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Sì, nel 2025 di motorsport si muore ancora.

Nel 2025, purtroppo, si muore ancora di motorsport. E forse faremmo bene a tenerlo a mente, invece di dare tutto per scontato.

Il motorsport è pericoloso. Affermazione abbastanza banale, no? Eppure ogni volta è un colpo al cuore, un ripartire da zero.

È notizia di ieri l’incidente in Polonia che ci ha portato via Matteo Doretto, giovane promessa del rally italiano. Il 21enne, durante dei test pre-evento, è stato tradito da un albero che non gli ha lasciato scampo.

Chissà quanti ne ha visti nella sua carriera, di alberi, Matteo. Eppure la cruda realtà degli sport motoristici ci insegna, o meglio, ci ricorda che la morte è sempre dietro l’angolo, quando meno ce l’aspettiamo, nelle forme che meno penseremmo. Spesso lo dimentichiamo. Lo dimenticano i tifosi, lo dimenticano gli addetti ai lavori, i giornalisti. Forse, qualche volta lo dimenticano anche i piloti.

Per fortuna il progresso ha allontanato un poco il pensiero che un pilota possa morire a bordo di un’auto da corsa. Occhio però: allontanato ma non eliminato. Perché sì, cari miei, si muore ancora per il motorsport

E qui, pace all’anima di Matteo, colgo l’occasione per fare una piccola critica. La notizia di oggi mi ha fatto pensare. Ed ho pensato che forse trasformare tutto in uno show ci allontana dalla realtà dei fatti. Che pensare che sia tutto entertainment, tutto spettacolo, distorce la verità.

Motorsport

E la verità è che il motorsport è soprattutto passione, è adrenalina, è spingersi oltre il limite alla ricerca di un posto sui libri di storia e sugli almanacchi delle corse. Chi scende ogni volta in pista o in strada per una prova speciale rischia. E tanto. Non è forse per questo che li ammiriamo? Non è forse per questo che noi tifosi li vediamo come veri e propri eroi? 

E allora perché ridurre tutto a tifo da stadio? Perché arrivare ad augurare la morte ai piloti? Perché non possiamo semplicemente apprezzare le loro gesta, come succedeva fino a poco tempo fa? Quaranta, cinquant’anni fa tutti sapevano quali fossero i pericoli. Piloti, addetti, tifosi… proprio per questo ci si appassionava. Perché dava adrenalina vedere qualcuno che sfidava la morte faccia a faccia e le faceva pure le pernacchie.

Adesso? “Tifo quel pilota perché è figo”, “perché è social”, “perché fa le challenge”…e perché scende in pista per regalarti emozioni e sfidare la sorte no?

Sto esagerando? Potrebbe essere, ma quello che leggo, vedo e percepisco è più o meno questo. Si dà tutto troppo per scontato, e forse anche per questo è diventato tutto all’apparenza noioso. 

Magari dovremmo tornare ad apprezzare tutto un po’ di più. Tifosi ma anche chi come me, per lavoro o per hobby, ha la fortuna di poter raccontare le corse da un’altra prospettiva. Gare noiose? Va benissimo lo stesso. Risultati scontati? Anche. Poca azione in pista? No problem. Finché tutte le auto girano in pista senza problemi, vale la pena apprezzare ciò che abbiamo. Perché “del doman non v’è certezza”. E da un momento all’altro potrebbe sparire tutto.

Che la terra ti sia lieve Matteo.

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