Kimi Antonelli ha rivelato che la scorsa stagione si concentrava troppo sui risultati senza godersi il momento
Subito dopo la conquista del suo primo titolo mondiale, Kimi Antonelli, ha confessato che la sua prima stagione nella massima categoria non è stata per nulla facile, svelando di aver incontrato difficoltà che rischiavano di compromettere le sue prestazioni.
Kimi oggi e Kimi ieri
Kimi Antonelli ce l’ha fatta: è riuscito a coronare il suo sogno diventando Campione del mondo. Gli sembra surreale e deve ancora realizzare davvero quello che è successo. Per lui questa è solo una base di partenza su cui costruire qualcosa e tornare ancora più forte. I successi in questa stagione gli hanno permesso di acquisire sicurezza nelle sue capacità, permettendogli di fare quello step che mancava e di “sbloccare il livello successivo”.
Oggi quel ventenne bolognese appare molto sicuro di sé e delle sue abilità, non si scoraggia mai e rimane concentrato sul suo obiettivo principale: fare bene, crescere e migliorarsi sempre. Ma non è sempre stato così: l’anno scorso ha avuto dei problemi per quanto riguarda il mindset che lo avevano reso parecchio insicuro delle sue prestazioni, tanto da credere di non meritare un sedile in Formula 1.

I momenti difficili
Kimi Antonelli ha raccontato che durante lo scorso anno, il suo primo nella massima categoria, ha dovuto affrontare dei momenti difficili. Ha dubitato di sé stesso più volte, mettendosi parecchio in discussione: “Sono abbastanza bravo per tutto ciò?” era il pensiero più ricorrente nella sua testa. Uno dei suoi problemi più grandi riguardava la mentalità e l’atteggiamento con cui entrava in macchina: dice che aveva troppa paura di fare errori, troppa paura delle sue prestazioni e di essere fin troppo concentrato sul risultato finale.
Ciò che gli mancava era, però, tutto il processo che lo portava a quel risultato finale: la cosa lo rendeva parecchio teso, impedendogli anche di godersi come avrebbe voluto la guida e il weekend nella sua interezza. La sua mente continuava a riportarlo in maniera quasi ossessiva al conseguimento di un risultato che, alla fine, non arrivava.

Dopo Monza, il team si è riunito in un meeting e in quell’occasione “lo hanno preso un po’ a calci nel sedere” racconta Kimi Antonelli scherzosamente. Una strigliata che gli è servita parecchio, ammette poi:” Era il reset di cui avevo bisogno, ho capito che cosa dovevo sistemare per guidare meglio, sfruttare meglio il potenziale ed essere più consistente”
“È stata una grande cosa su cui concentrarsi: provare ad essere il più presente possibile e ricordarmi di godermi il weekend il più possibile, perché alla fine sono fortunato di fare questo lavoro e sono molto grato”
Nonostante ciò, Toto, non ha mai smesso di credere per un secondo in lui e gli ha fatto capire di non essersi pentito della scelta che ha fatto scommettendo su di lui. Sapere di avere il supporto totale del team è stato un fattore cruciale per Kimi, in modo da riuscire a superare tutte le paure che lo assillavano

L’importanza di avere persone care vicino
Antonelli ha anche parlato della svolta che ha avuto nel corso di questa stagione e, oltre ai cambiamenti di mindset, ha spiegato che più di tutto gli è stato molto utile l’avere accanto le persone a lui care: la famiglia e gli amici hanno avuto un ruolo importante quest’anno. Lo hanno aiutato a rimanere con i piedi per terra quando tornava a casa, lo aiutavano a staccare la testa, a riposarsi e divertirsi per poi tornare concentrato nei weekend di gara e riuscire a fare meglio.
Fra tutti spicca il rapporto con il papà, Marco, che gli ha fatto da mentore: “Mi conosce meglio di tutti, è bello avere sempre qualcuno su cui poter contare e che è sempre lì pronto a guidarti nelle varie situazioni. Cerca sempre di insegnarmi qualcosa di nuovo, non necessariamente sulla guida, ma anche sulla vita” ha poi continuato Kimi.

Per Kimi Antonelli non è stato tutto così facile come è sembrato: ha dovuto convivere per un anno anche con ciò che le altre persone pensavano di lui: molti infatti hanno creduto che fosse troppo giovane e che la scelta di riservargli un sedile in Formula 1 fosse azzardata.
Il neo Campione del mondo ha saputo dimostrare a tutti, ma a sé stesso in primis che lui, quel sedile, se lo merita davvero. Per fare ciò prima ha dovuto fare i conti con ciò che lo tormentava di più. Di fianco a lui, per aiutarlo a superare le paure, c’erano il team, gli amici e la famiglia, che gli hanno insegnato a godersi di più il momento, rimanendo sé stesso.

