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F1 | Kimi e “Bono”, un’intesa perfetta: il successo di Antonelli visto da Peter Bonnington

Il rapporto simbiotico tra l’ingegnere di pista e il neo campione del mondo emerge nei momenti chiave della stagione. Dai primi test Mercedes per Antonelli, fino al trionfo mondiale in Messico, il racconto di chi ha guidato i più grandi della storia

Se la Formula 1 è sempre più uno sport fatto di millisecondi, di dati telemetrici e di ingegneria estrema, la vera differenza però la fa ancora il fattore umano. Nel box Mercedes, il trionfo di Andrea Kimi Antonelli porta una firma inconfondibile: quella di Peter Bonnington, conosciuto ormai da tutti come “Bono“. L’ingegnere di pista britannico, celebre per aver affiancato leggende del calibro di Michael Schumacher e Lewis Hamilton, ha vissuto l’ascesa del pilota bolognese non solo come compito professionale, ma anche e soprattutto come un autentico percorso di crescita condiviso. Quell’urlo liberatorio via radio — “Get in there, Kimi. Champion of the world” — sintetizza un legame costruito curva dopo curva, team-radio dopo team-radio.

Dalle prime impressioni alla simbiosi totale nel box

Il loro rapporta nasce ben prima dell’esordio ufficiale di Kimi in Formula 1. Durante i test TPC (Testing Previous Cars) condotti al volante delle vecchie vetture di Brackley, Bonnington e Antonelli hanno iniziato a conoscersi e a porre le prime basi del loro legame professionale e soprattutto personale; fu proprio in quelle sessioni a porte chiuse che l’ingegnere di pista britannico si trovò ad analizzare per la prima volta quel “diamante grezzo”.

Bono mentoring

Nelle categorie propedeutiche i risultati parlano chiaro, ma salire su una vettura da mille cavalli richiede un impatto sensoriale e fisico devastante. Nelle prime settimane di lavoro congiunto, Bono sapeva di avere tra le mani un potenziale straordinario ma stimava che ci sarebbero voluti sicuramente alcuni anni. Invece, come ha raccontato lo stesso Bonnington:

“Non mi aspettavo però che tutto accadesse così in fretta. Pensavo che ci sarebbero voluti alcuni anni. Ovviamente aveva al suo fianco un compagno di squadra eccezionale come George, un pilota molto forte dal quale poter imparare. Ma arrivando a quest’anno abbiamo visto alcune prestazioni davvero straordinarie e credo che, una volta iniziata la stagione europea, abbia pensato: forse sì, forse è possibile.”

E sul metodo di lavoro, Bono ha aggiunto:

“Lui è come una spugna: riesce ad assorbire tutte le informazioni che gli vengono date e questa è una delle sue qualità, imparare in fretta. Per questo la prima stagione è stata di apprendimento, mentre questo è stato l’anno dell’esecuzione.”

Kimi bono box

La gestione dei weekend “difficili” e la crescita accelerata

Ciò che ha reso unico il lavoro di Bonnington a fianco del giovane campione italiano è stata la gestione psicologica dei momenti di tensione. Quando la W17 ha mostrato dei limiti tecnici o passaggi a vuoto nelle tappe europee, mentre il compagno di squadra George Russell cercava faticosamente la quadra sull’assetto, l’asse Kimi-Bono ha fatto da bussola all’intera squadra.

In circuiti storici e severi come Monaco o Monza, la capacità di Bonnington di calibrare le comunicazioni via radio ha permesso ad Antonelli di esprimere quel mix di velocità e freddezza tipico dei campioni. Ogni debriefing tecnico si è trasformato in una lezione accelerata, dove la naturale inclinazione del pilota ad ascoltare e correggere il tiro ha permesso alla Mercedes di restare competitiva anche quando la vettura non era il riferimento della griglia.

bono Kimi podium

L’investitura del maestro: “Ha lo stesso fuoco di Lewis e Michael”

Lavorare con Peter Bonnington significa aver visto da vicino la grandezza. Dalle battaglie iridate con Jenson Button fino ai trionfi storici con Hamilton e alla meticolosità maniacale di Schumacher, il tecnico britannico possiede il metro di paragone definitivo per giudicare un fuoriclasse.

Parlando del talento di Antonelli, Bono demolisce la vecchia teoria delle diecimila ore di gavetta per lasciare spazio a un’investitura solenne:

“Per anni ho creduto nella regola delle 10.000 ore. Poi però ho avuto modo di osservare la grandezza da vicino e ho capito che il talento puro esiste davvero. È quel paio di decimi al giro che non puoi imparare semplicemente girando: o ce l’hai oppure no. E lui ce l’ha, come Lewis e Michael. Si usa spesso l’espressione ‘talento generazionale’, e a mio avviso lui è il prossimo.”

Nelle parole di Bono c’è la consacrazione definitiva: Antonelli non è soltanto il futuro della Formula 1, ma per il suo ingegnere di pista è anche il nuovo termine di paragone generazionale.

Andrea Kimi Antonelli Max Verstappen Lewis Hamilton 1

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