Durante le 24 Ore di Daytona, il presidente di Honda Racing Corporation, Koji Watanabe, ha parlato del motore che la casa giapponese sta sviluppando per la stagione 2026 di Formula 1. Le sue dichiarazioni, raccolte da PlanetF1, hanno suscitato diverse interpretazioni, ma vanno analizzate con la giusta prospettiva.
Watanabe ha ammesso che Honda sta affrontando delle difficoltà nello sviluppo: “Stiamo lottando un po’, ora cerchiamo di ottenere il miglior risultato per il prossimo anno.” Ha poi aggiunto: “Tutto è nuovo: il motore è compatto da 355 kW, la batteria leggera non è facile da sviluppare. È un motore piccolo che deve fornire molta potenza“. Queste parole possono sembrare preoccupanti, ma vanno relativizzate.

Ogni costruttore fissa obiettivi interni che non sono confrontabili con quelli della concorrenza. Mark Rushbrook, direttore esecutivo di Ford, lo ha spiegato bene commentando il progresso di Red Bull Powertrains: “Abbiamo stabilito i nostri obiettivi basandoci su ciò che riteniamo necessario per il successo nel 2026, ma non sappiamo dove siano gli altri.” Questo significa che tutte le dichiarazioni attuali sono basate su standard interni e non su un confronto reale con i rivali.
Inoltre, le strategie di sviluppo sono diverse. Honda, come dichiarato da Watanabe, ha inizialmente puntato sulla parte elettrica del motore prima di concentrarsi sulla combustione interna. Red Bull Powertrains-Ford, invece, ha iniziato dal motore a combustione interna con un V6 completo già nel 2022. Ogni casa segue una filosofia differente e il vero confronto avverrà solo in pista.

Per questo, trarre conclusioni definitive dalle parole di Watanabe sarebbe prematuro. Il 2026 sarà un salto nel buio per tutti i motoristi, con il rischio che uno di loro trovi una soluzione superiore alle altre, come Mercedes nel 2014. Solo il tempo dirà chi avrà avuto la strategia vincente.

