Se al ritiro di Ocon, i commissari hanno deciso di schierare in pista la VSC, il ritiro di Antonelli con conseguente Safety Car ha fatto alzare più di qualche dubbio. Ma perché gli stewards hanno scelto la neutralizzazione tramite Safety?
Il Gran Premio di Imola ha visto quest’anno ben due ritiri per problemi al motore: il primo di Esteban Ocon, con la sua Haas VF-25 che ha perso potenza al giro 29 in uscita dalla Tosa, mentre Antonelli è stato la seconda “vittima” dei problemi meccanici, causando un taglio di energia al giro 46 sul rettilineo verso la Piratella.
Se la costante dei due ritiri è stata il luogo (l’uscita dalla Tosa), lo stesso non si può dire delle decisioni dei commissari di gara che hanno gestito le due situazioni in due modi completamente differenti l’uno dall’altro.

Questo ha scatenato non poche polemiche, con alcuni spettatori che hanno persino accusato gli stewards di aver agevolato Max Verstappen con la prima Virtual Safety Car, schierata in pista con il ritiro di Ocon, ma il motivo in realtà è dettato dalle regole di sicurezza che la Federazione impone in questi casi.
Due misure diverse, ma scelte nel giusto modo
Al giro 29, quando Ocon ha fatto fermare la sua Haas in uscita dalla Tosa sul bordo sinistro della pista, i marshal hanno potuto portare fuori la vettura in sicurezza, trovando la vettura del francese molto vicina ad un’apertura dei guardrail ed agendo con grande velocità, chiudendo la pratica in poco meno di quattro minuti.
Inoltre, la Haas #31 costretta al ritiro è stata la prima ad essere scortata fuori in quel punto, privando tutte le altre vetture di un punto sicuro in cui poter “parcheggiarsi” nel caso di un ritiro.

Quando al giro 46 la Mercedes W16 di Antonelli ha perso potenza, il pilota italiano per sua sfortuna si è trovato nello stesso identico tratto in cui Ocon ha sofferto il suo problema al motore.
Ci sono però due sostanziali differenze tra i due casi: la vettura di Antonelli si trovava più avanti rispetto alla Haas del francese, a ridosso di Curva 9 che ricordiamo essere in salita, e la postazione occupata dal ritiro precedente non poteva essere liberata in nessun modo.
Alla Piratella è presente un’altra zona di sicurezza in cui far uscire le auto danneggiate, ma per arrivarci i marshal avrebbero dovuto spingere la W16 del pilota italiano in salita, cosa molto difficile da svolgere durante una gara. Per questa ragione è stato chiamato in pista un carro attrezzi che ha giustificato l’intervento della Safety Car, ricompattando il gruppo e facendo “ripartire da zero” la gara a 17 giri dalla fine.

Ecco spiegato il motivo di due scelte così diverse tra loro ma prese con la giusta decisione e fermezza, riconoscendo un ottimo lavoro da parte dei commissari durante il Gran Premio di Imola.
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