Negli ultimi giorni, si è tornato a parlare con insistenza di un possibile avvicendamento alla guida della Scuderia Ferrari: l’idea, ventilata da alcune fonti, sarebbe quella di portare Antonello Coletta in Formula 1 al posto di Frédéric Vasseur. È un’ipotesi che merita di essere affrontata con la dovuta fermezza: sarebbe un errore clamoroso.
Prima di tutto, Fred Vasseur ha bisogno di tempo. E se lo merita. Sta supervisionando una trasformazione profonda nella mentalità e nei metodi di lavoro della Ferrari, un processo che richiede pazienza. I primi segnali positivi sono già visibili: strategie più lucide, pit stop migliorati, ingegneri di valore che arrivano da altri team. E non dimentichiamoci un fatto tanto raro quanto significativo: nel 2023 e nel 2024, la Ferrari ha chiuso la stagione con una monoposto più competitiva di quella con cui aveva iniziato. Quando era successo l’ultima volta?

Cambiare team principal a un solo anno da una rivoluzione regolamentare è, semplicemente, un’assurdità. L’ennesima nella storia recente della Scuderia. Negli ultimi anni Ferrari ha bruciato figure su figure, senza mai concedere quella continuità che è l’unico vero collante di un progetto vincente. Ogni svolta è stata un ripartire da capo, senza mai completare la costruzione.
E poi c’è un altro tema cruciale: la Formula 1 non è il WEC. Nonostante le enormi qualità di Antonello Coletta e l’ottimo lavoro svolto nel mondo endurance, la F1 è un campo completamente diverso. Pressione mediatica, aspettative globali, sfide ingegneristiche complesse: serve esperienza, serve preparazione specifica. Coletta non ha mai guidato un team di F1. Vasseur, invece, è dentro questo mondo da quasi un decennio: ha fondato ART Grand Prix, ha ricostruito Alfa Romeo/Sauber, e sta facendo lo stesso — passo dopo passo — a Maranello.
Comprensibile che chi non segue da vicino il mondo delle competizioni GT o la politica interna Ferrari possa pensare che Coletta sia l’uomo giusto. È intelligente, ha ottenuto risultati. Ma in F1 conta molto di più la competenza nel contesto, la conoscenza delle dinamiche e delle persone. Non basta un curriculum brillante.

Infine, non va sottovalutata la matrice politica di certe indiscrezioni. La loro comparsa sulla stampa non è casuale: sono manovre calcolate, approvate dai piani alti per spostare l’attenzione, creare tensione, trovare un capro espiatorio per prestazioni che non rispecchiano le aspettative. Ma chi lavora davvero all’interno della squadra — piloti, tecnici, ingegneri — ha fiducia in Vasseur. Sa che serve tempo. E sa che questa, forse per la prima volta da anni, è la strada giusta.
Ferrari ha provato di tutto, tranne una cosa: la stabilità. È ora di darle una chance.
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