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Caro Ayrton, ti scrivo

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Nell’anniversario dei trent’anni, una lettera immaginaria di Lewis Hamilton al suo idolo di sempre Ayrton Senna.

Caro Ayrton, ti scrivo.

Sono Lewis, Lewis Hamilton. Sai, personalmente non ci siamo mai conosciuti, è ovvio; ma in qualche modo è come se ci conoscessimo da una vita.

Beh, in realtà io so tutto di te! Conosco bene le tue magie sulle quattro ruote; nella mia cameretta da bambino avevo i tuoi poster affissi sui muri. Guardavo le tue imprese insieme al mio papà, anche se, purtroppo, non ho potuto ammirare le tue gesta a lungo. Il mondo intero ne è stato privato quel 1 maggio di ben trent’anni fa.

Io, però, non voglio inabissarmi nella malinconia in questa mia lettera.

Attraverso queste righe voglio fare qualcosa che in realtà è impossibile tecnicamente, ma so che tu riuscirai comunque a sentire le mie parole.

Sai Ayrton, molti dicono che tu ed io siamo in qualche modo connessi. Questo per me è ovviamente un onore, anche solo che i nostri due nomi siano accostati. Allo stesso tempo, però, mi spaventa in un certo qual modo.

Fin da bambino sognavo di poter sfidare il cronometro a bordo di una monoposto di Formula 1. Sognavo di essere come te.

Quando il mio sogno ha iniziato a realizzarsi non potevo non pensare “Wow, sono un pilota di Formula 1 come Senna“. O cose del tipo “Pensa Lewis, qui ci ha corso pure Lui“.

Mi ha sempre fatto strano fermarmi e riflettere su queste cose; rendermi conto che correvo in luoghi dove anche tu hai corso anni prima.

Nell'anniversario dei trent'anni, una lettera immaginaria di Lewis Hamilton al suo idolo di sempre Ayrton Senna.

Per non parlare di quando ho iniziato a vincere mondiali. Già l’essere solo riuscito a vincerne uno era per me un traguardo ancora più grande di quanto avessi mai sperato. Essere poi arrivato a tre è stato qualcosa di indescrivibile. Non hai idea del turbinio di emozioni che ho provato dentro. Dalla gioia immensa, alla soddisfazione, all’orgoglio pensando ai sacrifici fatti da me e dalla mia famiglia. E, poi poter dire di aver vinto tre mondiali come il mio idolo di sempre.

L’averti raggiunto nell’olimpo dei Campioni dei mondo a quota tre è stato qualcosa di unico. Per la vittoria certo, ma non è solo quello, anzi. Per me averti eguagliato è un qualcosa di estremamente profondo, intimo.

Tre titoli mondiali per Ayrton Senna. Tre titoli mondiali per Lewis Hamilton. Mi vengono i brividi anche solo a pensare a questa frase, anche adesso che di mondiali ne ho sette.

Mi sono sempre chiesto, come tutti del resto, che traguardi avresti raggiunto; se quel maledetto 1 maggio le cose fossero andate diversamente. Quante magie avremmo ammirato dal Magic.

Mi chiedo spesso anche cosa avresti pensato di me. Ti avrei mai visto a qualche mia gara? Avrei tanto voluto sentire i tuoi commenti e, perché no, magari i tuoi consigli.

Nella mia testa saremmo magari diventati amici, chissà. Magari mi avresti mandato un messaggio per congratularti con me.

Sarebbe stato incredibile! Immagina ricevere i complimenti dal tuo idolo di sempre, dal tuo modello. Non saprò mai cosa si provi, ma so per certo che avresti reso quel bambino sognante, che è ancora in me, il più felice di tutti. Avresti fatto sentire quel bambino, che in molti prendevano in giro, apprezzato e fiero di sé.

Ormai non sono più nemmeno io un bambino, anzi! Corro da parecchio pure io e, per alcuni giovani piloti sono quello che tu sei stato per me. È una onore ed anche una bella responsabilità.

Nell'anniversario dei trent'anni, una lettera immaginaria di Lewis Hamilton al suo idolo di sempre Ayrton Senna.

Si dice che gli idoli restino per sempre e, posso confermarlo. Seppur quasi quarantenne, ogni volta che rivedo qualche tua gara o si parla di te, mi emoziono.

Mi emoziono perché nessuno sarà come te. Mi emoziono perché pensando alle tue gare mi rivedo bambino; quel bambino che ti guardava appena tornava da scuola e, mi scappa un sorriso.

Continuerò sempre ad emozionarmi perché penso che davvero in qualche modo siamo connessi. Non lo dico solo perché mi piace l’idea; sento che è così.

Uno degli onori più grandi della mia vita è stato quando la tua famiglia mi ha donato un tuo casco. Penso che le parole siano troppo riduttive per esprimere tutta la mia gratitudine e l’orgoglio che ho provato nel ricevere quel dono così prezioso.

Nell'anniversario dei trent'anni, una lettera immaginaria di Lewis Hamilton al suo idolo di sempre Ayrton Senna.

La cosa va oltre il casco in sé. La tua famiglia ha deciso di regalarmelo perché ha pensato fossi degno di ricevere un tale onore. La famiglia di Ayrton Senna ha pensato a me e, ha deciso di omaggiarmi con un regalo immenso. È questo, forse, il privilegio più grande.

Probabilmente non è un caso che sia così legato al tuo Paese, il Brasile. Per me è da sempre magico perché lì tu ci sei nato e, neanche a farlo a posta, la pista lì è magica per me.

In Brasile ho vinto il mio primo mondiale, destino eh? E, se è vero che il primo non si scorda mai, l’averlo vinto a casa tua è stato qualcosa di indescrivibile.

Chissà se mi stavi guardando da lassù, caro Ayrton. Io questo non lo so, ma so per certo che il mio cuore; tra il frastuono delle emozioni del momento, un pensiero a te l’ha fatto eccome.

Sempre nella tua terra ho disputato una delle mie gare migliori. Nel 2021, un anno che mai potrò dimenticare, al GP del Brasile ho compiuto una magia nel tuo segno. Tra Sprint e gara, partendo ultimo sono arrivato primo.

Ricordo la folla esultare, la bandiera che sventolava e tutti che mi acclamavano. La tua gente, il tuo pubblico mi stava applaudendo. Il Brasile mi ha fatto sentire a casa, come se fossi di famiglia. Una seconda Silverstone.

Il tuo Paese, poi, ha deciso di omaggiarmi nella forma più alta possibile; con la cittadinanza onoraria. Da quel giorno posso dirmi cittadino brasiliano, come te Ayrton.

Mai avrei immaginato tutto ciò.

Nell'anniversario dei trent'anni, una lettera immaginaria di Lewis Hamilton al suo idolo di sempre Ayrton Senna.

… Ed infine la Rossa.

Sai Ayrton, quest’anno ho preso la decisione più difficile finora della mia vita. Ho deciso di lasciare la mia squadra di una vita per andare in Ferrari.

Un sogno, no? “Tutti sono tifosi della Ferrari” ha detto una volta il mio amico Seb; sai, credo ti sarebbe piaciuto parecchio pure lui.

Sono emozionato all’idea; spaventato, ma felice.

Spaventato perché lascio il team che è da sempre casa mia, ma non solo. Per quanto ormai sia parecchio tempo che corro, sento sempre la pressione e, la Rossa incute un certo timore. La Ferrari è la Ferrari, non si discute.

Quando ho deciso di prendere la strada per Maranello è come se l’avessi fatto nel tuo segno, Ayrton.

È come se volessi darti l’occasione di guidarla quella macchina rossa; quella macchina che un destino crudele ti ha impedito di guidare. Un po’ come se tu la guidassi attraverso me.

Anche per questo sono spaventato, perché ho ancora più paura che qualcosa vada storto. Perché, correndo nel tuo segno voglio farlo al meglio e, magari, regalarti la vittoria.

Quanto vorrei poter parlare con te di questa mia decisione.

Ogni pilota ha l’obiettivo di correre per la Rossa” hai dichiarato una volta. Beh, è vero; l’ho desiderato per diverso tempo pure io. Adesso che ne ho l’occasione non voglio farlo, però, solo per me stesso; voglio farlo anche per te. Come se quello che non hai potuto fare tu, in qualche modo venga rimediato e lo faccio io. Per te, nel segno di Ayrton Senna.

Caro Ayrton, non si sa come andrà a finire. Magari vinco l’ottavo titolo, magari sarà un disastro; in ogni caso potrò dire di averlo fatto. Di averlo fatto per me, di averlo fatto per te.

Oggi, che sono trascorsi trent’anni da quando ci hai lasciato, ho voluto scriverti questa lettera, di quelle che si mandano ai vecchi amici. Per sentirti più vicino; tu che conosci bene la pressione, che sai cosa significhi essere un pilota. Tu che, allo stesso tempo, sai cosa significhi essere umani. Figure fredde, bramose di vittoria, fameliche di adrenalina e sempre pronte ad andare oltre il limite. È questo che siamo quando indossiamo il casco. Sarebbe però una menzogna colossale negare la parte più umana, fragile, consapevole del pericolo. Questo perché, se siamo queste due sfaccettature unite in un unico corpo, è perché siamo animati da una passione travolgente per la velocità ed i motori; che solo con la nostra monoposto possiamo dire di sentirci nel posto giusto, di sentirci liberi.

Oggi, in cui tutti gli amanti di questo meraviglioso sport ti staranno ricordando, io ho voluto farlo a modo mio.

Magari sono riuscito a strapparti un sorriso, ovunque tu sia. Magari mi stai guardano da lassù e mi fai un piccolo cenno di intesa, chissà.

Questo weekend si disputerà una gara e, puoi stare certo che farò del mio meglio per ottenere il massimo.

Nel tuo segno, sempre.

Con affetto,

Lewis.

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