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WEC | Robert Kubica – L’uomo che ha sconfitto il destino

Ci sono storie che il motorsport racconta sottovoce. E poi c’è la storia di Robert Kubica.

Non è una favola. È un urlo contro la fine. È carne spezzata, sudore, cicatrici e silenzi. È la storia di un pilota che avrebbe potuto sparire in un’ambulanza su una provinciale italiana… e che invece ha riscritto il finale della sua vita sul gradino più alto del podio della 24 Ore di Le Mans 2025.

Il giorno in cui tutto sembrò finire – 6 febbraio 2011

Era una domenica, Ronde di Andora. Robert Kubica aveva scelto il rally per restare allenato, per sentire l’adrenalina. Ma in quel rettilineo maledetto, un guardrail scardinato lo trapassò lateralmente, tranciandogli quasi il braccio destro.

Sette ore in sala operatoria nella quale si presenta, come da lui stesso specificato, con un litro e mezzo di sangue rimasto in corpo sui sette che di norma un essere umano dovrebbe avere. Oltre venti interventi nei mesi successivi. Muscoli strappati, tendini distrutti, 42 fratture.

I medici furono chiari: “Ti abbiamo salvato la vita. Ma scordati il volante.”

Il mondo pensava fosse finita. Robert no.

Dal letto d’ospedale, si faceva portare i video onboard. Studiava. Immaginava la traiettoria. Sapeva che sarebbe tornato. Non sapeva come, ma lo avrebbe fatto.

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La lenta ricostruzione

Kubica imparò a vivere con un braccio “nuovo”. Un arto che non piegava più come prima. Che gli impediva certi gesti quotidiani.

Ma mai il gesto che conta: tenere un volante.

Nel 2013 corre nel WRC2 con una Ds3 WRC 1600 Turbo. E lo vince al Rally-RACC Catalunya 2013.

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Poi le prime prove su monoposto, con la Mercedes.

Infine, l’impensabile: il ritorno in Formula 1.

Nel 2019 è in griglia con la Williams. Lento, sì (neanche troppo). Ma c’è. Ha vinto la sfida più grande di tutte: tornare là dove nessuno pensava fosse possibile.

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Ma il cuore di Robert non batteva più solo per la F1.

Le Mans 2021 – Il sogno che sfuma all’ultimo

Nel 2021 corre con il Team WRT in LMP2, insieme a Louis Delétraz e Ye Yifei. È la sua prima 24 Ore di Le Mans. Manca un solo giro al traguardo, e la #41 è in testa. Ma un banale guasto al sensore della farfalla spegne la vettura. La macchina si pianta a Mulsanne. La vittoria sfuma a 3 minuti dalla fine.

Kubica guarda il podio da spettatore. Le lacrime restano dentro. Ma la promessa è chiara: tornerà.

Nel 2023 conquista il titolo WEC LMP2.

Ma Le Mans resta lì. Un buco nello stomaco. Una ferita aperta.

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2024 – Il ritiro che sembra una beffa

Ferrari lo chiama nel WEC e gli affida la terza 499p #83 del team di Amato Ferrari. Alla 24 Ore di Le Mans 2024, durante la notte, però, un contatto con la BMW di Dries Vanthoor provoca un incidente alla Mulsanne Corner. La vettura resta in gara, ma perde terreno e chiude sesta. Un altro anno senza gloria. Ma questa volta, la determinazione non vacilla. Vince assieme a Ye e Robert Shwartzman la Lone Star Le Mans 2024 sul tracciato di COTA.

Le basi per qualcosa di importante venivano posate proprio in quel di Austin. La #83 non ha nulla da invidiare alle due Rosse ufficiali #50 e #51.

2025 – Il cerchio si chiude (e un altro potrebbe riaprirsi)

Kubica torna con AF Corse anche per il 2025. Subito P2 all’esordio in Qatar. Ma gli occhi ed il cuore di Robert erano rivolti alla 93ª edizione della 24 Ore di Le Mans, ancora sulla #83, al fianco di Ye Yifei e Phil Hanson che nel frattempo ha ereditato il posto lasciato vacante da Shwartzman, volato oltre oceano per divenire pilota ufficiale Prema in Indycar.

La “gialla” Ferrari non parte favorita, ma è costante. Kubica guida per oltre 166 giri (43% del totale), tra cui uno stint finale di più di 3 ore e mezza, senza cambi pilota. È lui a tagliare il traguardo, dopo 24 ore di tensione, problemi alla trasmissione, strategie rischiose e coraggio puro.

La Ferrari vince con soli 14 secondi di vantaggio sulla Porsche Penske #6. Kubica non esulta. Sospira. È finita. E ha vinto.

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Un trionfo per l’umanità

Robert Kubica diventa il primo pilota polacco a vincere assoluto a Le Mans, in una delle edizioni più combattute di sempre. Dopo oltre 35 ore senza dormire, commenta:

“Great job from everyone… it has not been a smooth one… we deserved it.”

Non è solo una vittoria sportiva. È il simbolo di cosa può fare l’anima umana quando si rifiuta di spegnersi.

Kubica sceglie l’endurance. Gare lunghe, senza sosta. Dolore, gestione, fatica mentale. Perfetto per chi ha già corso contro la morte.

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🗣️ “Se vinco, torno ai rally”

Poche ore dopo la vittoria a La Sarthe, Kubica ha confidato:

“Ho adorato quella sensazione e mi sono innamorato di Le Mans. Nel 2021 dissi al mio compagno Louis Delétraz che, se avessi vinto, non sarei più tornato.”

E poi ha aggiunto con un sorriso:

“Un amico che lavora in Ferrari e corre nei rally mi ha ricordato quella frase: ‘Ho sentito che se vinci, ti ritiri’. E io gli ho detto: ‘Se vinco, torno ai rally’. Di solito mantengo la parola. Vediamo cosa porterà il futuro.”

Parole che lasciano intendere che, per Robert, ogni vittoria è un nuovo punto di partenza, non un arrivo.

👤 Un uomo fuori dall’ordinario

Robert Kubica non è soltanto un pilota talentuoso, ma un esempio raro di tenacia, lucidità e autocontrollo. La sua carriera non è definita da numeri o statistiche, ma dalla straordinaria forza mentale con cui ha affrontato l’imprevisto, il dolore e la lunga solitudine della riabilitazione.

Dotato di una calma quasi stoica e di una determinazione incrollabile, ha trasformato ogni caduta in un’occasione per risalire. In un mondo che celebra spesso la velocità più che la profondità, Kubica ha saputo distinguersi per la capacità di affrontare ogni curva della vita con coraggio, intelligenza e dignità. Un uomo che non ha mai chiesto nulla, ma ha sempre dato tutto.

Robert Kubica

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