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WEC | Un giro di Le Mans: 13 kilometri curva per curva, nel leggendario tempio dell’Endurance

Dal ponte Dunlop alle chicane Ford, un viaggio curva per curva attraverso il circuito più leggendario del mondo. Le Mans come non l’avete mai letta.

Non è un circuito. È una maratona d’asfalto.

La 24 Ore di Le Mans non si vince alla prima curva, ma si può perdere in ognuna di esse.

Quello che segue non è solo un giro: è un viaggio attraverso storia, tecnica e leggenda. Curva per curva, metro per metro, cuore a 300 all’ora. Spegnete simulatori e videogiochi e lasciate che sia la vostra immaginazione a guidarvi lungo i 13 chilometri e 626 metri del Circuit de la Sarthe.

🔰 Ligne droite des stands

Il rettilineo di partenza è la calma prima della tempesta. Le auto si allineano sotto il ponte Dunlop, le luci rosse che si spengono dopo ore di attesa.

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Ma in gara, dopo ore di buio, è qui che si respira l’aria più densa: quella del pubblico che si alza in piedi, degli ingegneri che osservano e dei piloti che passano davanti al box a oltre 270 km/h.

Dunlop Curve & Dunlop Chicane

La prima vera sfida: si sale verso la curva Dunlop, un arco in salita da affrontare quasi a pieno gas.

Ma subito dopo arriva la staccata per la chicane Dunlop: un sinistra-destra stretto che spezza il ritmo. Nel 2011 si sfiorò la tragedia quando l’Audi R18 TDi #3 di Allan McNish, in fase di doppiaggio, venne a contatto con una GT che provocò l’uscita di strada della vettura dello scozzese che andò ad impattare sul guard rail a folle velocità, avvitandosi su se stessa e ricadendo entro i limiti del tracciato. Un autentico miracolo divino, poiché a pochi centimetri dal guardrail erano piazzati marshal e fotografi rimasti comunque illesi così come lo stesso McNish.

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Qui serve precisione chirurgica. Bloccare l’anteriore o mancare l’apice può voler dire uscire larghi e perdere slancio in uno dei punti chiave del primo settore.

Esses de la Forêt

Una delle sequenze più iconiche di Le Mans: il tracciato scende e si infila tra gli alberi della Foresta.

Una sinistra-destra-sinistra da pennellare, con l’anteriore incollato al cordolo e l’occhio già puntato al punto di uscita.

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Qui si vede chi ha classe: ogni metro guadagnato qui vale oro alla lunga distanza.

Tertre Rouge

Forse la curva più sottovalutata del circuito… ma anche una delle più importanti. Protagonista in negativo, purtroppo dell’edizione del 2013 dove il pilota danese, Allan Simonsen, all’epoca in forza all’Aston Martin nella categoria PROAm, trovò la morte proprio in prossimità di Tertre Rouge, a seguito di un impatto violentissimo contro il guard rail.

Simonsen venne estratto dall’auto ancora cosciente e trasportato immediatamente al centro medico della zona, dove però perse la vita a causa delle gravi ferite riportate. In omaggio alla sua memoria, la bandiera danese fu issata a mezz’asta durante la cerimonia di premiazione. Il vincitore della gara, Tom Kristensen, dedicò la vittoria al suo connazionale appena scomparso.

Tornando a noi, Tertre Rouge è l’ultima piega prima della Hunaudières, il leggendario rettilineo di oltre 6 km.

Un’uscita pulita qui è fondamentale: sbagliare vuol dire passare tutta la Mulsanne a difendersi.

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Ma quando la prendi bene… è una fionda. La tua auto decolla verso l’infinito.

Ligne droite des Hunaudières

Oggi spezzata da due chicane, la Hunaudières resta comunque un monumento alla velocità.

Qui le Hypercar toccano i 330 km/h prima di staccare.

 Un giro a Le Mans non è solo velocità: è storia, adrenalina e precisione assoluta.
Dalla Dunlop alla Mulsanne, dalle Porsche Curves alla chicane Ford, scopri curva per curva cosa rende unico il circuito della 24 Ore più famosa del mondo.
Un viaggio tra leggende, sorpassi impossibili e staccate che tolgono il fiato. Se ami Le Mans, questo articolo è per te.

In passato era tutta dritta: nel 1988, la WM Peugeot toccò i 405 km/h qui.

Ora si frena due volte: prima della Chicane 1 e poi della Chicane 2, dove i freni vengono messi a dura prova e il sorpasso è sempre dietro l’angolo.

Mulsanne Corner

Dopo la velocità, il muro.

La curva di Mulsanne arriva al termine della Hunaudières con una staccata brutale. Si scende da 330 a meno di 100 km/h.

È una curva lenta, quasi goffa, ma fondamentale: spesso teatro di sorpassi spettacolari o errori pesanti.

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La sabbia e la polvere fuori traiettoria sono sempre in agguato.

Ligne droite verso Indianapolis

Usciti da Mulsanne Corner, i prototipi si rilanciano su un altro lungo rettilineo, meno celebre della Hunaudières ma altrettanto importante.

Qui si torna sopra i 280 km/h, preparando la frenata per Indianapolis, che arriva dopo un tratto leggermente curvo e in discesa.

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È una zona dove spesso si vedono i team scegliere mappe motore più aggressive o gestire i doppiaggi, sfruttando lo slancio per piazzare un sorpasso prima della sezione più tecnica.

Il bilanciamento in uscita da Mulsanne è determinante: troppo sovrasterzo e si rischia di perdere velocità proprio dove serve più spinta.

Indianapolis & Arnage

Doppietta leggendaria.

Indianapolis è una curva da pelo sullo stomaco: staccata in discesa in combinato seguita da una lunga piega a sinistra con banking naturale, da affrontare sfruttando l’inerzia generata in staccata.

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Veduta di Indianapolis con Arnage sullo sfondo

Poi subito, improvvisa, arriva Arnage: una curva secca a destra, la più lenta del circuito.

Qui il muro è vicino e la ghiaia è spietata. Ma se fatta bene, regala trazione perfetta per rilanciarsi verso le Porsche Curves.

Porsche Curves

Il tratto più spettacolare, il più amato dai puristi.

Una sequenza di curve ad alta velocità in appoggio, dove serve grip, coraggio e controllo assoluto.

Ogni errore qui si paga caro, ogni sorpasso è da brivido.

Quando vedi un prototipo scivolare elegante nei cambi di direzione delle Porsche Curves… capisci cos’è davvero Le Mans.

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Maison Blanche

Un tempo punto pericoloso e velocissimo, oggi raccordo tecnico tra la zona Porsche e le Chicane Ford conclusive.

La Maison Blanche ha perso parte della sua identità con le modifiche moderne, ma resta una curva da gestire con intelligenza, soprattutto nel traffico.

La notte, le luci delle auto si riflettono sulle barriere bianche: è poesia.

Ford Chicanes

Le ultime due chicane: lente, cattive, fondamentali.

Qui si decide tutto: un sorpasso, un errore, un mondiale.

Nel 2016, la Ford GT ha scritto qui il suo ritorno alla vittoria dopo 50 anni.

le mans

Nel 2022, Brendon Hartley ha difeso la vittoria per Toyota proprio qui, con gomme finite e cuore pieno.

Oggi come allora, l’ultima frenata di Le Mans pesa come un destino.

Conclusione: un giro che vale 24 ore

Un giro a Le Mans non è mai banale. È una mini-24 Ore.

Ogni curva ha una storia, ogni staccata una cicatrice, ogni uscita un bivio tra gloria e sconfitta.

Ora immagina di farlo 300 volte.

Di notte, sotto la pioggia, con i fari negli specchietti e il cuore a mille.

Benvenuti a Le Mans. Che la leggenda abbia inizio.

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