Il mondiale 2021 difficilmente ce lo dimenticheremo. È stata una sfida intensissima tra due grandi piloti. Dietro le quinte, però, c’è chi ha spianato la strada al duello.
Non si vedeva un mondiale così combattuto da tanti anni. Al netto della sfida in casa Mercedes tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton, era da tempo che non si vedevano due team lottare per il titolo. Il dominio tedesco è stato spezzato da un grande Max Verstappen a bordo di una grande RB16B. Ma se pilota e macchina hanno sicuramente contribuito, il grande duello di quest’anno con Hamilton non è tutta farina del loro sacco. Ci sono stati altri fattori che hanno contribuito a rendere spettacolare questo mondiale 2021. Vediamo come.
Tutta questione di rake
Il primo, grande motivo, sono i cambiamenti tecnici che la FIA ha introdotto per questa stagione. Prima dello scoppio della pandemia nel 2020, era prevista l’introduzione delle nuove monoposto ad effetto suolo per il 2021. A causa del covid, che non ha permesso di portare avanti i programmi di sviluppo, i team hanno deciso, di concerto con la FIA, di posticipare l’entrata in vigore del nuovo regolamento al 2022. Le monoposto sarebbero rimaste “uguali”, quindi, anche per il 2021.
Dopo il GP di Silverstone, durante il quale diversi piloti hanno avuto problemi con gli pneumatici, soprattutto Hamilton che ha tagliato il traguardo con la gomma a terra a causa dello scoppio della stessa, i team si sono riuniti per discutere della situazione. Dato lo sviluppo libero dell’aerodinamica da parte dei team, il rischio era quello, nel 2021, di sviluppare monoposto con un carico aerodinamico ancora più elevato, che avrebbe messo a dura prova le gomme Pirelli, ancora alla specifica 2019, anche se leggermente modificate.
Per questo le scuderie hanno deciso, sempre insieme alla FIA, di ridurre il carico aerodinamico generato dalle vetture andando a modificare il fondo. Le modifiche, che ovviamente hanno tolto punti di carico generati dal fondo ma anche dal diffusore (circa il 10% di carico in meno), hanno penalizzato maggiormente le monoposto con filosofia di basso rake, e di contro hanno avvantaggiato quelle con alto rake.

L’angolo di rake è la differenza di altezza tra l’asse anteriore e l’asse posteriore della vettura. Mercedes adotta come filosofia quella di un basso rake, che rende la macchina abbastanza piatta, nel gergo una monoposto flat. Di contro Red Bull, con Adrian Newey, ha sempre puntato su un alto rake, con un posteriore molto alto e una monoposto molto puntata sull’anteriore. Solitamente un alto rake permette alla vettura di portare al posteriore una maggiore quantità d’aria, permettendo al diffusore di generare più carico. Nonostante questo, Mercedes era riuscita a sviluppare una monoposto che, pur a basso rake, generava un grande carico grazie a un fondo studiato alla perfezione, che permetteva ai tedeschi di annullare e anzi, superare in prestazioni, i carichi generati da assetti ad alto rake.
Con le modifiche del fondo, però, la FIA è andata ad “attaccare” quel setup perfetto di Mercedes, permettendo a Red Bull di avvicinarsi e, addirittura, sorpassare in termini di prestazioni, almeno nelle prime gare, il team guidato da Toto Wolff. Infatti nei test in Bahrein si è visto che Mercedes soffriva tantissimo sul posteriore, che non generava più un grande carico e diventava molto sovrasterzante. Di contro, la semplificazione del fondo e l’alto rake hanno permesso alla corazzata di Christian Horner di superare, in termini di aerodinamica, i rivali tedeschi, proprio perché, con fondo semplificato, l’alto rake genera più carico.

Così la Federazione ha annullato il vantaggio che aveva Mercedes sui rivali, permettendo agli altri team di avvicinarsi come prestazioni. Il grande lavoro di Red Bull nel mettere a punto un assetto che sfrutti bene l’alto rake ha permesso agli austriaci e a Verstappen di poter lottare per mettere fine al dominio delle frecce tedesche.
Honda, che power unit!
Una monoposto però, non genera carico se non è in movimento. Ed è qui che entra in gioco il grande lavoro sulla power unit svolto da Honda, all’ultimo anno di partecipazione in F1. Il motore che ha equipaggiato quest’anno Red Bull e Alphatauri, il RA621H, è stato completamente rivisto. I giapponesi, guidati da Toyoharu Tanabe, hanno lavorato molto sulla struttura della power unit, con l’obiettivo di renderla il più compatta possibile. Ciò è stato fatto per permettere di snellire il posteriore e portare ancora più aria al posteriore, favorendo ancor di più l’assetto ad alto rake. Rivisti anche l’ICE (l’unità termica) e l’ERS.

Un’occhio di riguardo è stato posto anche sull’affidabilità in generale dell’unità propulsiva. Quest’anno i propulsori Honda hanno goduto di un’affidabilità tale da permettere ai piloti di casa Red Bull di non soffrire di noie particolari. Già dai test del Bahrein le power unit giapponesi sembravano aver finalmente unito grandi prestazioni con una grande affidabilità. E ciò è stato confermato anche dalle ultime gare di Max Verstappen. L’olandese ha montato l’ultima unità a Sochi, disputando ben 8 gare con quella power unit, mentre in casa Mercedes hanno avuto non pochi problemi. Bottas ha infatti cambiato un numero impressionante di motori, mentre Hamilton, pur non lamentando i problemi del compagno, è stato a volte costretto a girare con una power unit meno aggressiva, per preservare il motore. Max invece, pur dovendo gestire anch’egli la power unit, non ha dovuto rinunciare alle prestazioni, e ha sempre potuto lottare per le posizioni di vertice.
Muretto Mercedes: qualche errore di troppo?
Se quest’anno Red Bull è tornata ad essere forte anche nelle decisioni del muretto, lo stesso non si può dire per Mercedes. I ragazzi di Toto Wolff, infatti, sono spesso inciampati in decisioni talvolta sbagliate, che hanno pregiudicato i risultati in pista. Nonostante Hamilton sia riuscito, a volte, a metterci una pezza, non possiamo non notare come i tedeschi siano risultati meno lucidi degli anni scorsi.
Si comincia con il weekend nero di Monaco. Mentre Red Bull e soprattutto Ferrari volano, le frecce nere devono fare i conti una monoposto che non funziona e un muretto che non sa da che parte cominciare per mettere a posto il setup. In qualifica un assetto sbagliato relega Hamilton in 7° posizione. Il compagno Bottas parte in prima fila, complice il ritiro pre-gara di Leclerc, ma anche per lui non è stato facile azzeccare l’assetto. In gara il disastro si allarga: il team non può far nulla sul dado spanato dell’anteriore destra di Bottas, che costringe il finlandese al ritiro. Ma il vero errore è la chiamata ai box per Hamilton. L’undercut su Gasly non funziona, e l’inglese è costretto a restare alle sue spalle per tutto il resto della corsa.
Al Paul Ricard un altro errore del team di Brackley: in gara, Mercedes è in vantaggio su Red Bull, con Hamilton in testa. Verstappen segue a 3,1 secondi, e Bottas è terzo a 2,8 di distacco. Il muretto dei campioni del mondo in carica chiama Valtteri per un undercut, obbligando Verstappen a rispondere, perché qui l’undercut è molto efficace. Qui però, commettono un errore imperdonabile: se l’undercut è efficace, lo sarà anche per Max nei confronti di Lewis. I tedeschi però non richiamano l’inglese. La doppia sosta di Verstappen, unita alla non chiamata ai box per Hamilton, ha permesso l’olandese a vincere la gara. Anche un Valtteri Bottas non aggressivo nel difendere Lewis dall’arrivo di Max non ha aiutato.

Si arriva quindi in Turchia. Hamilton è costretto alla rimonta, dopo la penalità per cambio di componenti della power unit che lo ha obbligato a scontare 10 posizioni di penalità. La gara parte su pista bagnata, ma il tracciato comincia man mano ad asciugarsi. Si viene a creare una condizione nella quale è difficile stabilire se siano meglio le slick o le gomme intermedie. Lewis non rientra subito per montare un secondo set di intermedie, nonostante il muretto abbia un’idea diversa. Peter Bonnington cerca di convincerlo più volte a fermarsi, ma l’inglese non vuole, quindi l’ingegnere gli dà carta bianca. Lewis perde il momento giusto per montare intermedie nuove, nella speranza che la pista si asciughi al punto da poter montare le slick.
Hamilton quindi continua fino al giro 50, quando si ferma a montare un nuovo set di intermedie. Il sette volte campione del mondo non vuole fermarsi, ma è costretto dal muretto, per evitare che possa scoppiare uno pneumatico. La pista però e troppo asciutta per delle intermedie nuove di zecca, e quindi Hamilton non va oltre il 5° posto. Concorso di colpa, quindi, tra il pilota che non ha ascoltato il muretto, e il muretto che non si è imposto abbastanza fermamente con il pilota e che pare aver sbagliato la chiamata del giro 50. Hamilton, nel post-gara, attacca il team, dicendo che non riesce a spiegarsi la decisione di fermarlo.
Arriviamo quindi al GP di Austin. Il passo gara della Mercedes è buono, e sembrano esserci le carte in regola per vincere la gara e prendersi la leadership del mondiale. Al sabato, però, Verstappen e la Red Bull si portano a casa la pole position. In partenza Hamilton brucia Max, e spi porta in prima posizione. Red Bull, però, mette in scena una strategia perfetta. Si ferma all’11° giro e fa un undercut su Hamilton. Mercedes viene colta di sorpresa, e tenta di allungare lo stint sulle medie. Mercedes però è costretta a farlo rientrare per non rischiare su Perez. Il muretto dei tedeschi diventa un pungiball per Red Bull, che tira pugni a destra e a manca senza che i rivali reagiscano. La corazzata di Toto non risponde alla strategia di Verstappen e butta all’aria una gara che, col senno di poi, si poteva vincere.
Tanti quindi i punti sfumati per strategie e chiamate sbagliate. Alcune stime dicono che Mercedes abbia perso circa 60 punti a causa di errori del muretto. Troppi, in un mondiale giocato punto su punto fino all’ultimo.
Menzione speciale: il talento di Max e Lewis
Se il 2021 ci ha permesso di vivere una stagione indimenticabile è anche grazie all’immenso talento dei due rivali per il titolo. Lasciando stare i fatti di Jeddah e Abu Dhabi, sia Max che Lewis hanno dato vita a un duello bellissimo e combattutissimo. Non se le sono risparmiate, e tutti e due hanno dovuto tirare fuori il meglio, dando vita ad uno spettacolo che, perlomeno negli ultimi anni, non ha avuto precedenti. È anche grazie a loro se questo 2021 è un anno che non dimenticheremo.

