Silverstone la cornice, pioggia e sole, infinite variabili ed una certezza: la Ferrari non c’è.
L’eterno ritorno, in una Formula 1 che vede tre team in lizza per la vittoria, dove finalmente sono i millesimi a far la differenza, in casa Ferrari si torna a parlare di decimi.
Dopo un inizio di stagione da seconda forza con l’obbiettivo di raggiungere finalmente il duo Max-Red Bull, tutto è crollato. La vittoria di Melbourne già troppo lontana ed il sigillo di Leclerc nella sua Monaco, che ora sembra una sorta di maledizione, i punti più alti di una stagione che per Ferrari deve arrivare ad un punto di svolta.

Un salto nel vuoto, così gli ultimi gran premi ferraristi, gli aggiornamenti, la correlazione tra Scuderia e pista che non porta ai risultati sperati, ma che riporta alla vecchia specifica della SF-24, quando le basi di questo 2024 sembravano finalmente solide, pronte per permettere a Leclerc di costruire il proprio futuro di gloria.
Nel mezzo mille voci, dubbi e certezze, dall’arrivo di Serra all’uscita in direzione Aston Martin del dt Cardile ( forse non troppo ostacolata), con il miraggio Newey diventato ormai una sorta di appiglio per le speranze del popolo ferrarista.
Newey o non Newey, tutto è ancora possibile? La speranza è che Hamilton abbia chiesto certezze, che come insegnano le ultime prestazioni Mercedes, non necessitano obbligatoriamente di chiamarsi Adrian per poter mettere in pista una vettura vincente. Ma forse a Maranello serve qualcosa di più.
