Tanabe: “La nuova Power Unit ha aiutato l’aerodinamica”

Tanabe: “La nuova Power Unit ha aiutato l’aerodinamica”

5 Aprile 2021 1 Di Sebastiano Vanzetta

“Il nuovo motore Honda ha aiutato l’aerodinamica” ha dichiarato Toyoharu Tanabe, il direttore tecnico di Honda F1 che fornisce i propulsori a Red Bull e ad Alphatauri. Ecco perché.

Il 2021 sarà l’ultimo anno di Honda in Formula 1 nell’era ibrida. Dopo la sfortunata parentesi con McLaren, e il ben più roseo percorso fatto assieme a Red Bull e Alphatauri, il costruttore giapponese è al capolinea della sua ennesima esperienza nella massima serie. Dal 2022 infatti la power unit sarà gestita in totale autonomia dal team di Milton Keynes, aiutato dal congelamento dei motori fino al 2025. Ma ciò non significa che Honda abbia smesso di sviluppare il suo propulsore, con un occhio verso l’aerodinamica della monoposto.

Per il 2021, infatti, il progetto (nome in codice RA621H) è stato completamente rivisto, e vede la casa giapponese scommettere su scelte molto aggressive anche nelle dimensioni complessive. Si è ritornati alla filosofia del “size zero” dei tempi della McLaren. Un motore il più compatto possibile, che possa favorire anche l’aerodinamica della monoposto. Ma i problemi della prima power unit nipponica che ha debuttato nel 2015 sono ormai un lontano ricordo.

La McLaren MP4-30 del 2015, motorizzata Honda

La nuova arma di Honda

Toyoharu Tanabe, direttore tecnico di Honda F1, ha dichiarato che quest’anno, pur essendo l’ultimo per i giapponesi, nulla è stato lasciato al caso. “Abbiamo rivisto ogni singola parte e il tipo di concetto della nostra precedente power unit. Abbiamo riprogettato il motore di quest’anno come se fossimo partiti da zero”. L’obiettivo è quello di combinare grandi prestazioni e grande compattezza, per favorire l’aerodinamica della nuova RB16B.

“Il nostro desiderio di migliorare le prestazioni ha comportato un intervento sull’ICE (l’unità termica) e sull’ERS. Inoltre, grazie ad un nuovo design abbiamo reso la power unit un po’ più compatta rispetto alla precedente. Penso che questo abbia contribuito al miglioramento complessivo delle prestazioni della vettura” ha poi continuato Tanabe, che pare essere molto soddisfatto del lavoro degli ingegneri giapponesi.

Il direttore tecnico di Honda ha poi approfondito il discorso spiegando come i tecnici nipponici siano riusciti ad ottimizzare il propulsore: “Abbiamo abbassato la posizione dell’albero a camme ed anche l’altezza complessiva del motore. Adesso abbiamo un pacchetto compatto. Grazie a queste novità, al modo in cui il motore è installato nel telaio, abbiamo dato una grande mano all’aerodinamica. È aumentato il flusso d’aria che scorre all’interno dell’auto”.

Tanabe ha poi concluso dicendo che “è difficile fornire numeri esatti circa la percentuale di deportanza aumentata o su quanto siano migliorati i tempi sul giro. Ma Newey ci ha ringraziato per questa power unit compatta e per il packaging rivisto“.

Una power unit Honda, in questo caso la RA620H del 2020

Sarà l’anno buono?

Al momento pare che tutti siano contenti. Da Honda a Red Bull, passando per Adrian Newey, che sappiamo gradire gli ingombri ridotti e Max Verstappen, che adesso sa di poter avere tutte le carte in regola per combattere per il titolo. Sarà l’anno buono per l’accoppiata Red Bull-Honda? È ancora presto per dirlo, ma non è segreto che sia gli austriaci sia i giapponesi ci credano fortemente. La tentazione e la speranza di lasciare l’era ibrida con un titolo in tasca per Honda c’è, e il lavoro svolto da Tanabe e i suoi tecnici ne è la conferma. Se sarà abbastanza per sconfiggere l’armata delle frecce nere della Mercedes, lo si saprà solo alla fine del campionato. Solo allora si potranno fare i conti.

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