Tutti si lamentano del Verstappen “cattivo” e del Verstappen “non signorile”, ma è esattamente ciò di cui questa Formula 1 ha bisogno.
“Cattiveria agonistica”, una parola che molto probabilmente è passata sempre più di sfuggita agli occhi degli appassionati.
Ma non solo, probabilmente anche la fame e la voglia di vincere sempre sono cose che sembrano diventare sempre più utopia nella Formula 1 di oggi. Eddy Merckx un giorno disse: “I regali si fanno solo a Natale”, e questo è rappresentato pienamente anche da colui che è diventato strumento paragone abituale nella sua disciplina: Tadej Pogacar.
Ma perché il paragone col ciclismo? Beh, perché sia Merckx che Pogacar sono stati (e sono, nel caso di Tadej) due atleti con una fame di vittoria immensa. Fame che ha anche il protagonista di questo editoriale: Max Verstappen.
Un campione controverso
È vero, Max sin dai suoi primi passi in Formula 1 ci ha abituati al fatto che fosse un pilota molto controverso, che fa parlare di se per il motivo sbagliato in molti casi, ma una cosa non ha mai nascosto: l’infinita voglia di vincere.
Verstappen lo ha dimostrato più volte che di voglia di vincere ne ha fino ai lacci delle scarpe, in tutte quelle prove di forza (come Spa 2022 o anche l’Ungheria dello stesso anno) in cui o ha annichilito la concorrenza o l’ha spazzata via nonostante un problema (o in quel caso un testacoda).
Max Verstappen è un pilota che a suo tempo sa essere anche personaggio, una figura che ormai è vitale nel mondo del motorsport se “vuoi andare avanti”. Purtroppo, questa realtà dei personaggi da film o teatro ce la porteremo ancora per anni e anni, però è quel che questo mondo ha bisogno.
E qui ritorna la celebre frase di Merckx, che rappresenta perfettamente quello che è Max Verstappen: un campione che sa essere un cannibale. La domanda molte volte mi sorge spontanea: “Cosa sarebbe la Formula 1 senza di lui?”. Beh, certamente non sarebbe la stessa.
Non sarebbe stata la stessa senza Alain Prost, senza Schumacher e senza Alonso ed Hamilton, e non sarebbe la stessa ora senza di lui. Verstappen è una figura che col suo modo di essere ed anche il suo comportamento in pista (giusto o sbagliato che sia) dona fascino a questo sport. La sua guida dona fascino, il suo spirito di vittoria dona fascino.
Un mondo non per signori
Come scrisse Alessandro Secchi in un suo editoriale, la Formula 1 non è un mondo per principini o signori.
In quel caso andò a riprendere le parole di Norris dopo l’incidente con Max in Austria, ma credo cozzi anche con il mio pensiero. Le corse non sono un modo per signori, specialmente la Formula 1. Correre significa volere e dover vincere, a qualsiasi costo. In Formula 1 vai avanti vincendo, se fai regali difficilmente arrivi lontano, se fai IL SIGNORE in pista non arrivi lontano.
Quando si abbassa la visiera si pensa solo alla vittoria e a dare il meglio senza risparmiarsi e questo è stato, è e sarà il mantra di ogni vincente. Lo è stato per Senna, per Schumacher e per Villeneuve e lo è anche per Verstappen adesso. Non c’è spazio per i signori o per i gentleman, in pista è e dovrà essere un ring, perché è così che sono nate le corse. Evidentemente però, per molti appassionati di oggi questa cosa non sembra realtà.
Quindi si, Max Verstappen è esattamente ciò di cui la Formula 1 ha bisogno.
Amante dei motori e del ciclismo, soprattutto su sterrato e Pietre. La Parigi-Roubaix e la 500 miglia di Indianapolis un mantra

