Analisi Sprint Race GP Olanda – Russell vince di misura, ma Ferrari con Leclerc gira sui suoi stessi tempi. McLaren crolla a causa del degrado, ma è nella lotta.
La Sprint Race di Zandvoort si attiene al copione delle aspettative, con Russell che porta a casa la vittoria senza troppe difficoltà. La stretta e tortuosa pista olandese si conferma, come prevedibile, poco adatta per il format della garetta, regalando una corsa non particolarmente ricca di azione e ravvivata nel finale dal sorpasso di Leclerc a Norris, che ha poi rischiato di perdere la posizione anche su Antonelli, e dalla possibilità di pioggia, che inizia a cadere copiosamente sul tracciato ma subito dopo che il gruppo di vertice è transitato sotto alla bandiera a scacchi.
Da questi 24 giri di gara si possono ricavare comunque alcune informazioni interessanti sui valori in campo e sul ritmo, senza dimenticare però che con la riapertura del parco chiuso prima delle qualifiche i team apporteranno sicuramente qualche modifica per perfezionare la messa a punto della vettura.
Mercedes

Mercedes, pur rimanendo ancora a secco di grossi aggiornamenti, continua a vincere, grazie a un pacchetto complessivo che funziona. Lo sfruttamento della Power Unit si è confermato impareggiabile, soprattutto sul giro secco, mentre il telaio ha dato ottimi riscontri nel primo e nel terzo settore, pur sacrificando un po’ la percorrenza dei curvoni del settore centrale. Infine, la possibilità di partire davanti a tutti e di avere aria pulita è stata importantissima per Russell, che ha potuto imporre il suo ritmo ed è riuscito a crearsi un piccolo margine di sicurezza sugli inseguitori, tra i quali il più temibile è stato Leclerc.
Ferrari

In termini di performance, Mercedes e Ferrari sono infatti state grossomodo sullo stesso livello, con Russell e Leclerc che hanno girato su tempi molto simili da dopo il giro 18, quando il monegasco si è liberato del traffico di Norris, e hanno difatti mantenuto un gap di 1.3/1.4 secondi.
Considerando che il #16 ha corso con una mescola più morbida – è stato l’unico della top10 a scegliere le soft contro le medie di tutti gli altri – e quindi più soggetta a usura e ha percorso circa 3/4 di gara in aria sporca sotto al secondo dalla monoposto davanti, il fatto che il passo sia rimasto sempre competitivo e al livello di quello Mercedes è sicuramente un buon segnale per quanto riguarda la gestione gomme e il passo della SF-26.
Se Leclerc è stato autore di una prestazione solida, lo stesso non si può dire di Hamilton, che è arrivato 7° dietro a Verstappen senza mai avere realmente l’occasione di superarlo. La Red Bull è, almeno, finora 4° forza a Zandvoort, ma con l’olandese, fresco di rinnovo, è comunque riuscita a sfiorare la top5, chiudendo subito alle spalle di Piastri – che continua a soffrire nel confronto interno con Norris -.

A ogni modo, Ferrari può guardare con ottimismo al resto del weekend, consapevole che la macchina, anche grazie ai nuovi aggiornamenti, è competitiva, soprattutto sul passo. Sarà però fondamentale trovare qualcosa in più sul giro secco, in quanto la track position, come visto nella garetta, svolgerà un ruolo chiave negli equilibri del GP. I tecnici del Cavallino faranno verosimilmente qualche correzione nelle regolazioni aerodinamiche e meccaniche, ma potrebbe esserci del margine di guadagno anche nella gestione dell’energia, dopo che ieri il #16 era in pole provvisoria fino all’ultima curva, ma dopodiché la carenza di spinta dalla Power Unit gli ha fatto perdere 2 posizioni. La potenza resta limitata, ma una riprogrammazione dell’erogazione nell’arco del giro potrebbe fare la differenza.
Sempre per quanto riguarda la Rossa, non si può non constatare che ormai il vantaggio che aveva allo spegnimento dei semafori è completamente svanito, con i motorizzati Mercedes che hanno colmato il gap. Oggi Leclerc non è nemmeno riuscito a sfruttare la soft, mentre Mercedes e McLaren sono riuscite ad avere uno scatto da fermo migliore.
McLaren

Nella Sprint Race McLaren è apparsa lievemente più attardata rispetto a Mercedes e Ferrari. Nei primi giri il gap tra Norris e Russell oscilla attorno al secondo e rimane in quella fascia fino al 16°-17° giro. Dal passaggio successivo, quando subisce il sorpasso di Leclerc, i tempi del #1 subiscono invece un crollo, alzandosi di qualche decimo e facendo sì che terminasse la gara a quasi 4 secondi dal ferrarista. Nelle fasi finali Norris deve anche guardarsi le spalle da Antonelli, che non si lancia in manovre azzardate – pensando anche al campionato – ma che forse con uno o due giri in più avrebbe potuto sferrare l’attacco per il 3° posto.
L’impressione è che la MCL40, col setup attuale, sia più puntata sull’anteriore e quindi molto aggressiva sulle gomme posteriori, determinandone un maggior consumo. Difatti, Norris già dopo una decina di giri lamentava di non avere molta stabilità al retrotreno. Sul giro secco, però, la vettura papaya è assolutamente pericolosa, motivo per cui è lecito aspettarsi che, con le correzioni che verranno apportate nel parco aperto, anche in qualifica e nel GP ci sarà lotta a tre tra Mercedes, Ferrari e McLaren.

