificò Riccardo Patrese, mentre Senna riuscì a strappare la terza posizione.
Alla partenza Mansell mantenne il comando, ma Senna fu perfetto e superò immediatamente Patrese, conquistando il secondo posto. Da quel momento la gara sembrò seguire il copione previsto: Mansell allungò progressivamente, mentre Senna si difese dagli attacchi del resto del gruppo.
Con il passare dei giri Mansell accumulò un vantaggio enorme. La gara sembrava ormai decisa quando, al 71° giro, arrivò il colpo di scena. La Williams numero 5 accusò un problema alla ruota posteriore sinistra. Convinto di avere una foratura, Mansell rientrò ai box. In realtà il problema riguardava il dado della ruota che aveva danneggiato il cerchione. Il pit stop fu più lungo del previsto e il leader della corsa tornò in pista alle spalle di Senna.
Il vantaggio del brasiliano era di appena cinque secondi e mancavano solo sette giri al termine.
Da quel momento si assistette a uno dei duelli più celebri della storia della Formula 1. Mansell, forte di gomme nuove e di una vettura nettamente superiore, recuperò immediatamente il distacco. Giro dopo giro si incollò agli scarichi della McLaren, ma Senna difese la posizione con una guida magistrale. Sul circuito più stretto del mondiale, il brasiliano sfruttò ogni centimetro disponibile, scegliendo traiettorie difensive perfette e impedendo qualsiasi tentativo di attacco.

Mansell provò in ogni modo a trovare uno spiraglio, battendo anche il giro più veloce, ma non riuscì mai a portare un attacco decisivo. Alla bandiera a scacchi i due furono separati da appena 215 millesimi, mentre il resto del gruppo arrivò con oltre mezzo minuto di ritardo.
A fine gara Mansell commentò con ironia: “La vettura di Senna era troppo larga, non c’era spazio per passare né a destra né a sinistra”. Il britannico definì quel risultato “il più bel secondo posto della mia vita”, consapevole di aver perso una vittoria che sembrava ormai certa.
Senna, dal canto suo, ammise di aver avuto fortuna ma rivendicò il merito di essersi trovato nella posizione giusta per approfittarne: “Ho vinto la lotteria. Ho fatto di tutto per essere pronto a cogliere un eventuale regalo della sorte.”

