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I segreti dietro alla supremazia della Red Bull

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In entrambi i campionati di F1 2022 c’è una scuderia che sta dominando, che sta impartendo una lezione dopo l’altra ai suoi diretti avversari; ossia, la Red Bull. Ma quali sono i segreti che si celano dietro questa supremazia?

La supremazia della Red Bull in F1 sembra, al momento, indubitabile. Max Verstappen, pilota di punta della scuderia austriaca, ha vinto ben undici gare su sedici già disputate. Super Max ha vinto in: Arabia Saudita, Emilia-Romagna, Miami, Spagna, Azerbaijan, Canada, Francia, Ungheria, Belgio, Olanda e Italia. Tuttavia, queste undici vittorie del pilota olandese, bisogna aggiungere anche il trionfo di Sergio Pérez a Monaco.

Inoltre, occorre anche ricordare che il team di Milton Keynes ha collezionato tre ritiri nelle prime tre gare (due per Verstappen e uno per Pérez) a causa di tre guasti.

In aggiunta a ciò, dobbiamo rammentare che tre delle ultime quattro vittorie di Max, arrivate tutte una dopo l’altra, sono state ottenute tramite una rimonta. L’olandese, in Ungheria, ha rimontato dalla decima posizione, in Belgio ha rimontato partendo 14° e in Italia è risalito fino in cima dalla settima posizione.

La RB18, progettata da Adrian Newey, si conferma la vettura più veloce in griglia. Il suo progettista ha mantenuto una delle sue caratteristiche, ossia la costruzione di una vettura capace di affrontare le curve molto bene. Ma non solo, perché Newey – capendo che il DRS avrebbe avuto meno incidenza rispetto all’anno scorso – è riuscito a progettare una vettura in grado di raggiungere un’altissima velocità massima.

Questa grande recupero della Red Bull, insieme alla sua successiva supremazia, è dovuto a due principali fattori: il peso della monoposto e l’aerodinamica.

Il primo fattore: il peso

Secondo la rivista tedesca “Auto Motor Und Sport”, la Red Bull avrebbe ridotto di ben venti kili il peso della sua vettura senza usare il tanto vociferato telaio super leggero. Solamente questo equivale tra i sei e gli otto decimi al giro.

Il lavoro svolto dalla scuderia austriaca non è sicuramente cosa da poco; anche perché non si tratta di rimozione “localizzata”. Il peso va diminuito in modo equilibrato, così da non sbilanciare gli equilibri della monoposto. La perdita è stata, quindi, graduale.

Il secondo fattore: l’aerodinamica

L’altro elemento determinante in questa crescita è stata l’aerodinamica. La Red Bull non ha, però, cercato di migliorare il carico aerodinamico per aumentare le prestazioni in curva. Ma, bensì, ha lavorato perché le gomme non soffrano in curva e non si degradino rapidamente; così da poter mantenere un ritmo molto alto in gara.

La gestione delle gomme è sicuramente uno dei punti forti, se non il più forte, della RB18. La vettura, in alcune occasioni, potrebbe perdere qualcosina per quanto riguarda il giro secco; ma, in gara, il ritmo della scuderia austriaca può essere definito in un solo modo: devastante.

Nessuna scuderia può stare dietro al passo del team di Milton Keynes, nemmeno la Ferrari. La scuderia di Maranello, diretta rivale della Red Bull, riesce a tenere il passo per diverse giri, salvo poi avvertire un certo degrado sulle gomme.

Molto importante è, sicuramente, anche il motore Honda, che riesce a ricaricare la batteria in modo più rapido ed efficiente, permettendo ai due piloti della Red Bull di poter usare l’energia elettrica più a lungo dei due piloti di Ferrari.

Grazie al vantaggio acquisito, e anche ai due fattori elencati soprastante, l’introduzione del telaio super leggero potrebbe slittare al 2023, permettendo agli ingegneri di posizionare il peso nei punti corretti, riuscendo così ad ottenere l’equilibrio desiderato su ogni tracciato.

Esultanza del muretto della Red Bull in Olanda

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