A meno che non viviate sotto una roccia, avrete sicuramente sentito che, vincendo il GP del Canada, Max Verstappen ha raggiunto Ayrton Senna a quota 41 successi in carriera. I paragoni tra l’olandese e il brasiliano non sono mai mancati. Il primo ad esternare una connessione tra i due fu Helmut Marko nel 2014, quando Verstappen aveva solo 16 anni e correva ancora in Formula 3.
Verstappen come Senna: carriere a confronto
Si possono trovare somiglianze tra i primi anni in Formula 1 di Verstappen (2015-2020) e le stagioni in Toleman e in Lotus di Senna (1984-1987). In entrambi i casi, la vettura di cui disponevano non era la migliore del lotto, ma nonostante questo i due spesso e volentieri riuscivano a strappare qualche vittoria qua e là, rispettivamente alla Mercedes e alla McLaren che dominavano in lungo e in largo.
Quando hanno poi finalmente beneficiato di una vettura dominante, entrambi hanno potuto iniziare a vincere più “liberamente”, senza dover approfittare di giornate no da parte di team migliori. Lo scopo di questo articolo, però, non è paragonare Verstappen e Senna, quanto tessere le lodi di una dote che in pochi hanno riconosciuto a Verstappen e che, invece, è stata la chiave del suo successo: la pazienza.

Proprio quella pazienza che nelle gare singole, quando non disponeva di una macchina dominante, gli è spesso e volentieri mancata. Ma che, nel lungo periodo, lo ha portato dov’è ora. Per Verstappen, deve essere stato frustrante lottare contro i limiti della sua stessa vettura mentre Hamilton riscriveva gli annali della Formula 1. Un po’ come quando Senna in Lotus era costretto a guardare Prost diventare il pilota più dominante della sua generazione (ultimo parallelo tra i due, promesso).
Dal 2021, però, l’olandese ha avuto tra le sue mani una vettura da titolo e ha sfruttato l’occasione, vincendo 2 (+1) titoli in altrettante stagioni. La sua pazienza è stata ripagata e, anche se gli avversari non hanno macchine all’altezza di dargli del filo da torcere, è giusto che il numero 1 si goda i frutti della sua attesa. Il merito del suo successo, inoltre, va anche ad Helmut Marko.
Come sarebbe andata la carriera di Verstappen senza Marko?

L’austriaco notò il talento del campione del mondo in carica addirittura nel 2010. Jos Verstappen, però, non ne voleva sapere: suo figlio non avrebbe firmato per nessun academy. Marko non mollò la presa: Verstappen era un talento troppo grande per lasciarlo ad altre squadre. Così, quando riprovò a convincere il padre qualche anno più tardi, Jos non poté fare a meno che accettare.
Sulle sue tracce, però, si era da poco inserita anche la Mercedes. Siamo nel 2014 e Toto Wolff vuole disperatamente quel giovane tra i suoi piloti. L’offerta è molto chiara: una stagione in GP2 nel 2015, completamente finanziata dal team di Brackley, il debutto in F1 in un team satellite nel 2016 e (con il senno di poi) il ruolo di sostituto di Rosberg dal 2017 in poi.
In Mercedes, Verstappen avrebbe potuto godere di una vettura da titolo diversi anni prima, ma non avrebbe mai avuto tutta la squadra per lui come in Red Bull. In questo modo, con la garanzia di un salto in Formula 1 nel 2015, Verstappen si decise ad accettare l’offerta di Marko. E il resto è storia dei giorni nostri.

