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Un giro di pista: il Circuit Gilles Villeneuve di Montréal (GP del Canada)

La F1 torna in Canada e torna anche il giro di pista. Curiosi di conoscere il circuito di Montréal? Salite a bordo con noi!

Dopo 3 anni il Circus torna a correre in Canada, sul circuito di Montréal intitolato a Gilles Villeneuve. Si ritorna quindi a gareggiare in territorio canadese dopo l’ultima, controversa edizione del 2019 che ha visto protagonista Sebastian Vettel, penalizzato per un episodio in gara con Lewis Hamilton che è costato al tedesco una penalità che gli ha fatto perdere la corsa.

Il circuito e la sua storia

Il Circuit Gilles Villeneuve di Montréal è un circuito cittadino semi-permanente che sorge nel Parc Jean-Drapeau, sull’Isola di Notre-Dame, isola artificiale nel mezzo del fiume St.Lawrence costruita in origine per l’Expo 1967. Il tracciato, originariamente denominato Île Notre-Dame Circuit viene progettato per spostare la venue del gran premio canadese da Toronto a Montréal, a causa di timori sulla mancanza di sicurezza del circuito a seguito dell’edizione 1977. Nel 1978, quindi, il Circus si sposta a Montréal, dove vince l’eroe di casa Gilles Villeneuve su Ferrari.

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Villeneuve in azione durante l’edizione del 1978 che segnerà la sua prima vittoria in carriera

Nel 1982 il gran premio canadese viene spostato da settembre a metà giugno per assicurare condizioni climatiche migliori e si cambia la denominazione del circuito in ricordo di Gilles Villeneuve, morto durante le qualifiche di Zolder dello stesso anno. Il circuito di Montréal rimane ininterrottamente (tranne che per il 1987) in calendario fino al 2009, quando viene rimpiazzato con il gran premio di Abu Dhabi. Nel novembre dello stesso anno, però, gli organizzatori annunciano un nuovo contratto per il 2010, segnando il ritorno della gara canadese dopo un solo anno d’assenza.

L’edizione del 2011 del gran premio del Canada risulta essere la gara più lunga mai corsa nella storia della F1, contraddistinta da una fitta pioggia che ha causato non pochi problemi. Particolarmente movimentata, come già accennato, l’ultima edizione del GP, quella del 2019, vinta da Lewis Hamilton grazie ad una penalità inflitta dai commissari a Sebastian Vettel che ha guidato la corsa dall’inizio alla fine. Particolarmente famoso anche l’episodio post-gara, con Vettel che scambia i cartelli di ordine d’arrivo tra lui e Lewis.

Il layout e le sue evoluzioni

A livello di layout, tutto il perimetro del circuito costeggia le acque del fiume St.Lawrence. Le barriere son molto vicine alla pista ed è famoso il punto del circuito all’uscita dell’ultima chicane, il cosiddetto “Muro dei Campioni”, ribattezzato così per i tanti campioni che sono finiti a muro proprio in quel punto come Damon Hill, Michael Schumacher, Jacques Villeneuve ma in tempi recenti anche Jenson Button e Sebastian Vettel. Per i primi anni, il tracciato consisteva di chicane tecniche a media velocità, risultando in una bassa velocità media sul giro. In tempi recenti, però, il circuito si è trasformato in un tracciato ad alta velocità.

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Vettel a muro nel Muro dei Campioni

Tra il 1986 e il 1988 la pitlane e il rettilineo principale sono stati spostati dal tornantino a dopo quella che è ora la chicane finale. Nel 1994 viene inserita una chicane tra la curva del Casino e il tornante, per diminuire la velocità di quel tratto dopo le morti tragiche di Senna e Ratzemberger di quell’anno. Nel 1996 questa chicane è rimossa così come la curva del Casino. Il 2002 vede alcuni cambiamenti in pitlane, mentre nel 2005 i cordoli vengono leggermente alzati. Le ultime modifiche sono del 2017, anno in cui si installano le barriere in Tecpro ed è riprofilata l’ultima chicane.

I punti più iconici del circuito sono Curva 1 e 2 nominate S di Senna, il Droit du Casino (Curva 8) e il tornantino a 180° di curva 10, senza dimenticare il già citato Wall of Champions, il muro dei campioni.

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Il layout del circuito utilizzato dal 1978 al 1987

I numeri

Il Circuit Gilles Villeneuve è lungo 4,361 km e si compone di 14 curve, 7 a destra e 7 a sinistra.

I piloti più vincenti su questo circuito sono Michael Schumacher e Lewis Hamilton, entrambi a 7 vittorie. 3 vittorie per Nelson Piquet, 2 per Alan Jones, Ayrton Senna e Sebastian Vettel. Una sola vittoria invece per Gilles Villeneuve, Jacques Laffite, René Arnoux, Michele Alboreto, Nigel Mansell, Thierry Boutsen, Gerhard Berger, Alain Prost, Jean Alesi, Damon Hill, Mika Hakkinen, Ralf Schumacher, Kimi Raikkonen, Fernando Alonso, Robert Kubica, Jenson Button e Daniel Ricciardo.

Anche in termini di pole position Schumacher e Hamilton comandano il gruppo con 6 pole ciascuno. 5 partenze dal palo per Vettel, 3 per Piquet e Senna, 2 per Prost e Ralf Schumacher. Una pole per Jean-Pierre Jarrier, Alan Jones, Didier Pironi, René Arnoux, Elio De Angelis, Nigel Mansell, Riccardo Patrese, Damon Hill, David Coulthard, Juan Pablo Montoya, Jenson Button, Fernando Alonso e Nico Rosberg.

11 vittorie in totale per Ferrari, seguito da McLaren a 9. Williams a 7 vittorie mentre sono 4 quelle per Mercedes. 2 vittorie per Brabham, Benetton e Red Bull. Una sola invece per Ligier, Renault e BMW Sauber.

Record sul giro in gara per Valtteri Bottas nel 2019, in 1.13.078.

Analisi e disclaimer

Come al solito, l’analisi è da considerarsi amatoriale e puramente indicativa. Saliamo ora a bordo insieme a Sebastian Vettel per il giro che gli è valso la pole position nel 2019. I crediti del video vanno al canale ufficiale della F1.

Canada Circuit

Primo settore

Dopo l’ultima chicane ci si lancia per il rettilineo principale (prima zona DRS), non lunghissimo. Si frena al cartello dei 100m mentre ci si allarga bene e impostare al meglio curva 1. Si va sul cordolo aggressivi ma non troppo e ci si butta subito verso curva 2, che va affrontato tenendo una bella traiettoria tonda senza toccare il cordolo. Un breve rettilineo ci accompagna verso le ultime tre curve del primo settore.

Si scalano due marce e si affrontano Curve 3 e 4 con aggressività ma facendo attenzione a non strafare per non rovinare il giro, visto che qui scomporre la monoposto è un attimo. Si affronta Curva 5 in piena accelerazione prima di frenare per Curva 6 ed entrare nel secondo settore.

Secondo settore

Prima di Curva 6 si frena poco prima del cartello dei 50 metri e si affronta la curva passando aggressivi sul cordolo. Poi, si va subito verso Curva 7, stavolta senza utilizzare il cordolo. Dopo un discretamente lungo rettilineo si arriva a Curve 8 e 9. Si frena sotto il ponte e si va ad aggredire tutte e due le curve, prima a destra e poi a sinistra, passando sul cordolo. Anche qui è importante cercare il limite senza andare oltre, per non scomporre la vettura. Si va poi verso un altro tratto veloce che porta al tornantino, dove poco prima comincia il terzo settore.

Terzo settore

Al tornantino, di 180°, si frena forte e si scala fino in 2a marcia per percorrerlo a bassa velocità. Si preferisce tenere una traiettoria abbastanza rotonda così da favorire l’uscita, senza quindi avvicinarsi al cordolo. Si scatenano dunque tutti i cavalli per lanciarsi nel veloce e lungo tratto che comprende Curve 11 e 12 e che è la seconda zona DRS del circuito. Per impostare l’ultima chicane si frena molto forte al cartello dei 100m e si va ad aggredire i cordoli senza andare oltre alla parte a strisce bianco-rosse, pena il rischi di finire nel Muro dei Campioni. Termina così il giro.

Pista Stop&Go

Il circuito di Montréal è una cosiddetta pista stop&go, ovvero caratterizzata da continue frenate e ripartenze. Motivo per cui i team arriveranno all’appuntamento con una configurazione di carico aerodinamico medio-bassa. Questo perché non è tanto importante avere carico laterale quanto avere velocità di punta sul dritto. Quello che diventa importante è invece il grip meccanico, ovvero la capacità di generare grip e trazionare bene attraverso le sospensioni. Ciò potrebbe giovare a Ferrari, visto che la F1-75 è la regina della trazione, mentre Red Bull potrebbe recuperare in termini di velocità sul dritto.

I team preferiscono inoltre presentarsi con sospensioni e barre antirollio leggermente più rigide rispetto al normale, per garantire precisione in ingresso di curva e reattività. Questo però porta a far lavorare di più le gomme, favorendo la loro messa in temperatura ma al tempo stesso ponendo problemi di surriscaldamento e possibile graining.

Sarà importante anche avere una buona Power Unit, visti i tratti rettilinei. Bisognerà fare attenzione alla gestione dell’ERS, la parte elettrica che fornisce potenza, per non rischiare di terminare la carica prima della fine del giro. Particolarmente sollecitati, infine, i freni. Essi infatti vengono utilizzati solamente per il 18% del tempo sul giro, ma 5 delle 6 frenate superano i 5G di decelerazione, con la più brusca che si attesta sui 5,3G con una pressione sul pedale del freno di circa 180 KG. Questo unito al poco tempo a disposizione tra una frenata e l’altra per lasciar raffreddare l’impianto mette a dura prova i freni come nello scorso weekend di Baku.

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