Alla 1812 Km del Qatar hanno debuttato ben sei nuove Hypercar di quattro Case diverse; vediamo insieme com’è andata la loro gara di debutto.
Il Campionato 2024 del FIA World Endurance Championship è ufficialmente iniziato con la 1812 Km del Qatar andata in scena lo scorso sabato.
Oltre che a sancire la partenza di una nuova stagione, la corsa sul tracciato di Lusail ha anche dato il benvenuto alle nuove vetture iscritte alla classe Hypercar, che avranno l’onere e l’onore di lottare per la vittoria.
Le Case debuttanti nella categoria regina sono state ben quattro: Alpine, BMW, Lamborghini e Isotta Fraschini, le prime due con un doppio impegno e le seconde con una sola vettura.
Fra alti e bassi, obiettivi più o meno ambiziosi, tutte le vetture sono comunque riuscite ad ottenere dati preziosi sia dal prologo che da prove libere e gara.
Scopriamo insieme come se la sono cavata.
Alpine
Malgrado la Casa transalpina non sia nuova alla serie endurance per eccellenza, Alpine ha portato in pista una vettura completamente inedita e mai provata se non nei consueti test pre-stagionali.
Considerata la poca esperienza accumulata, la parola d’ordine per la squadra francese è stata fin dall’inizio “umiltà”: concentrarsi sulla gara e trarne il meglio, senza necessariamente porsi l’obiettivo di impensierire i primi.
In qualifica sono arrivati solamente un quattordicesimo e un diciassettesimo posto ottenuti rispettivamente dalla #35 (Habsburg/Milesi/Chatin) e dalla #36 (Lapierre/Vaxivierre/Schumacher), mentre in gara le vetture gestite da Signatech hanno potuto diversificare la strategia fra le due LMDh.
Una buona gestione di gomme e carburante, unito ad un passo incoraggiante, hanno portato la #35 a risalire la classifica, terminando la gara con un ottimo ottavo posto e conquistando i primi punti iridati al debutto.
Meno fortunata, invece, la #36 che, anche a causa di un contatto che ha richiesto la sostituzione del muso, ha concluso la corsa in dodicesima piazza, mostrando comunque ottime cose.
Debutto che lascia ben sperare il team d’oltralpe, specie considerando che a causa del tanto criticato BoP, correva con le vetture appesantite di ben 40 Kg, cosa che ha reso le A424 le LMDh più pesanti in pista.
Ottima anche l’affidabilità, che ha concesso alle due Hypercar di terminare la corsa senza patemi.
Sul fronte piloti, gli occhi di tutti erano puntati su Mick Schumacher, alla sua primissima esperienza nel WEC che non ha tradito le aspettative, mettendone in risalto il talento.
Il giovane figlio d’arte ha infatti messo in pista un ritmo invidiabile, risultando il più veloce dei piloti della compagine francese e dimostrando di essere il profilo giusto per la crescita della squadra.

BMW
Esordio nel WEC difficile per la Casa bavarese, con le proprie Hypercar che hanno concluso fuori dalla zona punti.
Non è tutto da buttare, però, perché il Marchio tedesco e il Team WRT hanno potuto sfruttare la corsa qatariota per conoscere a fondo la vettura in un vero scenario competitivo.
Dopo aver corso nel Campionato IMSA con il Team RLL, infatti, la M Hybrid V8 si è cimentata nel World Endurance Championship con un team completamente inedito, fino alla passata stagione concentrato sulla differente LMP2.
Dopo una qualifica in quindicesima e sedicesima posizione per la #15 (Marciello/Vanthoor/Wittman) e per la #20 (Van Der Linde/Rast/Frijns), la gara ha concesso alcune opportunità alle BMW, che si sono così concentrate a fondo per capire strategie e consumo gomme.
Sul campo affidabilità si segnala solo un problema al sensore del pedale dell’acceleratore sulla #15, che ha costretto la vettura a rientrare ai box ad un paio d’ore dal termine.
Alla fine, la #20 ha terminato la gara in dodicesima piazza a tre tornate dal leader, mentre la #15 si è dovuta accontentare di un sedicesimo posto con 8 giri di ritardo.
Risultato poco felice per il piazzamento, ma ne emerge un buon punto da cui ripartire.

Lamborghini
Anch’essa, come Alpine, alla prima apparizione ufficiale in pista, la SC63 ha segnato il debutto della Casa di Sant’Agata Bolognese nel WEC.
Partiamo col dire che fin dal primo istante i tecnici del Toro hanno messo le mani avanti ponendosi come unico obiettivo quello di terminare la gara ed apprendere quanto più possibile sull’Hypercar LMDh.
Dopo i problemi riscontrati durante il prologo e nelle prove libere, dove è stato necessario sostituire il differenziale e verificare il cambio, per poi doversi arrendere ad un guasto al volante e al cambio stesso.
Qualifica senza patemi, invece, dove sebbene un diciottesimo posto non possa certamente ritenersi clamoroso, i piloti hanno cercato di mettere insieme quanti più giri possibile.
Stessa sorte in gara, dove il trio Mortara/Kvyat/Bortolotti si è concentrato unicamente sulla costanza e sulla raccolta dei dati, preziosi in vista delle prossime uscite dove il prototipo potrà alzare l’asticella.
L’unica noia sul campo dell’affidabilità si registra sulla sospensione, che ha costretto l’Hypercar al rientro ai box dove ha perso alcuni giri.
Alla fine, la SC63 ha tagliato il traguardo in quattordicesima posizione, a cinque tornate di ritardo dal leader.

Isotta Fraschini
Debutto dal sapore agrodolce per lo storico Marchio italiano, che arrivata in Qatar come “Cenerentola del WEC”, si è subito posta l’obiettivo di raccogliere quante più informazioni possibile sulla vettura e sulla serie nella quale si dovrà cimentare.
Isotta Fraschini che è arrivata a Lusail con più interrogativi di quanti avrebbe voluto, causati dalla brusca separazione da Vector Sport in favore del Team Duqueine, che ne ha limitato i test in pista.
Tale ritardo ha peraltro costretto l’equipaggio a provare il nuovo telaio alleggerito solo in occasione del prologo, lasciando di fatto intendere che la gara sarebbe stata più un “test di lusso” che una vera e propria competizione.
Dopo la prima sessione del prologo, la vettura ha accusato un problema al cambio che ne ha richiesto un controllo, salvo poi abbandonare definitivamente la vettura durante le seconde prove libere.
Qualificata in ultima posizione, a ben 1.4 secondi di distacco dalla Lamborghini diciottesima e addirittura a 4 secondi dalla Porsche in pole, la partenza della gara non è stata meno indolore, con Vernay che durante il giro di formazione è stato costretto ad effettuare un reset dell’ibrido.
Gara complicata che lascia buone speranze
In gara, tuttavia, non avendo ambizioni di classifica, il trio composto da Vernay/Serravalle/Bennett ha potuto concentrarsi sulla raccolta dati, mantenendosi lontana dai guai.
Per quanto riguarda la prestazione, un tempo medio di 1.44.400 circa, ottenuto, a conti fatti, senza un’accurata conoscenza della propria Hypercar da parte dei piloti, non è stata poi tanto male, considerando la media di 1.42.348 della Porsche vittoriosa.
Ci possono essere quindi ampi margini di miglioramento per la LMH italiana, specie se si considera che a causa del BoP era la seconda vettura più pesante in pista con 1085 Kg (solo 4 in meno di Toyota).
La poca esperienza dell’equipaggio si è mostrata in pista dove sono state inflitte 3 penalità: due per eccesso di velocità in pit-lane (90″ di Stop&Go) e una per utilizzo eccessivo della potenza consentita (ben 200″ di Stop&Go).
Alla fine, la corsa della Tipo 6 LMH-C si è conclusa al giro 157, dopo 6 ore circa di gara, a causa di un problema alla sospensione anteriore destra.
La noia tecnica, che era risolvibile anche sul posto, ha però portato i tecnici di Duqueine e Isotta Fraschini a ritirare la vettura al fine di analizzarne più approfonditamente le cause dietro alla rottura, al fine di non incorrere in ulteriori danni.
Al netto delle problematiche, comunque, gli uomini della Casa milanese possono ritenersi parzialmente soddisfatti e mettersi al lavoro per Imola, in programma il prossimo 21 aprile.


