Sta diventando il ritornello più discusso del paddock e delle community online: Vasseur sì, Vasseur no. Una melodia stonata che accompagna, da mesi, i weekend della Rossa e che rischia di trasformarsi nel tormentone dell’estate.
Leo Turrini, voce storica e autorevole del racconto ferrarista, ha deciso di tornare sull’argomento Vasseur, con la consueta schiettezza e un pizzico di ironia: “La terra dei cachi (ferraristi, eh)”, scrive su Quotidiano Nazionale.
La posizione del giornalista è chiara e – come sempre – rispettosa del tifo e della delusione di chi segue con passione le vicende del Cavallino. “Chiunque abbia a cuore le sorti del Cavallino ha il sacrosanto diritto di pensarla come meglio crede. Per inciso, non tocchiamo palla da quasi vent’anni. Era già accaduto, ma non doveva capitare più. E invece…”

Turrini non ha dubbi su due punti fondamentali. Il primo: il malessere dei tifosi è giustificato, specialmente dopo un inverno vissuto a suon di proclami e speranze, rivelatesi poi infondate. Il secondo: sarebbe troppo facile – e troppo comodo – scaricare tutte le colpe su Fred Vasseur. “Se perdi da una vita e nel frattempo ti sei fumato drivers come Alonso, Vettel, mezzo Leclerc e un quartino di Hamilton, via… pur con tutti i suoi limiti, è assurdo fare di Vasseur l’ennesimo capro espiatorio. Presunto innocente anche no, ma pure unico colpevole anche no.”
Nonostante ciò, Turrini non nasconde la delusione per i risultati della SF-25, giudicati “indifendibili”. L’assenza di trasparenza da parte della squadra viene criticata con forza, mentre si salvano solo due voci: “la verità l’hanno detta il Baronetto e Carletto, loro sì.”

Secondo Turrini, è ora che la proprietà faccia chiarezza. “La palla passa alla proprietà. Agli azionisti che controllano la Ferrari e all’amministratore delegato Vigna”. Se davvero si crede nel lavoro del “curato di campagna”, allora il rinnovo del contratto deve arrivare “al più presto”. In caso contrario, serve una scelta drastica: “fanno bene a mandarlo a casa. Al più presto“.
Il nome del possibile successore, lascia intendere Turrini, è noto a tutti: Antonello Coletta. Anche se, puntualizza, “Coletta non è Todt, ma questo è un altro discorso.”

Infine, la chiosa sull’uomo che più di tutti sarà chiamato a decidere il destino della guida tecnica e gestionale della Ferrari: John Elkann. “L’uomo non ha le corse nel DNA, ma escludo sia lieto di passare per perdente fisso nei Gp“. E il recente piglio mostrato in altri ambiti – congedo di Tavares in Stellantis, addio a Motta e Giuntoli alla Juve – potrebbe rivelarsi decisivo anche a Maranello.
“Vedremo cosa deciderà di fare a Maranello“, conclude Turrini. E lo stesso vale per i tifosi: Vasseur sì o Vasseur no?
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