Il difficile inizio di stagione di Lewis Hamilton in rosso solleva dubbi e interrogativi, ed anche George Russell interviene per evidenziare il peso psicologico delle aspettative su un campione abituato a vincere.
Adattamento difficile e aspettative alle stelle. Dopo i primi dieci Gran Premi dell’anno, la situazione di Lewis Hamilton alla guida della Ferrari continua a suscitare interrogativi e discussioni. Sotto la lente di ingrandimento ci sono sia le prestazioni del sette volte campione del mondo, finora al di sotto delle aspettative, sia l’atmosfera tutt’altro che serena all’interno del box del Cavallino Rampante.
Tra media, appassionati e addetti ai lavori, l’attenzione è massima: il rendimento del fuoriclasse britannico, il pilota più vincente della storia della Formula 1, appare ancora distante dai livelli ai quali ci aveva abituati.

In molti si stanno quindi chiedendo cosa stia accadendo al talento britannico, sette volte campione del mondo e pilota più vincente della storia. Le difficoltà sembrano derivare da un mix di fattori, come una vettura poco performante, una fase di adattamento ancora da completare e perfezionare e, soprattutto, una pressione interna ed esterna che ricopre un peso notevole.
Su quest’ultimo aspetto è intervenuto anche George Russell, suo ex compagno di squadra in Mercedes, che ha voluto avanzare una sua teoria.
La spiegazione di Russell:
Il britannico si è recentemente soffermato sulle prestazioni finora deludenti della SF-25 e delle difficoltà riscontrate da Hamilton in questa sua prima stagione con la Ferrari.
Secondo Russell il problema non sarebbe solo di natura tecnica, di una monoposto che non riesce a tenere il passo delle più performanti; le aspettative e la pressione esercitata proprio dal sette volte campione del mondo su se stesso e sull’ambiente circostante potrebbero avere un impatto importante anche sui risultati finora opachi.

“Penso che quando sei un sette volte campione del mondo, qualsiasi risultato inferiore alla vittoria venga percepito come un fallimento. Probabilmente stai spingendo te stesso e la tua squadra oltre ogni limite per ottenere risultati superiori al tuo potenziale, e questo può diventare controproducente”.
Il valore di Hamilton:
Il ventisettenne però non ha mancato di sottolineare e ricordare le qualità, indiscusse, dimostrate da Hamilton quando è nelle condizioni ottimali, anche a bordo di una monoposto non perfetta. A testimoniarlo ci sono alcune recenti occasioni che spiccano in modo decisivo: la prestazione magistrale davanti al suo pubblico di casa, a Silverstone lo scorso anno, e la Sprint Race della Cina, qualche mese fa proprio con il Cavallino, su tutte.
“L’anno scorso, quando era al suo meglio, era un avversario temibile. A Silverstone, per esempio, ha guidato in modo eccezionale, così come in Cina quest’anno”.
“Poche possibilità di vittoria”:
Infine, Russell ha allargato il discorso all’intero panorama attuale della Formula 1, dominato da una sola vettura – la McLaren – che sembra avere una marcia in più rispetto a tutte le altre.

“Per tutti noi, a meno che non si sia alla guida della macchina arancione in questo momento, le possibilità di vittoria sono scarse. È frustrante per me, lo è per Charles che è un grande pilota e che non ha una reale chance di titolo dal 2022. Ma questa è la natura di questo sport”.
Un’amara constatazione che fotografa lo stato delle cose: al di là dei nomi e dei palmarès, in Formula 1 a fare davvero la differenza è soprattutto la macchina. Lewis Hamilton e la Ferrari riusciranno a trovare un nuovo equilibrio che permetta ad entrambe le parti di ottenere dei risultati migliori e soddisfacenti? E ancora, quanto sarà incisivo il peso della pressione di cui ha parlato Russell?

