Un giro di pista: il Circuit of the Americas di Austin (GP degli Stati Uniti)

Un giro di pista: il Circuit of the Americas di Austin (GP degli Stati Uniti)

21 Ottobre 2021 0 Di Sebastiano Vanzetta

La prima tappa del tour delle Americhe per la Formula 1 sarà quella texana. Ad Austin, andrà infatti in scena il GP degli Stati Uniti, tra le curve del Circuit of the Americas. Salta a bordo e scoprine i segreti!

Texas: la terra dei cowboy, dei barbecue, del centro spaziale della NASA e del Gran Premio degli Stati Uniti. È proprio in terra texana, precisamente ad Austin, che si correrà la 17esima tappa del mondiale di Formula 1. Il “Circuito delle Americhe” fa il suo ritorno in calendario, dopo che la pandemia aveva costretto gli organizzatori a rinunciare all’edizione 2020 della gara americana.

Il tracciato, progettato, udite udite, da Hermann Tilke (strano no?) ha ospitato il gran premio statunitense a partire dal 2012 in poi (fatta eccezione, ovviamente, per il 2020). Sorge a sud della città di Austin ed è stato pensato per ospitare le gare di F1 e MotoGP, oltre a quelle di altre categorie come l’Indycar o il WEC. A luglio del 2010 si annuncia la costruzione, che inizia nel dicembre dello stesso anno. Due anni più tardi termina la costruzione e il circuito viene subito inserito nel calendario del 2012.

È lungo 5,5 km e presenta un totale di 20 curve. Molte di queste prendono ispirazione da quelle di famosi circuiti come la sequenza Maggotts-Becketts-Chapel di Silverstone, le curve dell’arena ad Hockenheim e la curva 8 di Istanbul. Una particolarita è quella del rettilineo principale, che nella parte finale è in salita. Il circuito, poi, dispone di una torre panoramica alta 77 metri che offre una vista a 360° della pista nonché panoramiche sulla città di Austin. La piattaforma di osservazione, accessibile al pubblico a pagamento, può ospitare fino a 75 visitatori. Ultimo, ma non per importanza, l’Anfiteatro Austin360, pensato per prenotare grandi concerti.

Hamilton durante il GP di Austin del 2012

In termini di numeri, è Sir Lewis Hamilton ad avere il maggior numero di vittorie tra le curve texane. Sono 5, infatti, i successi per l’inglese nella patria dei cowboy. Proprio Hamilton, nel 2012, su McLaren, ha vinto la gara inaugurale del circuito di Austin. Una vittoria a testa, invece, per Sebastian Vettel (2013, su Red Bull), Kimi Raikkonen (2018, su Ferrari) e Valtteri Bottas (2019, su Mercedes). Sempre Hamilton guida la classifica delle pole position ottenute sul tracciato, con 3. 2 invece per Sebastian Vettel e Nico Rosberg e una per Valtteri Bottas. 5 vittorie, poi Mercedes, e una per McLaren, Red Bull e Ferrari.

Il giro migliore in gara è opera di Charles Leclerc nel 2019 a bordo della Ferrari SF90 con un tempo di 1.36.169. Austin, inoltre, è stato teatro della vittoria dei mondiali 2015 e 2019 per Lewis Hamilton e dell’ultima vittoria in carriera (fino a d’ora) di Kimi Raikkonen nel 2018, la prima dal suo ritorno in Ferrari.

Analisi e disclaimer

Saliamo a bordo della Mercedes W10 di Valtteri Bottas per il giro che gli è valso la pole position dell’edizione 2019. L’analisi è da considerarsi puramente amatoriale e non professionale. I crediti del video vanno al canale YouTube ufficiale della Formula 1.

Primo settore

Il primo settore va dal rettilineo principale a dopo curva 6. Si va a frenare forte in salita per curva 1, un tornantino stretto, e poi ci si butta in discesa, dopo curva 2 a destra, verso l’imitazione del tratto Maggotts-Becketts di Silverstone, cioè curve 3, 4, 5 e 6. Queste curve, in qualifica, sono affrontate a gas completamente spalancato.

Secondo settore

Subito dopo curva 6 si entra nel secondo settore, in leggera pendenza. La prima parte del settore è mista, ed è bene aggredire i cordoli senza però strafare. Dopo curva 10 c’è un breve rettilineo (Detection Point DRS) e, dopo curva 11, stretta, c’è il rettilineo più lungo del circuito, che è anche zona DRS. Dopo il lungo rettilineo, si frena fortissimo e si percorre la strettissima curva 12 per poi immettersi nella zona che richiama l’arena di Hockenheim.

Terzo settore

La parte dell’ “arena”, ovvero curve 13, 14 e 15 è molto tortuosa, e spesso è facile pregiudicare l’intero giro per un errore in questa sezione. L’importante è tenere una buona linea e raccordare bene il tutto, per evitare di perdere secondi preziosi. Anche l’uscita di curva 15 è molto importante per guadagnare qualcosa in trazione. Curve 16, 17 e 18 mimano curva 8 di Istanbul e vanno percorse, almeno in qualifica, in pieno. Si scalano due marce e ci si butta prepotentemente per curva 19. Un breve rettilineo e poi l’ultima curva, la 20, da percorrere cercando di massimizzare la trazione in uscita.

Il giusto compromesso

Ad Austin, come in altri circuiti, l’assetto della monoposto è da ricercare in un assetto abbastanza carico nell’aerodinamica, ma che permette di non perdere troppa velocità nei due lunghi rettilinei. Chi ha più motore potrà caricare di più la vettura senza perdere troppo nei tratti rettilinei, mentre chi ha meno potenza, ad esempio Ferrari (anche se con il nuovo ibrido ha guadagnato qualcosa) potrebbe scegliere di puntare sulla velocità, sacrificando il carico aerodinamico. Complicata è anche la regolazione delle sospensioni: le curve in successione del serpentone suggeriscono una macchina rigida e reattiva nei cambi di direzione. Nel terzo settore, però, le accelerazioni dalle curve lente richiedono una buona trazione, perfezionabile con un posteriore più morbido. Anche qui starà ai singoli team fare la scelta migliore.

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