Venerdì 29 aprile 1994, Imola, Gran Premio di San Marino. Rubens Barrichello apre uno dei weekend più bui dalla nascita della Formula 1: un weekend che cambierà per sempre la storia delle corse moderne
Dati aggiornati al Gran Premio di Cina 2024: nella sua storia, la Formula 1 ha corso oltre 1.100 (1.106, per l’esattezza) Gran Premi ufficiali del Campionato del Mondo. Di queste gare, sono innumerevoli quelle iconiche o passate alla storia, impresse nella memoria di tutti gli appassionati: pensiamo per esempio a Suzuka ’89, a Belgio ’98, a Indianapolis ’05 o ancora ad Abu Dhabi ’21.
Tra tutte queste però, c’è una gara (o meglio ancora un weekend) che forse è rimasta impressa come nessun’altra: la gara numero 551, il weekend del Gran Premio di San Marino del 1994; in quel tragico weekend morirono due piloti, i primi dopo l’ultimo incidente mortale in un weekend, avvenuto al GP del Canada 1982 nel quale perse la vita sul rettilineo di partenza Riccardo Paletti.
Ad Imola ’94 ci lasciarono Ratzenberger e Senna, ma il dramma del fine settimana più cupo della storia della F1 (e verosimilmente quello che portò a pesanti modifiche sotto il punto di vista della sicurezza) era stato preannunciato al venerdì, quando Rubens Barrichello si schiantò alla Variante Bassa durante le prove del venerdì.

L’incidente di Barrichello
Rubens Barrichello si presenta al Gran Premio di San Marino come primo brasiliano in classifica piloti davanti anche a Ayrton Senna: il primo aveva conquistato un quarto posto ed un podio (il primo in carriera) tra Brasile e Giappone su una Jordan, il secondo invece arriva con 0 punti dopo un testacoda a San Paolo ed un incidente con Hakkinen ad Aida.
Al venerdì Ayrton Senna conquista la sua 65esima ed ultima pole position, ma a prendersi la scena in negativo è purtroppo proprio Barrichello, che alla chicane della Variante Bassa prende un cordolo e sbatte contro le barriere di pneumatici allora presenti ad una velocità di 225 km/h: la decelerazione è impressionante, 95g. Il brasiliano perde immediatamente i sensi e la sua auto si ferma su un lato, con i commissari che la ribaltano ed estraggono il pilota.
Si teme il peggio, ma a salvare la vita di Rubens ci pensa il professor Sid Watkins (dopo che la lingua aveva bloccato le vie respiratorie) e in seguito a 6 interminabili minuti Rubens riprende conoscenza venendo trasferito nel centro medico dove ad accoglierlo ci sarà proprio Senna, il suo mentore. Barrichello se la caverà con qualche ferita leggera, un labbro ed un naso rotto e la possibilità di guardare il resto del weekend in TV: weekend che mai si sarebbe potuto immaginare così difficile.

30 aprile – 1 maggio: due nubi nel cielo della F1
Dopo il dramma sfiorato, nel paddock della Formula 1 si respira la sensazione di quanto il brasiliano fosse stato fortunato, mentre il venerdì lasciava spazio al sabato; sabato che si aprì con la tragica scomparsa di Roland Ratzenberger, avvenuta dopo che l’ala anteriore della propria auto si ruppe alla curva Villeneuve, una delle più veloci del circuito: quest’ultima si incastrò sotto le ruote anteriori, rendendo l’auto senza freni e facendo registrare l’impatto più alto mai registrato in F1, oltre 500g. L’austriaco morì sul colpo in seguito ad una frattura alla base del cranio.
Poco meno di 24 ore dopo ci fu una nuova tragedia, quando Ayrton Senna perse il controllo della propria auto andando a sbattere al Tamburello in uno scontro che si rivelò fatale: tra i rottami della FW16 anche una bandiera austriaca, che si sarebbe dovuta sventolare in onore del pilota morto il giorno prima.
- RM, 01/2007
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