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F1 | Red Bull limitata dal sottosterzo [ANALISI]

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A Zandvoort la Red Bull cade e prende dritta una mazzata. Sottosterzo, poco handling, trazione pessima e auto sbilanciata. Un orrore per il team anglo-austriaco.

“E cioè si sta ribaltando la situazione!”, così recitava Giovanni Storti, facente parte dello storico trio Aldo, Giovanni e Giacomo, nella commedia teatrale Anplagghed. Una frase detta da molti appassionati di Formula 1, così come dagli addetti ai lavori, dopo il GP di Olanda riguardo la situazione delle forze in campo.

È proprio vero: si è veramente ribaltata la situazione. Se fino a 1 anno fa la RB19 del campione del mondo Max Verstappen era la regina indiscussa della stagione 2023, lo stesso non si può dire della RB20, monoposto del team di Milton Keynes per la stagione 2024.

A Zandvoort la Red Bull cade, e prende dritta una mazzata. Sottosterzo, poco handling, trazione pessima, e auto sbilanciata. Un orrore per il team anglo-austriaco.

A inizio anno, la Red Bull era ancora l’auto più veloce, ma è sugli aggiornamenti e lo sviluppo della monoposto, dove il team anglo-austriaco ha sempre spiccato, che la RB20 ha ristretto la sua grossa performance.

Aggiornamenti che hanno rallentato di molto la macchina, complici pure i problemi di correlazione tra pista e simulatore, portando a cercare picco di carico per la piattaforma, a discapito del punto di forza della Red Bull, ovvero la duttilità e la capacità di essere versatili in ogni settore (velocità, efficienza, gestione gomma).

La scuderia di Milton Keynes, ieri, ha preso una mazzata dritta sui denti, capace di far malissimo. Ben 22 i secondi rifilati a Max Verstappen da un super Lando Norris, capace di essere un “hammertime” dopo l’undercut nei confronti del rivale olandese anche grazie a una MCL38 sempre più forte, che ora si può dire prima forza con margine molto ampio.

Difficoltà in casa Red Bull che non vedevamo da moltissimo

Tre decimi a giro più lenta della monoposto di Woking, e in linea con il passo gara di Ferrari (che ha tra l’altro dimostrato una superba capacità di saper gestire condizioni dove la pista mette in criticità gli pneumatici), la RB20 è in gran difficoltà, e non si scopre oggi.

È, difatti, da diverse gare che vediamo una Red Bull sempre più ridimensionata e umana, ben distante da ciò che eravamo abituati fino a qualche mese fa, da metà del 2022 in poi. I motivi sono diversi, e ora cercheremo di fare chiarezza e analizzare ciò che si è visto nell’weekend olandese.

A Zandvoort la Red Bull cade, e prende dritta una mazzata. Sottosterzo, poco handling, trazione pessima, e auto sbilanciata. Un orrore per il team anglo-austriaco.
Max Verstappen alla guida della Red Bull RB20 durante le FP1 del GP di Olanda

Analisi tecnica sull’weekend Red Bull: la RB20 sembra correre sul ghiaccio

Tutto parte dal Venerdì: Red Bull è in crisi con l’assale posteriore, ha difficoltà in trazione, soprattutto nei tratti più lenti. Lo abbiamo visto a Monaco, in Ungheria e in generale sulle piste da alto carico, come la RB20 soffra le basse velocità.

Un trend partito da Miami, dove la vettura faticava molto nei tratti guidati. Tesi confermata a Monaco, dove la piattaforma aero-meccanica con un assetto più morbido ha faticato e non poco, poiché Red Bull dell’effetto suolo nasce “patologicamente” per girare rigida, come ha sempre fatto negli anni precedenti.

Il problema è che, a differenza degli scorsi anni, la monoposto anglo-austriaca non riesce ad avere una rotazione efficiente a basse velocità, nonostante l’assetto rigido.

Max Verstappen nell’affrontare curva 10. Guardate la fatica che fa con il volante, specialmente in inserimento e percorrenza

Su questo molti ipotizzano una modifica all’impianto frenante di Red Bull, simile al terzo pedale McLaren nel 1997, che riusciva a ripartire la frenata asimmetricamente, facendo maggior perno sulla ruota posteriore interna, diminuendo l’effetto sottosterzante.

Ed è questo che Red Bull ora si trova ad affrontare maggiormente: il sottosterzo. Tra l’altro c’è da ricordare che la monoposto austriaca del 2024 eredita questo elemento dalle sue “sorelle”, RB19 e RB18, per cui non c’è realmente da stupirsi di questa caratteristica, ma è come la RB20 porti la frenata maggiormente in profondità che accentua questo fenomeno. Probabilmente senza la modifica all’impianto frenante, la RB20 soffre di più le prestazioni da metà curva in poi, dal quale nascono poi tutti i problemi.

Verstappen alieno in qualifica, ma non basta alla difficile RB20 dell’Olanda

Il Sabato è ancora peggio del Venerdì. Il campione olandese si trova ad affrontare una vettura praticamente inguidabile, con un handling inesistente, quasi come a dire “guidare sul ghiaccio“. I riscontri maggiori di questo problema sono a curva 10, e per tutto il T3.

È come se la RB20 avesse un posteriore molto leggero, con un anteriore sconnesso. Nonostante le continue correzioni al differenziale durante la gara, sembrava che Max non fosse contento della vettura.

Il confronto in qualifica con Norris lo dimostra, ed evidenzia quanto stabile al retrotreno e in frenata sia la MCL38, al contrario della RB20, con particolari riferimenti in curva 1, curva 10, la chicane della 11-12, e infine curva 13, dove, dalla telemetria si nota una frenata in tandem con l’acceleratore, per ridurre il sottosterzo difficile della RB20 (difatti la differenza si nota in allungo, con Norris che ha una ripresa migliore in trazione).

A Zandvoort la Red Bull cade, e prende dritta una mazzata. Sottosterzo, poco handling, trazione pessima, e auto sbilanciata. Un orrore per il team anglo-austriaco.
Confronto telemetrico tra Verstappen e Norris in qualifica del GP di Olanda. In rosso sono evidenziati i punti salienti dove la RB20 fatica rispetto alla MCL38

Se però è rimasta una caratteristica “dominante” della RB20, quella è la velocità nei curvoni veloci, dove in qualifica è stata la più veloce, dimostrando la rigidità e la reattività dell’assetto, con una piattaforma stabile che di suo genera moltissimo carico.

Ed è stato proprio questo sviluppare sul carico che ha affossato la Red Bull negli aggiornamenti, mirati ad aumentare la spinta verticale in un concept di suo molto estremo e difficile da capire.

A Zandvoort la Red Bull cade, e prende dritta una mazzata. Sottosterzo, poco handling, trazione pessima, e auto sbilanciata. Un orrore per il team anglo-austriaco.
Di nuovo confronto tra Norris e Verstappen. Stavolta evidenziamo in rosso i punti veloci, dove la RB20 genera maggiore carico, anche grazie a un’assetto rigido che ne permette la stabilizzazione della piattaforma

La Domenica non cambia, McLaren è troppo superiore, perfino Ferrari di poco

Infine, la Domenica sembrava essersi sistemata la situazione, con Verstappen che brucia in partenza Lando Norris, mantenendo la leadership salvo poi cederla al giro 18, con la MCL38 del britannico svernicia la RB20 del rivale olandese (facendo anche capire come fosse forte la vettura inglese a DRS aperto).

Da lì in poi, il pilota McLaren aumenta il suo margine nei confronti di Verstappen e finendo la gara con un vantaggio di 22.896 secondi su Verstappen. Un dominio vero e proprio, che non è l’unico dato preoccupante per Red Bull. Pare infatti che, a fine gara, Charles Leclerc sia arrivato a 2.5 secondi da Verstappen, con il monegasco che partiva sesto, e l’olandese secondo.

Un dato di speranza per Ferrari (che ieri si è comportata bene dal lato gestione della gara anche con Carlos Sainz), ma che fa paura a Red Bull che potrebbe essere scavalcata pure dal team di Maranello.

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Norris con la MCL38 mentre supera Verstappen al 18esimo giro del GP di Olanda

Prove comparative per il team anglo-austriaco

Da segnalare inoltre che durante il weekend, Verstappen e Perez hanno girato con 2 specifiche di fondo diverse, rispettivamente il fondo del Bahrain per il primo, mentre il messicano ha montato la specifica nuova di fondo. Secondo Verstappen, la vecchia specifica gli faceva girare circa 2 decimi a giro più lento, rispetto alla specifica di Perez.

Questa scelta, probabilmente, spiega quindi il perché abbiano optato per un’ala da medio carico, scendendo a compromessi per quanto concerne il grip longitudinale, regolando la deportanza attorno al complesso beam wing-diffusore. Una scelta che non ha ripagato.

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Comparazione tra il fondo di Verstappen e quello di Perez. L’andamento della sezione della floor edge è totalmente diverso.

Nonostante però le difficoltà, Christian Horner si è detto fiducioso per quanto riguarda il futuro del team sulla stagione 2024, e crede che sia capace di reagire a livello tecnico e tornare prima forza del circus. Vedremo cosa succederà in una F1 sempre più imprevedibile, ma una cosa è certa: il dominio Red Bull è finito (almeno attualmente).

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