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WEC | La storia del Fuji Speedway! Più di un semplice circuito

Archiviata la “Lone Star Le Mans 6hrs of Cota”, che ha visto vittoriosa la gialla Ferrari #83 dell’AF Corse, il Mondiale endurance si sposterà sulla sponda ovest del Pacifico, approdando in Giappone per la 6 ore del Fuji Speedway, un circuito iconico ed unico nel suo genere, con alle spalle un passato decisamente burrascoso, ma allo stesso tempo, terribilmente affascinante.

Partiamo con il dire che l’elemento che di più caratterizza il tracciato giapponese non è tanto l’autodromo in se per se, bensì il paesaggio nel quale esso è immerso. A rendere magica l’atmosfera di questo circuito, infatti, è proprio la catena montuosa dalla quale l’autodromo prende il nome, quella del mitico Monte Fuji, un vulcano (al momento inattivo) alto ben 3776 metri sul livello del mare, un vero e proprio feticcio della cultura nazionale giapponese, ma anche di quella internazionale. Risulta, infatti, essere estremamente suggestivo lo scenario di gara, dove mentre le auto si danno battaglia sul tracciato, l’imponente figura del Monte Fuji che si erge a baluardo all’orizzonte assiste, sornione, alle gare, quasi in funzione di protettore dell’autodromo.

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Fuji Speedway

La storia del Fuji Speedway

Un ovale per la NASCAR giapponese

Il progetto iniziale del Fuji Speedway, concepito nel lontano 1963 prevedeva, infatti, la costruzione di un circuito ovale, con due lunghe curve sopraelevate, sulla falsa riga dell’anello ad alta velocità di Monza, per celebrare l’avvento della Japanese NASCAR Corporation.

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Fuji Speedway

Purtroppo vennero a mancare i fondi necessari per completare l’opera, causa il collasso improvviso del nascente progetto della NASCAR in Giappone, subito dopo l’inizio dei lavori, con il rettilineo iniziale e la prima delle due sopraelevate già costruiti. Il cantiere rimase abbandonato per qualche anno, fino a che un giorno, il grande Stirling Moss visitò di persona il circuito, invitando pubblicamente gli organi dirigenti dell’autodromo a trovare nuovi acquirenti ,al fine di completarne i lavori.

La visita di Moss al tracciato del Fuji non passò inosservata, tanto da convincere la “Mitsubishi Estate Company” a rilevarne la gestione ed a far riprendere i lavori quasi nell’immediato.

Si cambia progetto

Mitsubishi ritenne troppo costoso, proseguire con la realizzazione del progetto principale, quello dell’ovale, e decise di optare per un impronta da “road circuit”. Tuttavia, sia il rettilineo dei box che la prima sopraelevata, vennero conservate nel progetto e per questo sopravvissero allo spettro della demolizione.

Fuji speedway
Fuji speedway

Anni ’50 e ’60: gli anni del racing pazzo e sfrenato!

Ai tempi della costruzione del primo Fuji Speedway, le curve soprelevate erano all’ordine del giorno. Esempi di paraboliche già esistenti all’epoca vi erano numerosi ed in qualsiasi parte del mondo. Dal già citato Monza, passando per Brooklands, fino alle brutali sopraelevate di Linas-Monthlery, in Francia, di Sitges Terramar, in Spagna e dell’Avus di Berlino.

Gli anni ’50 furono allo stesso tempo, l’epoca d’oro, ma anche quella del declino dei circuiti sopraelevati. L’aumento delle velocità in pista portò all’aumento esponenziale degli incidenti mortali su questi circuiti i quali vennero mano a mano chiusi o ridisegnati, a partire dagli anni ’60, escludendo le sezioni di pista sopraelevata. Per quanto riguarda il Fuji, la sua affascinante curva sopraelevata, la folle “Daichii Corner”, riuscì a sopravvivere fino al 1974.

“Daichii Corner”: una sopraelevata atipica

Se per tutte le altre sopralelevate precedentemente menzionate, valeva il medesimo principio di costruzione, quello di fare in modo che le auto “salissero” sopra la parabolica, per la Daichii il discorso cambiava radicalmente. La curva, con un raggio di 30 gradi di banking, infatti, era posta alla fine di uno scollinamento dove le auto lanciate ad oltre 200 miglia orarie, letteralmente saltavano dentro la sopraelevata, andando a creare una situazione di grave pericolo per la loro incolumità.

A seguito dei primi incidenti, per fortuna non mortali, sulla Daichii, si sollevarono tante critiche sull’effettiva sicurezza di quella curva, le quali portarono inizialmente la dirigenza del circuito ad invertire il senso di marcia dell’autodromo rendendo la Daichii l’ultima curva del tracciato anziché la prima.

Decisione, questa, che portò buoni risultati poiché la curva percorsa al contrario risultava più sicura da affrontare, poiché in salita e non più in discesa. A dire il vero, però, il circuito fu utilizzato stabilmente, anche nel senso di marcia originario fino al 1974 quando un bruttissimo incidente proprio sulla Daichii, portò alla morte di due piloti giapponesi ed al ferimento di altre 6 persone, tra tifosi e commissari di percorso. Questa fu la goccia che fece traboccare il vaso, portando all’estromissione permanente dal percorso di gara della epica “Daichii Corner”. Tuttavia, si scelse di non procedere con la demolizione della curva ed, infatti, le rovine dell’iconica sopraelevata sono ancora visibili ed accessibili al pubblico ancora oggi.

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Nuovo layout

Dal 1974 in poi venne utilizzata una versione ridotta del tracciato, sfruttando una bretella al termine della corsia box già preesistente che consentiva di bypassare la ormai fuorilegge curva Daichii. La lunghezza del tracciato passava dai 6.37 km iniziali, a poco più di 4.5 km.

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Fuji Speedway 1974-2005

Questa versione del tracciato nipponico ha ospitato uno dei Gran Premi di Formula 1 più leggendari di sempre, ovvero l’atto finale dell’epico duello tra Niki Lauda e James Hunt della stagione 1976, che vide trionfare l’inglese di McLaren sotto un diluvio universale, all’ombra del Monte Fuji. Proprio quella tempesta monsonica costrinse al ritiro volontario dalla gara il rivale Lauda, il quale coraggiosamente rientrò ai box dopo appena tre giri poiché ritenne le condizioni atmosferiche estreme, incompatibili con una gara di F1… e aveva ragione.

2005: altro restyling

Nel 2002 il Fuji Speedway chiuse temporaneamente i battenti poiché dovette di nuovo fare i conti con il tema della sicurezza in pista. Ragion per cui, Hermann Tilke si incaricò del restyling dell’ultimo settore del tracciato di gara, al quale aggiunse molti tratti lenti ed una chicane, in sostituzione della vecchia e velocissima Curva 300R ritenuta ormai troppo pericolosa per i nuovi standard FIA. Riaperto nel 2005, nelle stagioni 2007 e 2008 tornò ad ospitare la Formula 1, sostituendo Suzuka.

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Fuji Speedway

Utilizzo Attuale

Attualmente, il Fuji Speedway è utilizzato principalmente per gare del Super GTWorld Endurance Championship (WEC), e altre competizioni nazionali e internazionali. La pista è nota per il suo lungo rettilineo principale, che misura 1,5 km, uno dei più lunghi in tutto il mondo delle corse. Questo la rende un circuito estremamente veloce, ma anche tecnicamente impegnativo per i piloti.

Oltre alle competizioni, il Fuji Speedway è utilizzato come centro di collaudo per i produttori di automobili, grazie alla sua vicinanza ai principali stabilimenti automobilistici giapponesi e alle sue strutture di livello internazionale.

Caratteristiche Tecniche

  • Lunghezza attuale: 4,563 km
  • Numero di curve: 16
  • Lunghezza del rettilineo principale: 1,475 km

In sintesi, il Fuji Speedway è uno dei circuiti più iconici del Giappone e continua a giocare un ruolo chiave nel motorsport internazionale, soprattutto nelle competizioni di resistenza e nel Super GT, con il Monte Fuji come spettacolare sfondo naturale.

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