Le perdite di Newey prima e Wheatley poi hanno scatenato un terremoto in casa Red Bull, alle prese anche con i sempre più grossi dubbi sul motore Ford del 2026. Quale futuro aspetta la scuderia austriaca?
DISCLAIMER: Ci teniamo a ricordare che tutti gli scenari presenti nell’articolo sono ipotizzati e ideati dall’autore. Buona lettura!
È dal 5 Febbraio 2024 che l’ambiente in casa Red Bull non accenna a calmarsi: prima l’Horner-gate che ha messo in serio pericolo la posizione del Team Principal, poi gli addii di Jonathan Wheatley e Adrian Newey in primis hanno privato la squadra di due figure che definire chiave sembra quasi riduttivo.
Come se non bastassero le partenze subite, Toto Wolff continua a corteggiare Verstappen facendo leva sui punti deboli della squadra e l’attuale declino sia prestazionale che politico per cercare di accasarlo in Mercedes, probabilmente al fianco di Antonelli.
Continuano poi ad arrivare rumors poco promettenti dal reparto motori Red Bull-Ford, lanciando ombre sempre più importanti sulle prestazioni delle power unit della casa americana. Lo stesso Horner ha definito la collaborazione con Ford “70 anni indietro rispetto a Ferrari”, alludendo però alla poca esperienza della squadra a riguardo e non direttamente alle capacità di sviluppo.
Sorge quindi spontanea una domanda. Con una situazione sempre più difficile da gestire sotto ogni punto di vista, quale futuro potrebbe attendere la scuderia austriaca? Abbiamo immaginato tre differenti scenari: il primo, basato sulle notizie provenienti dall’ambiente Red Bull e Ford, mentre gli altri due risultano essere ben più catastrofici anche se improbabili, tanto da mettere in dubbio l’esistenza stessa della squadra Campione del Mondo.
Primo scenario: un motore che sembra continuamente in rodaggio…
Già ad oggi, McLaren sembra intenzionata a cambiare fornitore di motori nonostante il contratto che la lega a Mercedes fino al 2030, ma la sempre più imminente separazione di Alpine da Renault per far parte della cerchia di clienti della Stella potrebbe rappresentare un pericolo in termini affidabilità.
Se la scuderia di Woking dovesse effettivamente presentare un’offerta formale per diventare cliente RBPT-Ford, le possibilità sarebbero due: Zak Brown conosce già l’ambiente e ha delle certezze che nessuno al momento ha lasciato trasparire oppure McLaren si sta proteggendo dalla piaga affidabilità delle power unit Mercedes, accettando i rischi di un motore della casa americana.

Intanto il tempo passa e arriva il momento cruciale, i test prestagionali del 2026 prendono il via e già dal primo giorno le difficoltà in casa Red Bull vengono alla luce. I tempi sono da squadra da centro gruppo, limitando i danni solo con le velocità in curva grazie ad un ottimo bilanciamento del telaio. In rettilineo invece le velocità di punta sono le più basse della griglia, davanti solo alla scuderia satellite VCARB (nello scenario non viene ipotizzato un passaggio ufficiale di McLaren allo stato di cliente Ford).
Tutti sono estremamente preoccupati, Horner in primis. “Il motore sta andando al 95% delle capacità durante tutti i test. Il problema è drammatico, dobbiamo verificare assieme a Ford cosa non va per portare in pista una power unit degna di essere in F1. In questa situazione è quasi meglio restare in fabbrica a sviluppare anziché correre per il nulla”, ha dichiarato con toni a dir poco preoccupanti il TP inglese.
I piloti sono demoralizzati e molti membri del team stanno pensando a lasciare la barca, sintomo di un tunnel che sembra senza uscita. Il resoconto della prima stagione è impietoso: sesto posto nei costruttori, distanti anni luce dalla vetta della classifica.
Si pensa al clamoroso ritorno in Honda
Forte di una clausola d’uscita che protegge il team da situazioni drammatiche in termini di prestazioni, Red Bull cerca la risoluzione con Ford, decretando il fallimento ufficiale della collaborazione. Nel mentre Aston Martin sembra avere una buona power unit fornita da Honda: l’occhio di Horner ricade così sul clamoroso ritorno sotto il fornitore giapponese.

Una cosa però è certa: la squadra austriaca assieme al suo satellite di Faenza hanno risentito di un calo d’immagine spaventoso, passando dalla gloria di una stagione dominante come quella 2023 al baratro più oscuro all’immediato avvio dei nuovi regolamenti.
Secondo scenario: non esiste via d’uscita e la condanna è ormai firmata
E se nel contratto firmato da Red Bull e Ford non esistesse nessuna clausola che protegge il team di Horner da prestazioni sotto le aspettative? Sicuramente l’accordo non vale per una o due stagioni, ma si protrarrà per svariati anni, condannando la scuderia di Milton Keynes nel caso di un motore debole.
L’assenza di una via d’uscita è altamente improbabile, nessun team sano di mente si butterebbe in una nuova avventura senza un minimo di precauzione, ma a noi piacciono gli scenari strani e complicati.
Una Red Bull perennemente spinta verso la seconda metà di classifica – o almeno fino alla fine dell’accordo con Ford – perderebbe tutto il valore acquisito negli anni di vittorie, mandando nel baratro non solo una squadra di F1, ma un’intera società che vedrebbe le sue azioni crollare a picco.

Gli investitori thailandesi scapperebbero per cercare di salvare il salvabile, e con loro con tutta probabilità anche Christian Horner, appoggiato da Yoovidhya fin dal suo ingresso come azionista. Lo scenario diventerebbe a questo punto quasi irrecuperabile, lasciando sprofondare un progetto su cui si sono investiti miliardi in oltre vent’anni, a meno di un clamoroso salvataggio in stile Williams nel 2020/21 per tornare piano piano ad un livello degno da Formula 1.
Terzo scenario: tutto scompare, per sempre
La versione catastrofica dell’ipotesi precedente: l’implosione completa di tutto e tutti. Se gli investitori non dovessero tornare, la prima a pagarne il prezzo più salato diventerebbe la VCARB, costretta alla chiusura per salvare quanto più budget possibile.
Si pone però un problema gigantesco allo stesso tempo: se da una parte non si spende per mantenere attive le varie strutture di sviluppo del team satellite, non rientrano più i soldi di motore e altri pezzi forniti. In uno scenario a lungo termine, le perdite dovute a questo aspetto potrebbero anche diventare più grosse dei risparmi sulle strutture, portando Red Bull ad un’implosione sempre più sicura.
Si aprirebbero così due strade: la vendita completa della squadra a prezzo a dir poco stracciato, o la dichiarazione di fallimento, chiudendo definitivamente baracca e burattini. In entrambi i casi, si libererebbero due posti in F1 che farebbero gola ad Andretti in primis, ma anche ad altri marchi che potrebbero beneficiare del boost d’immagine dato dalla categoria.
C’è da dire però che prima di perdere due scuderie che ormai sono parte della storia recente della F1, Liberty Media potrebbe provare ogni singola cosa per non risentire della caduta del colosso austriaco, tentando manovre di salvataggio al limite del possibile.
Perdere Red Bull attualmente priverebbe il Circus di una scuderia storica, che ha acquisito negli anni un valore altissimo e un peso politico all’interno della F1 difficilmente rimpiazzabile da un ipotetico nuovo team.
Fuori Pista consiglia:
Marko: “Ricciardo non ha soddisfatto i criteri di un pilota Red Bull”
Aston Martin: La pressione cresce dopo un inizio deludente
Seguici sui nostri canali social se sei un appassionato del motorsport e vuoi seguire tutte le news! Siamo anche su Instagram e Telegram! Tutto gratuito e tutto a disposizione. Buona continuazione su Fuori Pista!

