In questa intervista esclusiva, Fabio Scherer, vincitore della 24h di Le Mans 2023, ci svela i suoi segreti e le proprie ambizioni future.
Sogni, ambizioni, attitudine, abilità, ma anche tanto lavoro e costanza nell’apprendimento, sono alcuni dei talenti che hanno reso Fabio Scherer, giovane asso del volante, il volto in grado di scrivere il proprio nome nell’albo d’oro della gara più importante del panorama automobilistico globale: la 24h di Le Mans.
Durante una stagione 2023 che l’ha visto, fra le altre cose, laurearsi vice-campione del Mondo di classe LMP2 a bordo della vettura di Inter Europol Competition, il pilota elvetico ha saputo capitalizzare la gara più significativa del Mondiale WEC, malgrado una frattura al piede occorsa durante la stessa manifestazione, quando la Corvette, poi vincitrice di classe GTEAm, durante il transito in pit-lane lo aveva parzialmente investito (a questo link il video di Fabio Scherer che, evitando di appoggiare il piede dolorante, scende le scale del podio con il trofeo).
Avvicinato scherzosamente dalla nostra redazione proprio a causa della curiosa coincidenza che aveva visto entrambe le vetture “toccate” dal piede di Scherer, vincere la propria classe alla 24h di Le Mans del Centenario, il pilota svizzero ha mostrato ampiamente la sua disponibilità e umiltà, instaurando in più di un’occasione uno scambio di messaggi che ha poi condotto a questa intervista.
Tale colloquio ha lo scopo di farci immergere nella vita di uno dei migliori piloti al Mondo, analizzando e scoprendo curiosità che spesso rimangono occultate ai più.
Cogliamo l’occasione per ringraziare, ancora una volta, Fabio Scherer per la splendida opportunità concessa alla nostra redazione, sottolineando come per noi sia stato un onore collaborare con uno degli eroi di Le Mans.

Dallo sci alle corse automobilistiche
La nostra intervista è iniziata dal principio, conoscendo come la carriera del giovane, ma già molto vincente, pilota svizzero abbia preso il via fin dalla sua infanzia
“Com’è iniziata la tua carriera e quanti anni avevi quando hai iniziato a correre?”
“Ho iniziato a correre quando avevo 8 anni, partendo dai kart“.
“C’è stato qualcuno in particolare che ti ha introdotto nel mondo del motorsport o è sempre stata una tua passione?”
“Ho sempre avuto una passione per le auto, ma ad avermi avvicinato realmente al mondo delle corse è stata la mia famiglia, che a sua volta ha sempre corso con i kart“.
“Come è stata vissuta questa passione dai tuoi famigliari? Sono felici della tua scelta di diventare un pilota professionista?”
“I miei genitori hanno sempre spinto perché continuassi a sciare, più che altro per il potenziale rischio fisico che le corse comportano. Comunque hanno sempre amato correre e alla fine mi hanno sostenuto nella mia scelta. Così, quando a 16 anni ho dovuto decidere se continuare a sciare oppure dedicarmi interamente al motorsport, ho preso questa strada“.
Tanto allenamento e l’endurance nel cuore
L’intervista è poi proseguita sviscerando alcune curiosità inerenti ad allenamento, differenze fra le vetture e scelte di carriera.
“Nel corso della tua carriera hai guidato vetture molto diverse nelle varie serie; ci puoi dire le differenze più grandi fra le vetture GT, quelle a ruote scoperte e i prototipi come le LMP2?”
“La differenza principale sta nel fatto che le vetture “Formula” e le LMP2 sono molto più reattive e molto più sensibili agli input che gli vengono forniti, rispetto a quanto facciano le GT“.
“Che tipo di allenamento fisico svolgi e con quale frequenza?”
“Mi alleno ogni singolo giorno, faccio moltissimo cardio e “Life Kinetik” (una forma di allenamento che combina compiti percettivi con sfide cognitive. L’obiettivo è quello di creare nuove connessioni tra le cellule cerebrali attraverso i diversi compiti al fine di diventare più efficienti nella vita di tutti i giorni. Gli atleti professionisti di tutti gli sport praticano spesso questo tipo di allenamento) che alterno con il classico lavoro in palestra“.
“All’inizio della tua carriera hai condiviso la pista con diversi piloti che poi abbiamo imparato a conoscere nelle serie superiori, come Dan Ticktum, Marcus Armstrong e Logan Sargeant, e ti sei comportato molto bene; cosa ti ha spinto a scegliere un futuro in una serie molto diversa come quella dell’endurance?”
“Sono felice che sia andata così perché amo davvero molto le gare endurance, ma comunque possiamo dire che non ci sia mai stata una vera necessità di scelta. Dopo la Formula 3 non avevo abbastanza budget per fare il salto in Formula 2 e di conseguenza la decisione è stata automatica“.

Un debutto da sogno
Dopo alcune curiosità, il colloquio è virato su temi più classici, come le prime esperienze nel WEC e il lavoro che si svolge normalmente nei garage.
“La tua scelta si è comunque rivelata corretta visti i risultati ottenuti fin da subito nel World Endurance Championship. La tua prima gara è stata la 6 ore di Spa del 2021 e il tuo team, United Autosport, ha subito ottenuto la pole position che poi tu e i tuoi compagni avete saputo trasformare in vittoria; come ti sei sentito in quel momento? Vincere al debutto non è da tutti.”
“È stato davvero fantastico, avevo appena vinto la mia prima gara di un Campionato Mondiale… è stato speciale”.
“L’attività in pista è cosa nota a tutti gli appassionati, ma non abbiamo mai l’occasione di vedere il “dietro le quinte”, come si svolge il lavoro all’interno del garage?”
“Quando sei un pilota professionista l’attività non si limita alla sola pista, devi fare molto più di correre e basta. Sei coinvolto costantemente nella scelta del setup, della strategia, devi fare diverse sessioni di “driver coaching” e cose di questo tipo; sei impegnato su moltissimi fronti“.
“Quanto tempo prima si inizia a preparare una gara? Quanto tempo passi all’interno del simulatore?”
“Normalmente, oltre all’allenamento che faccio di consueto, svolgo anche una sorta di warm up, un riscaldamento, di circa 30 minuti. Per quanto riguarda il simulatore, invece, di solito inizio il giorno prima di ogni gara“.
La 24h di Le Mans, un sogno che si avvera
Arrivati ormai al termine dell’intervista, ci siamo soffermati su tutta la magia della “Corsa del secolo”, la 24h di Le Mans del Centenario.
“Passiamo finalmente alla 24h di Le Mans. Penso di poter dire con una certa tranquillità che si tratti della gara più importante non solo del Campionato WEC, ma dell’intero panorama automobilistico mondiale. Suppongo che una vittoria a Le Mans sia il risultato più rilevante che un pilota possa ottenere; come ti sei sentito e come ti senti tuttora?”
“È veramente indescrivibile, anche tuttora mi sento incredibilmente onorato… è come se tutto lo sforzo, tutto l’allenamento e il lavoro che hai svolto ogni singolo istante della tua vita, sia stato ripagato“.
“Possiamo tutti intuire quanto sia impegnativa, ma quanto è realmente difficile la 24h di Le Mans? Voglio dire, si tratta di una corsa tre o anche quattro volte più lunga di quanto si affronta normalmente nel Campionato WEC; Come riuscite a mantenere la concentrazione per l’intera durata della gara?”
“Mantenere la concentrazione per così tanto tempo è molto più fattibile di quanto si possa pensare, perché per tutta la durata della corsa l’adrenalina entra semplicemente in una sorta di flusso che ti consente di rimanere sempre attento“.

Un piede pesante che merita un futuro di rilievo
Interrogato poi riguardo al domani, Scherer non ha esitato, dimostrando di avere già le idee chiare su quello che potrebbe essere un futuro non troppo lontano.
“Con il numero sempre crescente di Marchi automobilistici interessati a far parte del World Endurance Championship, ti piacerebbe guidare una Hypercar in futuro? Dove ti vedi nei prossimi anni?”
“L’obiettivo è proprio quello di guidare una Hypercar in futuro, quindi il lavoro è tutto in quella direzione. Nei prossimi anni mi vedo esattamente lì“.
Attualmente pilota per il team che lo lanciò nel FIA World Endurance Championship, United Autosport, Fabio Scherer continua la sua carriera a suon di prestazioni da protagonista assoluto, con molte gare che si concludono incoronandolo il più veloce in pista.
Come dichiarato da egli stesso, l’obiettivo, in futuro, è quello di potersi mettere al volante di una vettura di classe regina provando, questa volta, ad agguantare vittorie di livello assoluto e scrivere nuovamente il proprio nome nell’olimpo di questo sport.
Un grandissimo grazie, nuovamente, a Fabio per la sua disponibilità; a lui vanno gli auguri per il suo futuro, con l’augurio che possa realizzare i propri sogni e obiettivi.


