McLaren ha conquistato una doppietta fondamentale nel GP di Ungheria, in cui ha però commesso una serie di errori gravi. Analizziamoli insieme!
In termini di competitività della vettura, McLaren è diventata la scuderia di riferimento in Formula 1. Questa è, in pochissime parole, la lezione che abbiamo appreso dal GP di Ungheria. Allo stesso tempo, nonostante la doppietta firmata da Piastri e Norris, sono emerse tante, troppe incertezze e difficoltà nella gestione della gara da parte del muretto. Non è la prima volta che questi problemi risultano evidenti: la scuderia di Woking è ancora ferma a quota 2 vittorie, le stesse di Mercedes e Ferrari (attualmente più lente).
All’Hungaroring, però, McLaren l’ha combinata davvero grossa, sebbene il risultato non lo dimostri. Ma andiamo con ordine: analizziamo tutti i momenti chiave in cui la scuderia inglese ha mostrato delle debolezze.
Il secondo pit stop di Norris
Il primo aspetto da analizzare è senza dubbio il secondo pit stop del giro 46, che ha portato Norris davanti al suo compagno di squadra. Come mostra l’immagine sottostante, in quel momento l’inglese aveva 25,001 secondi di vantaggio su Lewis Hamilton, il pilota più vicino alle due MCL38 prima del pit stop. Considerando che all’Hungaroring una sosta costa circa 21 secondi, McLaren aveva ben 4 secondi di margine per effettuare la sosta. Con Piastri, che precedeva di un paio di secondi il suo comapgno di squadra, ne aveva ben 6.

A questo punto, la prima domanda sorge quasi spontanea: se Norris aveva del margine di sicurezza, perché McLaren ha deciso di creare scompiglio fermandolo prima rispetto al suo compagno di squadra? La risposta ufficiale di Stella è stata sostanzialmente “la prudenza non è mai troppa”. Come frase è sacrosanta, ma in questo caso la scuderia era ben consapevole che in questo modo avrebbe creato confusione permettendo a Norris di effettuare un undercut sul suo compagno di squadra. Ma c’è un altro elemento che non quadra all’interno dello scacchiere: la seconda sosta di Piastri.
Il secondo pit stop di Piastri
L’australiano è stato richiamato ai box dal suo team al termine del giro 48, 2 giri più tardi del suo compagno di squadra. Appare difficile spiegare il timing del pit stop: in questo modo, Piastri non ha avuto la minima possibilità di fermarsi rimanendo davanti a Norris. Inoltre, effettuando la sosta con 2 giri di ritardo, la spiegazione non può neppure essere quella di creare una differenza di gomma (per farlo è necessario fare il pit stop con almeno 5 o 6 giri di ritardo).
Perché Piastri non è stato richiamato al giro 47? Questa sarebbe una domanda sicuramente interessante da fare ad Andrea Stella. Se la decisione fosse stata questa i due piloti McLaren sarebbero stati molto vicini nel giro di uscita di Piastri, che probabilmente avrebbe addirittura potuto conservare la posizione (grazie all’aiuto involontario di Bottas e Sainz, con cui Norris ha perso un po’ di tempo durante l’outlap).
Inoltre, guardando il distacco tra Norris ed Hamilton dopo la seconda sosta è evidente come la McLaren sia stata inutilmente prudente con il suo pilota. Lando, infatti, è tornato in pista con un vantaggio di 5,1 secondi sulla Mercedes. Considerando che durante i giri 42-45 (in cui il 7 volte campione del mondo aveva a disposizione il picco della sua gomma bianca) la differenza tra Hamilton e Norris era di circa 1.3 secondi al giro, tutto risulta ancora più chiaro. Tutto il caos creato dal muretto, infine, si aggrava se pensiamo che non si trattava di una situazione di emergenza, anzi. McLaren ha avuto ben 4 giri dopo il pit stop di Hamilton per decidere quale strategia seguire!
Ovviamente, guardando le gare da uno schermo è sempre facile criticare, ma in questo caso quello che il team avrebbe dovuto appare piuttosto chiaro. Se Piastri fosse stato richiamato ai box prima di Norris (per tenere lontano ogni rischio sarebbe stato sufficiente fermare Oscar al termine del giro 45), i due sarebbero rientrati in pista con l’australiano davanti all’inglese, a sua volta comodamente davanti ad Hamilton. A quel punto, McLaren avrebbe potuto decidere se congelare le posizioni o lasciare i propri piloti liberi di correre: non è da escludere che in questo caso avremmo visto una battaglia interessante.

McLaren – Norris: che confusione!
Una volta effettuato il pit stop in questo modo disastroso, McLaren si è ritrovata in una situazione difficilissima da gestire. Da un lato Norris, che con una vittoria avrebbe recuperato 7 punti in più su Verstappen. Dall’altra Piastri, a caccia della prima vittoria e a cui la squadra era sicuramente consapevole di aver fatto un torto. A questo punto, l’unico modo era quello di invertire le posizioni in pista, cercando di convincere Norris. I team radio a lui rivolti sono stati: “cedi la posizione a tua convenienza“, “fallo prima avvicinare (riferito a Piastri)”, “ricordati le riunioni che facciamo ogni domenica mattina”.
Come ha giustamente detto Nico Rosberg, in casa McLaren è mancata anche e soprattutto la chiarezza. L’impressione è quella che il team abbia cambiato più volte idea a gara in corso. Ma in queste situazioni non c’è spazio per le indecisioni, soprattutto se si è alle prese con piloti che devono rimanere concentrati al 110% sulla guida. Sicuramente, i giri dopo il secondo pit stop sono stati tra i più difficili della carriera di Norris. In questa modo, il rischio di un errore è stato senza dubbio più alto rispetto a quello di perdere la posizione su Hamilton fermandosi al giro 46 con 5 secondi di margine…
A testa alta
Sostanzialmente, nonostate una grande vettura e un grande risultato il muretto McLaren non può che uscire a testa bassa dall’Ungheria. Ad uscirne molto meglio, invece, sono Piastri e Norris. Il primo, in fin dei conti, si è portato a casa una vittoria meritata e conquistata in partenza. Certo, la McLaren è riuscita nell’impresa di farla apparire meno brillante di come avrebbe dovuto, ma si tratta pur sempre della prima vittoria.
Norris, poi, ha dimostrato di saper essere un compagno di squadra. L’inglese avrebbe voluto la vittoria a tutti costi: sarebbe bastato continuare a spingere fino alla bandiera a scacchi per zittire le critiche, per rimediare ad un’altra pole position non sfruttata a dovere in partenza e per recuperare parecchi punti a Verstappen in campionato. Eppure, ha deciso di ascoltare la squadra. Ha fatto passare Piastri e si è accontentato del secondo posto. Non tutti lo avrebbero fatto. È un segnale negativo? Lando Norris non ha dimostrato la fame del campione? Forse, ma gesti come questi vengono sempre premiati. E anche Norris avrà la sua ricompensa, prima o poi.

Ad ogni modo, un po’ paradossalmente visto il risultato, possiamo dire che probabilmente in Ungheria abbiamo visto il motivo per cui quest’anno la McLaren non vincerà il titolo piloti con Norris. E no, il motivo non saranno i 7 punti persi concedendo la posizione a Piastri, ma una squadra che non è ancora pronta, sotto troppi punti di vista. Ed è normale che sia così, perché il team inglese è al primo anno tra le grandi da parecchio tempo, e perché anche i Formula 1 prima di vincere bisogna sempre perdere.

