Il pinnacolo del motorsport qual è la F1 non può arrendersi così facilmente alla pioggia, aspettando quasi le condizioni da asciutto per correre.
Il Gran Premio del Belgio ha mostrato ancora una volta l’inadeguatezza di questa Formula 1 alla pioggia, con gomme talmente estreme da essere completamente dimenticate e lasciate in fabbrica Pirelli e una Direzione Gara così tanto conservativa da aspettare un sole tropicale per poter correre di nuovo.
A Silverstone si sono attesi 5 giri dietro la Safety Car, richiamata per la scarsissima visibilità, prima di ripartire in condizioni ancor più proibitive visto l’incidente tra Antonelli e Hadjar a Copse, mentre a Spa si è passati al livello superiore: aspettare direttamente il sole per fare non due, non tre, ma ben quattro giri dietro la vettura di sicurezza prima di dare il via effettivo al Gran Premio.
Le condizioni della pista alla partenza erano già miste, con alcuni punti già pronti alle gomme slick. Per cui sorge spontanea una domanda: le full wet a cosa servono a questo punto? Già le intermedie sono considerate dalla Federazione quasi al limite vista la propensione a neutralizzare la gara, quindi perché spendere soldi per costruire una mescola mai utilizzata?
Spa-Francorchamps continua a lasciare dubbi e il calendario non aiuta
Se già in condizioni di pista asciutta, il tracciato belga non è tra i più sicuri, soprattutto nella sezione di Eau Rouge e Raidillon come abbiamo purtroppo constatato nel 2019, sotto la pioggia diventa un inferno totale, con visibilità pari a zero in una curva già cieca per caratteristiche in sé.
La tragica morte di Dilano Van’t Hoff durante il weekend FRECA del 2023 ha gettato un’ombra gigantesca su uno dei tratti più iconici del motorsport, intoccabile per storia ma ancora troppo pericoloso per le competizioni attuali. Se il problema fosse la visibilità su Eau Rouge, e nonostante le varie modifiche resti ancora un problema troppo grande per correre sul bagnato, allora sarebbe il momento opportuno per interrogarsi sulla fattibilità del Gran Premio.

È risaputo che la stagione estiva sulle Ardenne sia caratterizzata da un meteo molto variabile, per cui ci si chiede il perché la FIA e la FOM continuino a mantenere il Gran Premio del Belgio in uno dei periodi più critici dal punto di vista meteorologico. È vero, servono discussioni con i team e con gli organizzatori per rivedere il calendario, ma vedo molto improbabile uno scenario in cui non si riesca a trovare una soluzione al problema della stagione delle piogge per Spa-Francorchamps.
In una stagione organizzata in maniera caotica, iniziata in tempi record e finita quasi con le prime festività di Dicembre per mettere assieme 24 Gran Premi, lo spazio per riorganizzare al meglio l’appuntamento belga sicuramente non manca.
Nel 2026 avremo tre settimane di pausa tra Miami e Montreal e stop di due settimane tra gare vicine geograficamente. Era una questione impossibile spostare Spa ad un weekend più consono per il meteo?

L’inutilità delle Full Wet e la gestione ridicola delle situazioni limite
La gomma Full Wet singola espelle la bellezza di 85 litri d’acqua al secondo per garantire aderenza nelle condizioni più estreme di bagnato, totalizzando quindi ben 340 litri al secondo per tutta la vettura. Un treno di gomme intermedie invece arriva ad espellere fino a 100 litri d’acqua al secondo, rendendosi ideale in condizioni di bagnato medio-leggero, con alcune difficoltà nelle pozzanghere d’acqua sparse sulla pista.
Di fronte a questi dati si può pensare che la Full Wet sia una gomma perfetta per le gare in cui la pioggia colpisce in maniera incessante, ed è vero perché come abbiamo visto ad Interlagos 2024 (ultimo GP in cui le full wet hanno fatto la loro comparsa) chi ha montato il treno più estremo ha guadagnato una quantità inimmaginabile di tempo rispetto ha chi ha tenuto le intermedie fino alla bandiera rossa.

Il problema di fondo è uno e molto difficile da risolvere: la full wet funziona talmente bene da essere inutilizzabile. In sintonia con l’effetto suolo che accentua il lavoro del diffusore nel sparare aria verso l’alto, la gomma da bagnato espelle così tanta acqua da rendere impossibile al pilota dietro vedere qualsiasi cosa davanti a lui.
Serve una profonda rivisitazione dello pneumatico ma anche un adattamento delle vetture verso una maggiore versatilità a costo di qualche decimo perso per strada. La Formula 1, la regina del motorsport a quattro ruote, il pinnacolo della tecnica, non può arrendersi alle condizioni avverse della pioggia.
Inoltre la Direzione Gara sta diventando sempre più conservativa nelle condizioni al limite, penalizzando pesantemente chi ha scelto di correre con un assetto da bagnato in nome della sicurezza, azzerando totalmente lo spettacolo in pista (altro punto fondamentale per la Formula 1 di Liberty Media).

Verstappen è il pilota che più si è aperto contro la gestione della Federazione durante il Gran Premio del Belgio, ritenendo l’attesa eccessiva e lanciando una provocazione secondo cui le gare sul bagnato diventeranno sempre più una rarità. Ne perde l’imprevedibilità, il bello del motorsport di ribaltare situazioni “classiche” in cui è la vettura migliore a prevalere su tutti, lo spettacolo e le abilità dei piloti non verranno mai messe in mostra al cento per cento di questo passo.
La Formula 1 si sta snaturando, lasciando indietro le sue caratteristiche più appassionanti e quella sua parte di rischio che è il cuore pulsante dello sport, senza però esagerare per mettere a repentaglio la vita dei piloti. Serve un cambio di passo immediato, che riporti la categoria ad un compromesso che possa giovare a tutti, dagli atleti agli spettatori.
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