Anche in Ungheria, in un tracciato che certamente non agevola i sorpassi, questa F1 si è dimostrata ancora una volta spettacolare. Peccato che alla festa la Ferrari si sia solo affacciata.

Ferrari, guardare ma non toccare

Anche in Ungheria, in un tracciato che certamente non agevola i sorpassi, questa F1 si è dimostrata ancora una volta spettacolare. Peccato che alla festa la Ferrari si sia solo affacciata. 

Certo, per gli appassionati dall’ Hungaroring sono arrivati mille spunti per apprezzare la terza gara consecutiva che ha visto Max Verstappen non salire sul gradino più alto del podio, ma nonostante tutto, il cuore ferrarista è rimasto triste, lasciato in disparte tra le eterne speranze ed un presente dove sono gli altri avverare i sogni dei tifosi del cavallino.

La Ferrari, su di un circuito teoricamente amico, per l’ennesima volta non ha brillato, restando alle spalle di una Mercedes non a suo agio, mentre davanti a tutti le McLaren si sono dimostrate ancora le più veloci, al netto di una gestione gara non da top team.

Anche in Ungheria, in un tracciato che certamente non agevola i sorpassi, questa F1 si è dimostrata ancora una volta spettacolare. Peccato che alla festa la Ferrari si sia solo affacciata.

McLaren, che sembrava aver intrapreso una strada simile a quella della Williams, ha saputo ribaltare la propria situazione con modalità e tempistiche che raramente di vedono nel corso di un ciclo regolamentare in F1. 

Certamente Vasseur ne seguirà l’esempio, dopo una prima parte di stagione che per Ferrari, dopo le buone premesse di inizio stagione, si è tramutata in un declino fatto di aggiornamenti non all’altezza e chiari buchi nell’acqua.

Per Leclerc e Sainz la strada da intraprendere è stata capita, ora bisogna far bene i compiti a casa. I tempi non permettono di arrivar pronti all’esame di Spa, ma dopo la pausa, per Monza ed un mondiale ancora lungo bisogna farsi trovare pronti.

Tra colpi di scena ed il solito grigiore targato Maranello una menzione speciale per Super Max. Sempre super, sempre estremo, sempre lo stesso? Mi chiedo solo quanto tre titoli mondiali possano pesare in un percorso di crescita umana, sempre che il terreno sia fertile per coltivar qualcosa che non sia la vittoria. 

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