A Monza, la vittoria di Michael Schumacher, il dramma di Paolo Gislimberti e quelle lacrime davanti al ricordo di Ayrton Senna
Il Gran Premio d’Italia del 2000 è una di quelle gare che la Formula 1 non può raccontare soltanto attraverso la classifica. Quel 10 settembre, a Monza, Michael Schumacher tornò a vincere dopo cinque gare difficili e riaprì un Mondiale che sembrava essergli sfuggito. Ma la domenica italiana fu anche segnata da una tragedia: Paolo Gislimberti, volontario della CEA, perde la vita dopo essere stato colpito da una ruota staccatasi dalla Jordan di Heinz-Harald Frentzen durante l’incidente alla Variante della Roggia.
Schumacher arrivava a Monza con la necessità di dare una risposta dopo cinque gare complicate: tre vittorie nelle prime gare dell’anno, poi un periodo complicato, tra ritiri e incidenti. In Belgio, soprattutto, Mika Häkkinen lo aveva battuto con quel sorpasso diventato uno dei momenti simbolo della stagione. Dopo Spa, il finlandese era in testa al Mondiale con 74 punti contro i 68 di Schumacher.
A Monza, però, la Ferrari si mostrò subito competitiva. Schumacher conquistò la pole position con 1’23″770, davanti di appena 27 millesimi al compagno Rubens Barrichello. Prima fila tutta rossa, Häkkinen terzo.
Al via Schumacher mantenne la prima posizione, mentre Barrichello perse terreno. Poi, alla Variante della Roggia, arrivò il dramma. Barrichello tentò di superare la Jordan di Jarno Trulli, ma Frentzen arrivò lungo in frenata e colpì Zonta e Trulli. L’incidente coinvolse anche Barrichello, David Coulthard e Pedro de la Rosa, mentre Johnny Herbert riuscì a raggiungere i box con la vettura pesantemente danneggiata. La carambola costrinse diversi piloti al ritiro e lasciò una grande quantità di detriti in pista.
Ma la tragedia avvenne fuori dalla pista.

Una ruota staccatasi dalla Jordan di Frentzen colpì Paolo Gislimberti, che si trovava dietro il guard-rail. I soccorsi furono immediati: al volontario venne praticato il massaggio cardiaco e successivamente fu trasportato d’urgenza in ospedale. Nonostante gli interventi, Gislimberti morì. Aveva 33 anni.
La Safety Car rimase in pista per dieci giri, permettendo di ripulire il tracciato e di prestare i soccorsi. La tragedia riportò inoltre al centro dell’attenzione la sicurezza delle ruote, con la Federazione che per il 2001 deciderà di raddoppiare i cavi di ritenzione.
Quando la gara ripartì, Schumacher riuscì a imporre il proprio ritmo. La Ferrari F1 2000 era particolarmente efficace sui rettilinei e il tedesco costruì progressivamente un margine importante su Häkkinen. Al 38° giro il vantaggio aveva superato i dieci secondi. Schumacher effettuò la sua unica sosta, imitato poco dopo dal rivale della McLaren. Tornato in testa al 42° giro con oltre undici secondi di vantaggio, il pilota tedesco controllò il recupero di Häkkinen fino alla bandiera a scacchi.
Per Schumacher era la 41ª vittoria in Formula 1, la stessa cifra raggiunta da Ayrton Senna. Secondo Häkkinen, terzo Ralf Schumacher.
Era una vittoria liberatoria. Dopo quasi tre mesi di difficoltà, Schumacher era tornato a vincere proprio a Monza, davanti al pubblico italiano. Ma il momento più emozionante della giornata arrivò poco dopo, lontano dal podio.
Durante la conferenza stampa gli venne chiesto cosa significasse aver eguagliato le 41 vittorie di Senna. Schumacher cercò di rispondere, ma l’emozione prese il sopravvento e il pilota tedesco scoppiò in lacrime.

Quelle immagini raccontano forse più della stessa vittoria. Schumacher aveva appena ritrovato la vittoria e riaperto il Mondiale, ma davanti ai microfoni mostrò tutta la sua fragilità: la pressione di dover essere sempre all’altezza, il peso di una domenica drammatica e il ricordo di Ayrton Senna.
Monza diventò il punto di svolta del campionato: il distacco da Häkkinen scese a due punti e Schumacher vinse le successive tre gare, conquistando poi il suo terzo titolo mondiale e riportando il campionato piloti a Maranello dopo 21 anni.

