Non è la prima volta in questa stagione che Charles Leclerc e il suo muretto si trovano in disaccordo sulla direzione strategica da prendere. E anche stavolta, la tensione tra istinto del pilota e decisione del team è emersa chiaramente nel GP del Canada.

La SF-25 ha dimostrato più volte di essere una monoposto più competitiva sulla distanza di gara che sul giro secco. In scenari tattici aperti, Leclerc ha spesso spinto per una strategia più conservativa, ad una sola sosta, cercando di massimizzare il tempo in pista. Ma a Montreal, la squadra ha scelto diversamente.
La chiamata al giro 28
Quando Leclerc è stato richiamato ai box al giro 28 dei 70 previsti, è stato chiaro che Ferrari avesse scelto una strategia a due soste. Una decisione che il monegasco non ha condiviso, ma a cui ha dovuto piegarsi. Il risultato? Un quinto posto finale che lascia l’amaro in bocca, anche alla luce di quanto fatto da altri piloti con un approccio differente.
Ocon e Sainz: la strategia “Leclerc” ha funzionato?
Due esempi lampanti sono Esteban Ocon e Carlos Sainz Jr. Partiti rispettivamente 14° e 16°, entrambi hanno optato per una singola sosta e sono riusciti a risalire fino in zona punti. Una dimostrazione pratica che l’idea iniziale di Leclerc non era poi così sbagliata.


Va però detto che le condizioni di gara erano molto diverse: Ocon e Sainz hanno potuto gestire il ritmo in aria pulita per molti giri, mentre Leclerc si trovava nel vivo della lotta al vertice. George Russell lo ha superato per la seconda posizione al giro 26, e appena due tornate dopo Max Verstappen era già in procinto di attaccarlo.
Una decisione da rivedere?
Essere superato e dover lottare nell’aria sporca comporta un costo in termini di tempo. E non è escluso che Leclerc, senza il pit anticipato, sarebbe finito sotto pressione anche da parte di Oscar Piastri e Andrea Kimi Antonelli. Tuttavia, un’analisi più attenta mostra come Verstappen abbia iniziato a perdere terreno rispetto a Russell proprio poco dopo la sosta di Leclerc — segnale che forse la Red Bull non era così dominante come si pensava in quel frangente.
Ferrari potrebbe quindi chiedersi se fosse davvero necessario fermarsi così presto, prima di avere la certezza di non poter mantenere la posizione in pista. Una valutazione difficile, ma che ancora una volta riaccende il dibattito sulla gestione strategica del team italiano.
Tsunoda fuori dai punti
Un’altra nota strategica riguarda Yuki Tsunoda. Anche lui ha optato per una sola sosta, ma a differenza di Sainz e Ocon, non è riuscito a entrare nella top 10, chiudendo fuori dai punti. Segno che la scelta giusta non era univoca, ma andava adattata con precisione chirurgica al contesto di gara di ciascun pilota.
La sensazione è che, ancora una volta, Leclerc abbia avuto l’intuizione giusta ma non l’ultima parola. E mentre il suo talento continua a brillare, resta il dubbio su quanto più incisiva potrebbe essere la sua corsa se le sue richieste strategiche venissero ascoltate con maggiore fiducia.
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