Il racconto del Gran Premio d’Italia dai nostri occhi a Monza.

13 Settembre 2021 0 Di Prisca Manzoni

Come ogni testata giornalistica che si rispetti, anche Fuori Pista ha avuto la sua inviata speciale al Gran Premio di Monza: la sottoscritta. Per il momento ho dovuto comprare i biglietti da spettatori (Prato, si intende, ma ne parlerò dopo), ma spero un giorno ci sarà il modo di entrare con il Media Pass per questo sito… 

In ogni caso, con questo articolo vorrei portarvi dentro il circuito il più possibile, analizzando di punti di forza e di debolezza di questo weekend di gara.

PRO: CAMBIARE IL FORMAT DEL WEEKEND

Esatto, per me è stato un punto di forza portare un weekend diverso in autodromo. Sabato, infatti, ho avuto modo di assistere a ben due gare di Formula Due, a una sessione di prove libere di Formula Uno e alla Sprint Qualifying. Con questi eventi sono entrata alla 9 di mattina e sono uscita alle 18, tornando a casa stremata ma contenta (Sebbene, da tifosa di Hamilton, la qualifica non sia andata come volevo). Dunque, per me è positivo cambiare il format del weekend per avere così più azione anche al Venerdì e al Sabato. Nonostante questo, la modalità della qualifica sprint è assolutamente discutibile, come già analizzato in questo post. Esclusa la partenza, non c’è stata azione: davanti a causa della penalità di Bottas, dietro perchè non si riusciva a sorpassare. Vedere le vetture girare è sempre un’emozione, ma così a vuoto e sotto al sole non è esattamente il massimo.

CONTRO: ORGANIZZAZIONE PESSIMA

Premetto dicendo un grandissimo grazie a tutti gli Steward presenti sul tracciato, che lavoravano a turni di 12 ore (Non so neanche se pagati) solo per rendere tutto questo possibile. La colpa non è vostra, seguivate solo delle indicazioni. Quello che voglio criticare è che non si possono ritirare bottiglie e borracce all’ingresso quando ci sono 30 gradi, e poche tribune sono coperte, con la scusa della “Sicurezza” (E non dei soldi, mi raccomando) quando all’interno si vende benissimo acqua con i tappi (E non so che male in più faccia una borraccia da 750 ml anzichè da 500 ml).

Detto questo, che è comune a tutti gli eventi, un altro fatto che non ho capito è stata quella di costringere a far uscire e rientrare per far accedere al prato. Infatti, per chi, come me, entrava da Biassono, andare alla Parabolica era un giro lunghissimo che chiedeva di entrare e uscire dal tracciato. Controlli in ogni posto li posso anche capire (Ma i blocchi di gente per evitare gli assembramenti e crearne così altri no), ma non farmi fare tutto il rettilineo dopo l’Ascari a piedi ogni volta che volevo spostarmi e chiudere il sottopassaggio. Così in una giornata mi sono fatta almeno 15 km a piedi per questo. 

Una nota in coda, se posso permettermi: certi momenti l’intrattenimento molto coinvolgente, altre volte da villaggio turistico. Cringe.

PRO: PRATO IN POSIZIONE INTERESSANTE E GRADINATE

I biglietti prato (Sì, c’erano, ne parlerò dopo) quest’anno erano in un’ottima posizione: interno parabolica. E’ stato davvero stupendo vedere i piloti arrivare dall’accelerazione, frenare e cercare la linea perfetta. A seconda della posizione, si poteva vedere invece l’uscita di curva e l’arrivo al traguardo. Inoltre, i posti avevano le gradinate, quindi si poteva anche stare comodi, larghi, senza paura di un assembramento e di contagio e non si veniva schiacciati nè stipati. 

La Parabolica interna prima della curva
Dopo la Parabolica

CONTRO: PREZZI TROPPO ALTI E MESSI ALL’ULTIMO

Come immagino vi stavate aspettando, la critica più grande va ai prezzi. Capisco che vedere vincere la Mclaren dopo nove anni e Daniel dopo tre non abbia prezzo, ma c’è un limite a tutto. Anche perchè se si vogliono avvicinare allo sport i giovani, ragazzi che non lavorano ancora o comunque hanno uno stipendio ridotto, per non parlare dei problemi economici legati alla pandemia, i prezzi portano in un’altra direzione. Con i prezzi così esorbitanti, che partivano dai 100 euro al Venerdì, si dovevano saltare le ferie per farle in autodromo. Senza contare i prezzi aggiuntivi dei mezzi, degli alberghi e dei parcheggi per chi non abitava vicino. 

Io non ho venduto nessun rene per essere lì perchè alla fine sono riuscita a rimediare i biglietti prato. Sì, c’erano anche quelli, che in fondo costavano 10/20 Euro in più che gli anni scorsi. Messi alla chetichella e pubblicizzati su Instagram tra le storie, senza un vero e proprio annuncio ufficiale. Io ho la fortuna di abitare qua vicino e di non avere spese extra, perciò li ho comprati pochi giorni prima, ma altra gente ha dovuto rinunciare dato che lo ha saputo solo poco tempo prima e non ha potuto organizzarsi. In silenzio, subdoli, c’erano anche loro. Ma non diciamolo in giro, altrimenti nessuno compra quelli costosi.

PRO: ATMOSFERA AMICHEVOLE

Devo dire che con pochi presenti ho trovato gente appassionata dello sport, consapevole e sportiva. Gli altri anni, infatti, c’era dentro di tutto: gente che fischiava quando passava Hamilton, che fischiava me con la maglietta della Mercedes o gente con striscioni con insulti. Capisco che volete tifare i vostri piloti, ma si può tranquillamente fare senza. Quest’anno ho invece sentito quasi zero fischi, almeno per dove ero io, nessun commento razzista, nessuno che mi insultava quando tifavo la mia squadra. Non mi è piaciuto quando il pubblico ha applaudito e fischiato dopo l’incidente tra Verstappen e Hamilton, ma alcuni si sono ripresi con l’applauso incoraggiante quando il pilota inglese è sceso e ha camminato.

Inoltre, nonostante i pochi presenti, il tifo Ferrari si sentiva eccome: la passione dei tifosi della Rossa va oltre anche a questi limiti, e questa è stata proprio una bella vista. 

Il vero eroe della giornata di Sabato: il tifoso orange con la divisa da leone sotto il sole cocente (Da notare dietro le tribune vuote.)

CONTRO: POCA GENTE 

Di pari passo con i costi eccessivi, ci sta anche questo contro. Gli spalti erano vuoti, la mattina presto quando ha vinto Pourchaire in Gara Uno o Piastri nella Feature Race ad applaudire eravamo in quattro gatti, mi è dispiaciuto per loro. Le telecamere inquadravano sempre quelle tribune per far vedere che c’era gente, ma io ero tranquillamente accampata e stavo facendo salotto per quanto spazio c’era. Poco rosso, sebbene il tifo fosse accesissimo. 

Alla fine, però, sono gli organizzatori, non i fan, che ci vanno di mezzo, specialmente dopo aver visto Zandvoort. Saremmo stati così anche noi se ci fosse stata un poco più di attenzione alle persone.

Alcune bandiere all’ingresso
La vettura del 2022 esposta in Fanzone
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