Project Pitlane – La Formula Uno contro il Covid

Project Pitlane – La Formula Uno contro il Covid

20 Marzo 2021 0 Di Prisca Manzoni
Tempo di lettura: 2 Minuti

E’ ormai passato un anno dall’inizio della pandemia, un anno che è sembrato eterno e velocissimo allo stesso tempo, un anno che ha segnato tutti. Circa un anno fa, anche il circus della Formula 1 è stato costretto a non disputare il GP d’Australia e a tornare nella propria patria; in poco tempo, i primi gran premi sono stati posticipati o persino annullati. Nel frattempo, il resto del mondo iniziava a capire che questo virus non sarebbe passato in fretta e che sarebbero serviti altri strumenti medici: ventilatori, CPAP e sostegni alla respirazione. Così come altri settori industriali e fabbriche, anche le scuderie con sede in UK hanno deciso di dare il loro aiuto nel domare l’ondata di coronavirus impiegando i loro sistemi ad alta tecnologia e le loro menti brillanti in una grande e nuova missione per tutti: Project pitlane. 

Per una volta non c’è stata rivalità tra team e dalle fabbriche non uscivano complicati pezzi di carbonio per macchine da competizione, bensì parti di respiratori, strumenti essenziali per simulare la respirazione di un essere umano. La grande sfida consisteva nel riuscire a modificare strumenti medici, copiarli o migliorarli con il sistema di reverse engineering, farne nuovi o farli da zero. E quale è il settore migliore a cui rivolgersi, se non il mondo in cui si parla della tecnologia più avanzata. Le scuderie e gli ingegneri sono infatti abituati alla modellizzazione, allo sviluppo di prototipi in breve tempo e alla grande organizzazione e logistica. In fondo, infatti, in entrambi i casi la produzione è delicata e richiede molta attenzione: se un pezzo è sbagliato bisogna cominciare da capo. L’unica grande differenza è che, nel caso di Project Pitlane, i pezzi necessari erano in grandissime quantità.

In prima linea c’è stata la Mercedes, che insieme alla UCL è riuscita, con il sistema di reverse engineering, a produrre dei CPAP, sistemi per l’aiuto alla respirazione, in meno di 100 ore. (Qui il link di un articolo sui respiratori Mercedes https://fuoripista.net/2021/03/18/respiratori-covid-19/ ). Interessante è stato anche il caso di Red Bull e Renault, che hanno allontanato tutte le loro lotte in pista per unirsi ed entrare gli uni nelle fabbriche degli altri per fare dei ventilatori portatili. La Mclaren, invece, ha aiutato nella produzione su larga scala di due tipi di ventilatori già esistenti, così come di carrelli per il loro trasporto. è impressionante vedere le foto del quartier generale di Woking sommerso da carrelli tra i quali sbucano due macchine da competizione, un chiaro simbolo di come il Covid abbia impattato anche questo sport e di come la risposta sia arrivata in breve tempo e con efficienza. 

Ovviamente, anche i team non inglesi hanno dato una loro grande mano, in particolar modo la Ferrari che ha aiutato con la produzione di parti per i ventilatori e con lo sviluppo di un nuovo modello più compatto ed economico ma ugualmente efficiente; la squadra di Maranello ha avuto inoltre l’attenzione di rendere il suo prototipo open source, ovvero disponibile a tutti. 

Questo grande gesto, per me, dimostra come la Formula Uno, e lo sport in generale, vada oltre la semplice competizione, ma si basi sul rispetto e l’aiuto reciproco, nonostante tutte le sfide e gli attriti. In un momento di emergenza, tutti eravamo chiamati a dare il nostro contributo, e lo siamo tutt’ora, con le nostre competenze e le nostre forze, perchè in fondo stiamo affrontando questa sfida insieme. 

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