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WRC | Basta, è ora di cambiare!

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Il WRC viaggia a gran velocità verso un futuro che appare già scritto. La massima serie è in cerca di una nuova alba per voltare una pagina del libro aperta da veramente troppo tempo.

A malincuore dobbiamo ammettere, di nuovo, che il WRC sia in caduta libera. Uno sport destinato quasi a sprofondare nel futuro prossimo, a causa di un regolamento che fa della precarietà la sua base. Gli attuali costruttori iniziano a guardarsi intorno ed i piloti cominciano a fare i conti con l’età.

Parlando proprio degli attuali esponenti del WRC, in Lettonia abbiamo avuto la dimostrazione concreta di un tacito pensiero che tutti ci siamo posti almeno una volta. Dove sono i giovani?

Sugli sterrati dell’Est Europa, Martins Sesks si è messo notevolmente in luce, rispondendo a gran voce alla domanda soprastante. Il 24enne lettone, a casa sua, seconda apparizione nella massima serie, ha battuto i più grandi esperti del settore attualmente in circolazione.

Grazie ad un grande talento e tanta, tantissima velocità, Sesks ha regolato in lungo e in largo quasi tutto il parco assistenza e sfortuna a parte, ha piazzato la sua Puma Rally1 in una posizione che quasi nessuno si aspettava.

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Quota 33,9

Al netto delle affermazioni fatte in precedenza, vi chiederete dove sta il problema. Il grattacapo lo si trova in un semplice numero, l’età media dell’attuale top 10 della classifica piloti del WRC. 33,9 anni.

Un dato che può non voler nulla ma, volendo essere polemici, conta tantissimo.

Su 10 piloti, solo Kalle Rovanperä ha meno di 25 anni e di questi 10, soltanto in 2 hanno un’età inferiore ai 30 anni. Se dobbiamo essere onesti, questi sono dati relativamente preoccupanti per il futuro del WRC. Questi numeri infatti riflettono un campionato vecchio in cui tutti chiamano i giovani ma a nessuno viene lascita la libertà di esprimersi.

Sono pochi i ‘pilotini’ ad aver avuto la possibilità di sedersi al tavolo dei grandi e sfortunatamente, gran parte di loro hanno fallito. Ora però, dopo Rovanperä, è il turno di Sesks per provare ad invertire la rotta del WRC. Il giovane lettone ha infatti messo nel sacco in sole due gare, molti esperti nel paddock tra cui anche l’attuale leader, Thierry Neuville.

Apriamo però una parentesi. E’ ovvio che un team che ambisce al titolo finale si concentri su piloti esperti e affermati. Il problema nasce però quando, nonostante l’esperienza, i risultati non arrivano. Esattamente come la frutta, anche i piloti hanno un picco di maturazione oltre al quale si diventa ‘acerbi’. La domanda dunque diventa: fino a che punto l’esperienza vale più della velocità?

Prendiamo in esempio proprio Neuville, tantissima esperienza ma una grinta da campione che non si è mai vista e siamo onesti, tutt’ora non si vede. Mettiamo a confronto il belga con Sesks, 24 anni e un gran piede destro tanto da stargli davanti al secondo appuntamento nel WRC. Quindi, al netto di ciò che si è visto in Lettonia, l’esperienza di un pilota come Neuville conta veramente tanto di più rispetto alla velocità di una giovane promessa?

Certo, non tutti i giovani aspiranti al WRC sono dei fenomeni, questo è chiaro. Però sarebbe opportuno concedere la possibilità di dimostrare il proprio valore anche al di fuori dei campionati cadetti. Il vero talento lo si misura accanto ai grandi e Martins Sesks ne è la più chiara dimostrazione.

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Largo ai giovani, ma chi si fa da parte?

Qui ovviamente si scontreranno due correnti di pensiero e sia chiaro, non stiamo dicendo che Neuville non meriti un posto nel WRC. La piccola vena polemica vuole solamente riflettere come per gli attuali piloti della massima serie, sia forse ora di farsi da parte e lasciare spazio alle nuove leve.

Discordo da fare soprattutto per coloro che non si sono mai riusciti ad imporre nel campionato e vivono orami con l’etichetta di ‘eterno secondo‘ appesa al collo.

Il WRC non può continuare su questa rotta e bisogna iniziare a guardare al futuro. Sponsor e portafoglio a parte, è giunta l’ora di lasciare il mondo in mano ai più piccoli e vederli finalmente diventare grandi.

Il 2027, almeno sulla carta, diventa quindi un momento chiave. Con l’introduzione di un regolamento nuovo e di una possibile ‘nuova’ classe di vetture, il WRC mira ad aprire i cancelli del parco assistenza a numerosi nuovi marchi. Ovviamente però, nuovi costruttori, con la speranza che siano numerosi, significa anche nuovi sedili in cerca di un occupante.

In più, con il passare del tempo, anche l’età degli attuali rappresentanti del WRC continuerà a crescere ed è così che per il 2027 si aprono due strade. Un campionato di, passateci il termine, ‘pensionati’ oppure finalmente un WRC fresco e di gran lunga ringiovanito.

Con tutto il rispetto per i grandi campioni, è ora di aprire le porte ad un cambio generazionale necessario che suona quasi come un imperativo. Abbassare l’età e cercare di ritrovare il peso mediatico che si è perso negli anni. Due concetti che quasi stonano l’uno accanto all’altro, ma che hanno le sembianze di lieto fine dietro ad una storia molto travagliata.

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